All’alba di una guerra civile

La Libia è di nuovo sull’orlo del caos. Le milizie guidate dal generale Khalifa Haftar sono ormai alle porte della capitale Tripoli, in cui si trova il governo di Fayez al-Sarraj, sostenuto dalla comunità internazionale. Uno stallo pericoloso che potrebbe esplodere in una nuova, devastante guerra civile in Libia.

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Libia nel caos

In seguito all’annuncio dello stato di emergenza a Tripoli, Medici senza Frontiere ha annunciato: “Msf resta altamente preoccupato per i cittadini libici nelle aree residenziali e per i rifugiati e migranti intrappolati, le cui sofferenze sono state aggravate dalle politiche dell’Unione europea. La Libia non è un Paese sicuro.”

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Fermare il flusso, costi quel che costi

I leader dei principali paesi europei sembrano aver trovato un punto d’incontro sul quale costruire le future politiche relative al fenomeno dell’immigrazione: la divisione netta dei migranti in “rifugiati”, coloro che hanno il diritto di essere accolti, e in “migranti economici”, che devono essere rimpatriati. Un punto che sembra metter d’accordo un po’ tutti, come abbiamo potuto ascoltare dalle dichiarazioni rilasciate al vertice di Parigi sull’immigrazione di fine agosto.

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Riflessioni su immigrazione, culture politiche e disumanità

L’immigrazione è un fenomeno strutturale, destinato a plasmare ed influenzare il futuro di lungo periodo dell’Unione Europea. Politiche strategiche e di ampio respiro sono necessarie. L’eredità culturale e politica dei paesi del Mediterraneo, Italia in primis, potrebbe essere punto di partenza e preziosa fonte ispiratrice di un nuovo approccio nei confronti dell’immigrazione. Tuttavia, questo non sembra accadere: l’unico obiettivo è fermare il flusso, costi quel che costi.

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Siria: golpe e guerra energetica

C’è chi dice che in Siria si stia combattendo la III Guerra Mondiale e chi invece pensa che si tratti dell’ennesima guerra al terrorismo… beh, diciamo che la verità sta lì in mezzo. Sono un po’ scettica nei confronti di queste guerre al terrore, anche perché è un po’ strano che i terroristi siano sempre laddove ci sono gas e petrolio, no?

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