Startup e rivincita dei giovani: il caso ApEat

Tra i termini più inflazionati del glossario della comunicazione politica 2.0, figura sicuramente la parola “giovani”. Dalle immense piazze virtuali di Facebook e Twitter alle arene politiche in televisione, uno dei temi più dibattuti è il futuro dei ragazzi del Belpaese e le politiche giovanili da intraprendere per evitare l’ormai inarrestabile fuga di cervelli.

Spesso, però, si tratta solo di parole gettate al vento: oggi più che mai, è proprio la categoria dei giovani quella più in difficoltà nell’immaginare e progettare un futuro prossimo.

Nell’era dei giovani gettati nello sconforto da una società che troppo spesso li tratta come un peso, piuttosto che come una vera e propria risorsa, c’è chi non ci sta ad essere solo un numero, solo un voto, solo una retta universitaria da versare.

Altri concetti di cui si sente parlare quotidianamente sono startup, business model, capacità di fare impresa, investimenti. Sono sempre più numerosi i giovani coinvolti nel fenomeno startup che decidono di smettere di aspettare un lavoro che non arriverà mai e – soprattutto alla luce della scarsissima mobilità sociale del nostro Paese – di essere datori di lavoro di sé stessi, aiutando anche la propria terra con idee innovative.

Un bellissimo esempio di idea imprenditoriale generata da un team di sei giovani, poi culminata in una vera è propria azienda, viene dalla Sicilia, più precisamente da Messina, dove è nata pochi mesi fa “ApEat”.

ApEat, come intuibile dal nome, consiste nella vendita ambulante di street food, più in particolare di coni di pesce fritto locale. Il tutto richiama la tradizione culinaria della città della falce e non solo: viene palesata anche la tradizione italiana tramite la vendita su di una moto “Ape” che gira per le vie della città.

Una spiegazione più esaustiva dell’idea e del percorso di ApEat, l’abbiamo ottenuta da Daniele Travisano, venticinquenne messinese co-fondatore e amministratore della società: “Il progetto è nato da cinque ragazzi professionisti nel campo della ristorazione e dell’economia. L’idea nasce dalla combinazione tra tradizione ed innovazione: la prima ci lega alla nostra terra, ed è senz’altro la gastronomia, la seconda invece è rappresentata dal digitale. La rete di street food riprende la tradizione siciliana cui è accostata una web app che permette di geolocalizzare i mezzi, cosicché sia possibile sapere in tempo reale dove si trova il mezzo adibito alla vendita. Abbiamo deciso di dare ampio spazio ai social network – prosegue Travisano – creando quotidianamente una comunità online per confrontarci sui prodotti e per instaurare un rapporto confidenziale con chi ci segue”.

La mission dell’azienda è quella di portare la tradizione ovunque, anche con uno sguardo all’implementazione del servizio: “Vorremmo portare in giro la sicilianità. Pensiamo che come la Sicilia abbia sicuramente dei grossi limiti dovuti ad infrastrutture e non solo, dall’altro lato offra della grandi opportunità: l’enogastronomia, ad esempio, ne rappresenta un punto di forza. Abbiamo deciso di sfruttarlo e su di esso creare un vero e proprio brand. Sicuramente a breve ci affacceremo su Milano e Malta, sperando di espanderci con il franchising in tutta Italia”.

Il progetto, nonostante in fase di nascita ha dovuto subire un rallentamento burocratico dovuto al divieto di vendita ambulante di cibo nel centro città (logica tutt’altro che inclusiva e d’innovazione), è stato subito sposato dall’intera cittadinanza, che ha ben apprezzato il lavoro dei giovani messinesi.

Ben vengano, in ultima analisi, le idee generate dai giovani per lanciarsi nel mondo del lavoro e per rilanciare la propria terra, le sue potenzialità, le sue tradizioni.

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