Si scrive memoria si legge futuro

Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere. (José Saramago)

 

Siamo fatti di memoria e responsabilità. Un binomio inscindibile che ci ricorda che ogni persona è tutto quello che ha scelto e sceglie di fare. “Fare memoria” è già qualcosa in più rispetto all’atto di “ricordare”, è la sua proiezione nel futuro, il suo slancio al livello dell’impegno nelle azioni. E’ chiaro come questi termini siano legati da un rapporto di causalità molto stringente e inevitabile, per cui se uno mancasse l’intero modo di progettare sarebbe latente di credibilità. E come per l’individuo lo stesso deve valere anche per lo Stato, che non può pensare di andare avanti senza fare i conti con il passato.

Ecco, in questi giorni frenetici di confusione politica all’indomani delle elezioni politiche, oggi un segnale chiaro arriva dalla Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie organizzata da Libera, Associazioni Nomi e Numeri Contro le Mafie: al di là delle parole, i fatti. Quest’anno è stata scelta Foggia come città capofila della giornata; in 40mila si sono ritrovati nelle strade e nelle piazze della città pugliese e come ogni anno dal 2016 non sono mancati i collegamenti  nelle altre città d’Italia, dove circa un milione di persone si è ritrovato insieme a manifestare tra Parma, Pisa, Alghero, Catania, Campobasso, Mantova, Vibo Valentia, Gubbio, Roma, Bolzano, Sulmona, St. Vincent, Pompei, Jesi, Rovereto, Saluzzo, Sarzana, Muggia, Sarconi.

Il tema scelto per quest’anno è Terra, solchi di verità e giustizia, e Foggia è stata scelta “perché quella terra ha bisogno di essere raccontata. Libera va a Foggia perché le mafie del foggiano sono organizzazioni criminali molto pericolose che facciamo una tragica fatica a leggere. Perché, malgrado l’evidenza, la percezione della cittadinanza è ancora bassa. Una mafia, quella foggiana, così invasiva da spaventare. Le mafie foggiane sparano mentre le altre mafie non sparano più. Le mafie foggiane, tutte le mafie foggiane, mantengono la loro evidenza violenta laddove le altre mafie impongono il silenzio. Foggia è una città sotto attacco. La Capitanata è una provincia sotto attacco ”. A dimostrarlo, i fatti del 9 agosto scorso con la strage di San Marco in Lamis, in cui quattro uomini, tra boss e innocenti contadini, hanno perso la vita a colpi di pistola, kalashnikov e fucile a canne mozze.

Non una semplice manifestazione quella di oggi, ma la conferma di una presenza che in modo silenzioso opera ogni giorno a servizio della comunità per la pace e la costruzione di una società più giusta. Chiaro e tondo parla Don Ciotti: “Smettiamo di illudere i giovani con i rattoppi, i giovani vanno sostenuti, incoraggiati anche dotando loro di strumenti necessari per realizzare le loro capacità. Scuola e lavoro priorità per una società aperta al futuro. Ecco i punti necessari da affrontare per estirpare il fenomeno della criminalità organizzata alla radice, a detta del Presidente di Libera. E ancora, sul ruolo dell’istruzione Ciotti ribadisce: Il silenzio si scardina a scuola”. Responsabilità educativa al primo posto anche per Antonino Caponnetto, che da Foggia afferma: “La mafia teme la scuola più della giustizia”.

Istituita da un provvedimento parlamentare solo il 1° marzo del 2017, la tradizione di questa giornata è più longeva e datata al 21 marzo 1996, quando a Roma per la prima volta si decise di dare giusta memoria a tutte quelle vittime che non avevano avuto voce e spazio di fronte ai “grandi nomi” dei morti per mafia. Oggi è già alla sua XXIII edizione. “Ogni anno una città diversa, ogni anno un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai. Per farli esistere nella loro dignità. si legge su libera.it, nella pagina dedicata all’iniziativa.

Certo, camminare per le strade è importante, ma rimane da chiedersi cosa fare domani. Partire dalle scelte di consumo che facciamo, informarsi, leggere e farsi domande, chiedere sempre, possono essere già tutti degli ottimi punti di partenza. Il cambiamento ha bisogno di tutti. Noi lo chiediamo alla politica, alle istituzioni, ma dobbiamo chiederlo anche a noi come cittadini: abbiamo bisogno di cittadini responsabili non di cittadini a intermittenza a seconda delle emozioni e dei momenti”, che queste parole di Don Ciotti non rimangano al vento, ma che possano lasciare dei semi per nuovi fiori di giustizia. Che sia sempre una primavera di memoria e impegno!

 

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