The bright side of the Earth

Il 24 dicembre di 50 anni fa venne scattata una delle fotografie più incisive e rivoluzionarie della storia. L’immagine, che prese il nome di Earthrise, ritrae la prima alba terrestre osservata da occhio umano e fu successivamente inserita tra le “100 fotografie che hanno cambiato il mondo” dalla rivista Life nel 2003.

L’autore dello scatto è l’astronauta William Anders, insieme a James Lovell e Frank Borman fra i membri dell’equipaggio della spedizione Apollo 8, svoltasi nella settimana di Natale del 1968. La navicella venne lanciata  il 21 dicembre 1968 dal Kennedy Space Center, in Florida, con un progetto alquanto ambizioso: lasciare per la prima volta l’orbita terrestre e raggiungere quella lunare. Pensato inizialmente come una missione in orbita terrestre media per testare il modulo terrestre  e il modulo di comando, la missione cambiò nell’estate del 1968, identificando come obiettivo, appunto, l’ingresso nell’orbita lunare.

La missione

La missione seguì l’Apollo 7, che portò a termine con successo l’obiettivo dell’ingresso nell’orbita terrestre del modulo di comando (CSM) e il successivo rientro attraverso l’atmosfera della Terra. L’Apollo 8 si prefissava un obiettivo più alto e, di conseguenza, i rischi erano maggiori. La navicella sarebbe dovuta entrare nell’orbita terrestre, per poi abbandonarla per effettuare l’ingresso nell’orbita lunare; fu pensando a questa traiettoria che James Lovell ideò il logo della missione.

La criticità del processo stava nel fatto che l’entrata e l’uscita dall’orbita lunare sarebbero state effettuate dal lato nascosto del satellite, senza la possibilità di contattare il centro di comando in Florida. Nonostante ciò, la missione si svolse con pochissimi imprevisti e fu considerata un successo a partire dal decollo, il 21 dicembre, fino all’ammaraggio, avvenuto il 27 dicembre a sud delle Hawaii; impiegò 3 giorni per raggiungere la Luna e orbitò intorno ad essa dieci volte nel corso di circa venti ore, durante le quali furono effettuate diverse trasmissioni televisive. Ma il momento in cui la missione entrò ufficialmente nella storia e nell’immaginario comune fu la sera del 24 dicembre 1968, in cui i membri dell’equipaggio assistettero per la prima volta ad un’alba terrestre. Fu quella la sera in cui Anders scattò la celeberrima fotografia e in cui gli astronauti, in collegamento con la Terra, lessero i primi dieci versetti del libro della Genesi. La trasmissione fu seguita in diretta da un miliardo di persone in tutto il mondo – all’epoca, un quarto dell popolazione mondiale.

Il contesto

Era la fine degli anni Sessanta e gli Stati Uniti non stavano certo attraversando la fase più semplice della loro storia. La fine della Guerra Fredda era ancora molto lontana all’orizzonte e la space-race tra U.S.A. e U.R.S.S. sarebbe giunta all’apice l’anno successivo, con il primo allunaggio da parte di un essere umano (Neil Armstrong) nell’ambito della missione della NASA Apollo 11, che avrebbe portato a compimento l’intenzione del presidente John F. Kennedy di portare il primo uomo sula Luna entro la fine degli anni Sessanta. Il rischio che l’Apollo 8 non fosse coronato da successo era alto, considerando che la missione era stata riprogrammata in quattro mesi e che venne utilizzato un razzo che aveva già dato alcuni problemi tecnici. A questa decisione azzardata contribuì soprattutto un’informazione diffusa dalla CIA, poi rivelatasi infondata, secondo cui l’Unione Sovietica stesse preparando un progetto simile. Dato che la Russia aveva già battuto gli Stati Uniti nel 1961, lanciando il primo uomo nello spazio, Jurij Gagarin, non sarebbe stato accettabile per gli americani arrivare secondi di nuovo.

Inoltre, il 1968 fu un anno difficile per gli Stati Uniti anche sotto altri punti di vista. Il conflitto del Vietnam stava dividendo profondamente la nazione, sempre più convinta di quanto quella guerra fosse inutile e moralmente sbagliata. Il livello di mobilitazione sociale, già elevato in quegli anni, si innalzò ulteriormente in seguito all’ondata di proteste iniziate nelle università come parte di un movimento transnazionale di rivendicazioni studentesche, ma che progressivamente si allargarono fino a comprendere temi quali la liberazione sessuale, i diritti civili e, appunto, la guerra del Vietnam.

L’opinione pubblica americana, infine, fu profondamente scossa da due omicidi avvenuti a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro. Il primo coinvolse Martin Luther King, pioniere nella lotta per il riconoscimento dei diritti civili dei cittadini afroamericani e indubbiamente leader spirituale dell’intero movimento, ucciso a Memphis il 4 aprile; il 6 giugno, invece, fu la volta di Robert Kennedy, senatore americano candidato alle elezioni presidenziali del 1968 e fratello dell’ex presidente John F. Kennedy, anch’egli assassinato il 22 novembre del 1963.

Conseguenze

Fu per questa serie di motivi che la missione Apollo 8 fu in realtà più importante di quanto si creda. Avvenuta in un periodo storico considerevolmente delicato, il suo successo non significò solamente un notevole passo avanti nella ricerca spaziale e la prima prova tangibile della possibilità, in un prossimo futuro, di far atterrare un uomo sulla superficie lunare. Fu cruciale dal punto di vista storico innanzitutto perché diede all’Unione Sovietica la certezza che il primo allunaggio sarebbe stato portato a termine dagli Stati Uniti, che sarebbero quindi risultati i vincitori ultimi della space-race in cui i russi avevano acquisito un vantaggio nel 1961 con Gagarin. Inoltre, fu determinante per risollevare il morale dei cittadini statunitensi al termine dei un anno denso di eventi negativi. L’evento fu accolto positivamente anche dalla stampa internazionale, con poche voci fuori dal coro: tra queste, la giornalista e scrittrice italiana Oriana Fallaci, che nel suo libro Quel giorno sulla luna (1970), pur ammettendo che la missione «stupì il mondo», la ritenne «del tutto superflua» e tecnologicamente poco importante. La missione, in generale, ebbe un forte impatto anche nella cultura popolare: la rivista Time scelse i membri dell’equipaggio dell’Apollo 8 come “persone dell’anno” nel 1968 e la fotografia scattata da Anders ebbe ampia diffusione, e fu anche riprodotta in un francobollo commemorativo del 1969.

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