Siria – Cosa implica l’azione di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia

I raid aerei di qualche giorno fa portati a termine in Siria dagli Stati Uniti, con il supporto di Gran Bretagna e Francia, hanno scatenato le reazioni più diverse nella comunità internazionale. Cerchiamo di chiarire le dinamiche dell’accaduto.

Cos’è successo?

Nella notte tra il 13 e il 14 aprile scorso (21.00 ora americana, 03.00 ora italiana) gli eserciti di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno lanciato attacchi militari coordinati in territorio siriano, con l’obiettivo di danneggiare le strutture di armi chimiche del regime siriano. In particolare sono stati colpiti: una struttura di ricerca a Damasco, un deposito di armi chimiche a ovest di Homs, un altro deposito di armi chimiche e un posto di comando nei pressi di Homs. L’esercito russo ha dichiarato che la difesa aerea siriana è riuscita ad abbattere 71 dei 103 missili lanciati, quota poi abbassata a 65 secondo quanto riportato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, mentre il Pentagono insiste sul fatto che nessun missile sia stato intercettato. Non è stata registrata alcuna vittima dell’attacco, ma secondo fonti siriane a Homs tre civili sono rimasti feriti. Stando a quanto dichiarato dal Pentagono, nonostante non siano stati comunicati al governo russo gli obiettivi precisi dell’attacco, sono state fatte tutte le comunicazioni necessarie per evitare incidenti aerei tra forze americane e russe.

Quali sono i motivi?

L’azione militare è una risposta all’attacco con armi chimiche perpetrato una settimana prima a Duma, roccaforte in mano ai ribelli nella zona della Goutha orientale, nella periferia di Damasco. I White Helmets, un gruppo di soccorritori che opera in aree controllate dall’opposizione in Siria, hanno affermato che la maggior parte delle vittime sono donne e bambini. L’Osservatorio siriano per i diritti umani parla di 100 vittime morte per soffocamento. Gli alleati occidentali incolpano Assad in prima persona, considerando anche l’attacco avvenuto nell’aprile del 2017, sempre imputato al regime siriano, in cui era stato utilizzato il gas chimico sarin. Tali accuse vengono respinte dal governo siriano e dai suoi sostenitori a Mosca e Teheran; appena qualche giorno prima si era infatti tenuto un vertice ad Ankara tra i capi di Stato di Siria, Russia e Iran, che ha ottenuto come risultato il rinsaldo della già solida alleanza fra i tre Paesi. L’attacco sembra aver piegato la volontà dei ribelli più radicali che resistono nella Goutha orientale, tant’è che hanno acconsentito a cedere la zona al regime di Assad e farsi trasferire in un’area più a nord, fuori dal controllo governativo.

Dichiarazioni di chi ha preso parte all’operazione

USA – L’azione militare è stata annunciata dal Presidente Donald Trump attraverso un messaggio alla nazione, in cui ringrazia gli alleati inglesi e francesi. Spiega come l’attacco sia stato efficiente e mirato solamente all’indebolimento dell’arsenale di armi chimiche siriano, senza intenzione di prolungare la presenza americana in Siria più del necessario. In questo il Presidente è sostenuto anche dal Segretario della Difesa americano, James Mattis. Trump prosegue rivolgendosi direttamente a Iran e Russia, responsabili di equipaggiare e finanziare il regime siriano, chiedendo “quali tipi di nazione vogliono essere associati con l’omicidio di massa di uomini, donne e bambini innocenti?” e aggiungendo che “le nazioni del mondo possono essere giudicate in base agli amici che hanno”.

GRAN BRETAGNA – La premier britannica Theresa May ha dichiarato che la Gran Bretagna ha agito a fianco di Stati Uniti e Francia nel portare a termine un attacco militare con lo scopo di ridurre la capacità di armi chimiche del regime siriano. Ha specificato come l’uso della violenza fosse stato l’ultima carta da giocare dopo il fallimento di ogni tentativo diplomatico; si è infatti esplicitamente riferita al veto russo posto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per effettuare indagini indipendenti sull’attacco chimico in Siria dello scorso 8 aprile.

Nonostante Theresa May rivendichi la legittimità dell’operazione militare, il leader laburista Jeremy Corbyn ha condannato l’azione, definendola “legally questionable”. Ha precisato che il primo ministro avrebbe dovuto chiedere l’approvazione del Parlamento prima di procedere, esprimendo inoltre la preoccupazione che questo possa essere il primo passo di un’escalation che rischia di peggiorare ulteriormente la già tragica situazione siriana.

