SettimAnale: Mors tua, vitalizio miao!

Ogni giorno, nel paese del “Governo del cambiamento”, un deputato pentastellato sa che dovrà prendere in mano il proprio smartphone e twittare prima che lo faccia il Ministro (del cambiamento) degli Interni, Matteo Salvini. Ogni giorno, nel paese del “Governo del cambiamento”, un deputato pentastellato muore.

La settimanale mattanza a cinque stelle (secondo molti mera “catena alimentare”, o una qualsiasi catena su un qualunque social) comincia lunedì 25 giugno, dopo aver letto sulla pagina Facebook del Ministro Salvini, recatosi in Libia alla ricerca dell’ennesimo accordo in materia migratoria, che il suo è stato un «ottimo pranzo a bordo del volo militare di oggi: cotoletta e patatine». Dopotutto, chi sarebbe così vile ed inumano da non concedergli un pasto dopo una traversata del genere?

Ad alcuni chilometri di distanza, intanto, a Rocco Casalino, responsabile della comunicazione Cinque Stelle (ovvero responsabile del cambiamento), formicola il braccio sinistro.

È martedì, il 26, ed un nutrito (dalle razioni, ma soprattutto dal cambiamento) Matteo Salvini si dice soddisfatto per l’esisto della sua «prima missione diplomatica» in Libia, che «deve tornare il nostro primo partner commerciale, energetico ed industriale». Recatosi per discutere dell’apertura di hotspot oltremare, apertosi «un canale di assoluta amicizia e collaborazione», la risposta del Vicepremier (non del cambiamento) Ahmed Maitig è: «Non è consentito dalla legge libica». D’altronde, da questi buonisti, radical chic dei libici c’era da aspettarlo! Ma il Vicepremier (quello del cambiamento) si dice soddisfatto: «Doneremo dodici motovedette alla Libia». Mentre, in arrivo in Italia dall’altra sponda del Mediterraneo, sono previste felpe con la scritta “Tripoli”, alcuni cammelli addestrati a non rubare il lavoro ai dromedari italiani ed una copia omaggio de “La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino” macchiata di sugo.

Nel frattempo, tra un colpo di tosse e l’altro, Rocco Casalino e Luigi Di Maio preparano alcuni rimedi olistici.

Mercoledì, 27 giugno. Il Movimento Cinque Stelle è pronto alla controffensiva. Affidandosi ad alcuni arditi ed arguti ragionamenti semplicemente geniali nella loro complessità, consultate alcune interiora caprine, ai grillini la soluzione appare chiara: quale miglior modo di combattere un deficit di appeal se non con il cittadino (del cambiamento) più Fico che ci sia? Dal suo ufficio di presidenza, il Presidente della Camera (del cambiamento) Roberto Fico, proposta di taglio in mano, dichiara: «Abbiamo collaborato con Inps e Istat in modo da definire il ricalcolo secondo il metodo contributivo nel modo più preciso: gli ex parlamentari riceveranno quanto hanno versato. In questo modo eliminiamo un’ingiustizia. Non solo: dal ricalcolo dei vitalizi potremo risparmiare circa quaranta milioni di euro all’anno, […] duecento milioni di euro a legislatura».

È mercoledì 27: nessun pentastellato è stato ancora maltrattato, ma l'”ancora” è d’obbligo. «Occorre riflettere attentamente sui principi di costituzionalità e poi sul modo in cui procedere» dice Renato Schifani, che di piani (soprattutto regolatori) se ne intende. Mentre Antonio Razzi, noto pensatore indipendente sempre ascetico sull’argomento, rassicura sul fatto che «non far[á] ricorso se dovesse passare la delibera». Ma, «naturalmente, se lo dovessero fare in blocco tutti quanti è probabile che lo accetterei anche io. Mi sembra giusto: io viaggio in pullman, devo già risparmiare». Provvidenziale, ricco di spirito di mediazione, giunge quindi l’intervento del Ministro per i Rapporti (del cambiamento) con il Parlamento (del cambiamento) Riccardo Fraccaro, che con una mano agita il bastone, al grido «non ci fermeremo, gli ex parlamentari minacciano di fare ricorso contro il cambiamento, ma i cittadini sono dalla nostra parte: la Terza Repubblica è ormai realtà», e con l’altra le brioches.

