I veri nemici del sogno europeo sono gli europeisti stessi

L’Ue sta vivendo una crisi politica senza precedenti e i partiti euroscettici crescono sempre di più. Ma di chi è la colpa se siamo arrivati a questa situazione? E se fosse degli europeisti stessi, che hanno declinato il sogno europeo in una realtà meramente economica? È stato costruito il mercato europeo ma non il cittadino e in questo la sinistra ha delle enormi responsabilità. Rilanciare l’Europa è ancora possibile, ma abbiamo bisogno di un progetto meno liberista e più socialdemocratico.

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La crisi del 2008 dieci anni dopo, cicatrici sociali e conseguenze politiche

Sono passati dieci anni dal più profondo, lacerante e drammatico spartiacque sul piano economico, sociale e politico della storia recente post Seconda Guerra Mondiale: lo scoppio della grande crisi finanziaria del 2008. In questo articolo da un lato ne ricostruiamo i fatti e le cause, dall’altro evidenziamo le cicatrici sociali e le conseguenze politiche che la grande crisi ci ha lasciato in eredità. L’insicurezza e le persistenti disuguaglianze di oggi, che stanno assumendo le forme di una crescente deriva di intolleranza e oscurantismo, ci dimostrano come troppo poco sia stato fatto per creare una discontinuità con le politiche che hanno messo in ginocchio l’economia mondiale.

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Le cause della Guerra Civile Spagnola e la narrazione neoliberista

Nel luglio del 1936 in Spagna scoppiava la Guerra Civile e a proposito di questa pagina storica mi è capitato di leggere recentemente “La grande paura del 1936” di Gabriele Ranzato, un saggio che propone una dettagliata analisi dei procedimenti che portarono al conflitto. Una narrazione storica scrupolosa, ma con un punto di vista che per tutta la durata del libro si pone come incontestabile, a tal punto che non vuole essere “opinione”, ma piuttosto unica lettura autentica della realtà. Questo è il ragionamento che sta alla base dell’equazione neoliberista: per il neoliberismo tutto è ideologico tranne il neoliberismo stesso. E a lettura terminata la mia riflessione è sorta spontanea: d’accordo, io sarò “di parte”, ma la mia parte è più “di parte” di altre o semplicemente non ci è permesso, oggi, poter leggere il mondo fuori dal terreno neoliberista?

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