FRANCIA – Il presidente Emmanuel Macron ha messo l’accento sulla necessità improrogabile di combattere l’utilizzo di armi chimiche, che definisce un pericolo per la sicurezza collettiva. Ha assicurato che la Francia proseguirà nella realizzazione delle proprie priorità, che consistono soprattutto nel fornire supporto umanitario alla popolazione siriana e nel cercare una soluzione politica al conflitto. Ha concluso, in linea con i suoi alleati, dichiarando la completa legalità dell’azione militare.

Come ha reagito la comunità internazionale?

Il Presidente russo Vladimir Putin ha definito il lancio dei missili come un atto di aggressione e ha sostenuto che l’unico effetto sarà il peggioramento della crisi umanitaria in Siria. Anatoly Antonov, l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, ha confermato che “tali azioni non rimarranno prive di conseguenze” e che Mosca stava subendo minacce. Il consiglio di sicurezza dell’ONU ha respinto una risoluzione, proposta dalla Russia e appoggiata da Cina e Bolivia, per condannare “l’aggressione” attuata dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

Sana (Syrian Arab News Agency), l’agenzia di informazione ufficiale siriana, ha descritto gli attacchi come una violazione del diritto internazionale, negando più volte che la Siria abbia mai utilizzato armi chimiche. In ogni caso, l’Organizzazione contro la Proliferazione di Armi Chimiche (OPAC) sta ispezionando la zona di Duma per chiarire cos’è successo esattamente durante l’attacco chimico della scorsa settimana. Il leader siriano Bashar Al-Assad ha aggiunto che il suo Paese non si lascerà intimidire dai raid occidentali.

Anche la reazione dell’Iran è stata dura: “Gli Stati Uniti e i loro alleati non hanno prove sull’attacco chimico in Siria e sono responsabili per le conseguenze regionali che seguiranno all’attacco deciso senza aspettare che prendessero una posizione gli ispettori dell’Opac”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Bahram Ghasemi. Secondo il presidente iraniano Hassan Rohani, l’attacco americano alla Siria avrà effetti devastanti sul Medio Oriente, mentre la guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha definito Trump, Macron e May ‘criminali’.

I leader dei Paesi occidentali hanno espresso il loro supporto difendendo l’operazione congiunta di USA, Regno Unito e Francia. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha definito gli attacchi “necessari e appropriati”, anche se ha scelto di non prendere parte all’azione militare. Il primo ministro canadese Justin Trudeau si è schierato  dalla parte degli alleati occidentali, ribadendo la necessità di punire chiunque faccia utilizzo di armi chimiche. Hanno condiviso questa posizione anche Turchia e Israele. Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha espresso il proprio appoggio alla scelta di USA, Regno Unito e Francia, definendolo la giusta reazione all’uso di armi chimiche. D’altro canto, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha invitato i membri dell’ONU a mantenere un atteggiamento responsabile e ad agire in accordo con la Carta delle Nazioni Unite e con il diritto internazionale in generale.

Qual è la posizione dell’Italia?

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che era stato tenuto al corrente delle operazioni militari ma ha scelto di non farvi partecipare l’Italia, ha dichiarato che il raid “non può e non deve essere l’inizio di un’escalation. Questo è quanto l’Italia ha ribadito nei giorni scorsi e continuerà a ribadire”. In una conferenza stampa da Palazzo Chigi ha specificato che, nonostante Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia siano considerati alleati, tutto ciò che ha voluto fornire è stato un supporto logistico, senza che questo implicasse il permesso di far partire alcuna azione militare dal territorio italiano. Il leader della Lega Matteo Salvini ha condannato gli attacchi, schierandosi dalla parte del presidente russo Putin, scelta per cui è stato successivamente criticato dall’alleato Silvio Berlusconi; il leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, ha commentato positivamente la scelta di Gentiloni di non partecipare all’operazione, sostenendo la necessità della via diplomatica. La situazione di limbo politico in cui si trova l’Italia in questo momento, nell’attesa che si proceda con la formazione di un nuovo governo, renderebbe assai improbabile e rischioso per il Paese intervenire più da vicino in un conflitto già fin troppo complicato da gestire

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