Sorge il sole di giovedì 28 giugno e le agenzie stampa (del camb… No, no quelle sono sempre le stesse!) non hanno ancora finito di battere le dichiarazioni giunte in redazione il giorno prima. Eppure non c’è «nessuna riserva politica» dice la Presidente del Senato (del cambiamento) Maria Elisabetta Alberti Casellati agli alleati. Tant’è che tutti i titolatissimi sono in campo. Prima punta: Antonello Falomi, presidente dell’Associazione ex parlamentari, per il quale «la logica di Fraccaro e Di Maio è da stato totalitario», perché «viene messo in discussione un principio che non riguarda solo gli ex deputati, ma tutti i cittadini». Che abbiano conseguito un vitalizio. Insomma, una vera e propria «vendetta». Anche per Mara Carfagna, vicepresidente della Camera (del cambiamento), che dice «sì al ricalcolo dei vecchi vitalizi per eliminare un privilegio», ma «no alla rapina di stato contro le vecchiette rimaste vedove». D’altronde «i totem si possono abbattere, ma con intelligenza». E come se no?

Ma quando la Presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, previa rassicurazione sul fatto di aver un cognome “pre” e un cognome “post-cambiamento”, sembra ricucire lo strappo, ecco che accade l’impensabile. «Ma farsi gli affari loro, no?» ruggisce, infatti, Rita Pavone contro i Pearl Jam, colpevoli a Roma di aver cantato “Imagine” sensibilizzando sul tema immigrazione. D’altronde, «approfittare di un concerto per dare dei consigli» non si fa: John Lennon ne sarebbe scandalizzato. E poi, «puoi essere il più grande artista del mondo, ma ciò non toglie che sei un ospite e come tale dovresti comportarti». Anche perché «con tutte le rogne che hanno a casa loro negli USA, vengono a fare le pulci a noi?».

Nemmeno si attende che qualcuno dica alla Pavone che Eddie Vedder è di Chicago che in casa M5S scatta il “codice rosso”. Anzi, il “codice Rocco”. È a questo punto, e con sommo rammarico, che il Movimento Cinque Stelle decide di tornare alle auree origini. Abbandonato il ragionamento, anche quello più elementare, sputato sul sillogismo e aperta la scatoletta di tonno della logica aristotelica, un più che mai parlante Beppe Grillo dichiara, recuperando con un’unica frase mesi e mesi di silenzio, che «il più grande inganno della politica [è] farci credere che servano i politici»: «se sostituissimo le elezioni con un sorteggio [renderemmo] il Parlamento veramente rappresentativo della società» (e, nemmeno a dirlo, del cambiamento).

Casalino, intanto, colto da allucinazioni mistiche, telefona inavvertitamente a Matteo Renzi per cercare solidarietà.

Venerdì 29. Si conclude un importantissimo vertice (del cambiamento) europeo. Tema: gestione e cogestione dell’immigrazione. Dopo il «nulla dei governi Letta, Renzi e Gentiloni», dice Salvini al termine, «finalmente l’Europa è stata costretta ad accettare la discussione su una proposta italiana»: quella d’una ripartizione obbligatoria dei migranti, giunti su territorio europeo, richiedenti asilo. Che, infatti, sarà facoltativa. «Ho sentito il premier Conte per fargli i complimenti: [gli] ho espresso tutta la mia soddisfazione perché siamo tornati protagonisti». Tant’è, a Matteo Salvini «sembra che si sia portato a casa [un] 70% di quello che è stato richiesto», avendo probabilmente capito il 70% del testo. «All’80%», invece, il Presidente del Consiglio (nonché del cambiamento) Giuseppe Conte, sulla cui percentuale pesano la novità del debutto internazionale e la (del cambiamento) scarsa perspicacia salviniana.

Rocco Casalino, davvero alle strette, costretto in casa dall’olezzo di povertà di inferociti senatori privati del vitalizio, inizia porsi delle domande. E, nel farlo, le condivide al mondo. O quanto meno al suo, quello del blog: «[Io penso che] i vitalizi siano un privilegio indecente e Roberto Fico si sta impegnando per eliminarli. La casta non è d’accordo e addirittura vorrebbe denunciarlo per questo. Voi da che parte state?». “Da quella di Bertinotti, Cirino Pomicino e D’Alema, o da quella (del cambiamento) di Fico?” L’umanità, sulle cui spalle pesa ancora la scelta di Barabba, si esprime in quarantamila click in quattro ore: “La Casta”.

Sabato 30. Rocco Casalino, dopo una serie di ponderate intuizioni cognitive, rifugiatosi nell’ultima spiaggia della psicologia inversa, si traveste da gazzella e si dirige nella savana.

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