The end is near

No, non si tratta dell’Apocalisse, ma di una simpatica frase utilizzata come sfondo di un articolo di Fortune per riassumere l’attuale condizione delle transazioni commerciali a livello globale. E come non pensare immediatamente alla guerra in atto tra Cina e Stati Uniti? Il governo cinese ha infatti annunciato nuovi dazi su importazioni made in USA del valore di 60 miliardi di dollari. Però, bisogna essere intellettualmente onesti e ammettere che questa misura è stata adottata solo in seguito all’annuncio degli Stati Uniti, che vogliono imporre dazi sulle importazioni cinesi, a partire dal 2019, del valore di 200 miliardi di dollari! Potremmo anche affermare che la Cina (stavolta) è stata clemente.

Ma come andrà a finire? E soprattutto, la Cina cederà o no? Un mancato cedimento potrebbe significare un cambiamento di rotta della politica cinese, sempre volta a nascondere cautamente al mondo il suo potenziale; ma allo stesso tempo, se cedesse, potrebbe frenare quella sua apertura economica, lenta ma costante, che le ha permesso di ritornare in grande stile all’interno delle potenze internazionali

E allora cosa dovremmo aspettarci? La maggior parte delle riviste che trattano di economia, commercio e finanza internazionale, raccomandano caldamente di non dar retta agli economisti: a quanto pare ti dicono che il mondo sia in crisi solo quando la crisi inizia davvero. Diamo allora la parola agli imprenditori, ai grandi CEO, a quelli che ogni giorno affrontano questi cambiamenti di portata globale, e che in alcuni casi hanno fatto del cambiamento la propria fortuna.

E uno di quelli che hanno voce in capitolo è sicuramente Jack Ma, fondatore di Alibaba, che proprio  a causa di questa guerra ha visto un calo del 25% del valore delle azioni del suo colosso. Questo però non sembra preoccuparlo più di tanto: nonostante gli investimenti negli Stati Uniti, la sua visione della storia è estremamente lucida e decisa.

Durante un convegno ad Hangzhou ha apertamente dichiarato che le imprese di Cina, Stati Uniti ed Unione Europea finiranno nei guai, ma che questo non ha niente a che vedere con i dazi che gli USA impongono usando la scusa del deficit nella bilancia commerciale. La tattica degli USA sarebbe quella di indebolire economicamente la Cina. E se andiamo a controllare i dati diffusi dall’International Trade Administration, nella classifica dei maggiori importatori di acciaio cinese gli Stati Uniti non si trovano neanche tra i primi dieci posti, mentre tali posizioni vengono conquistate esclusivamente da Paesi asiatici.

Tra le tattiche commerciali messe in atto dal presidente Trump, dunque, quella dei dazi sui prodotti importati dalla Cina potrebbe non essere la migliore: mentre si impegna a stilare un nuovo NAFTA – senza grandi entusiasmi da parte del Canada- la Cina si impone in modo sempre più deciso come miglior partner commerciale dei suoi Paesi vicini (e potremmo anche aggiungere che si impone come un partner sempre più influente anche per i Paesi dell’Unione Europea e dell’Africa!).  Questa strategia potrebbe dunque non rivelarsi vincente per gli Stati Uniti, e nel frattempo potrebbe creare squilibri globali di dimensioni (queste sì!) apocalittiche.

Dobbiamo infatti tenere a mente che le relazioni commerciali non possono essere scisse dalle relazioni politiche. Secondo varie correnti di pensiero, che si insinuano nelle teorie che reggono le relazioni internazionali, attualmente viviamo in un ordine mondiale che si potrebbe definire “non egemonico”. In altre parole, non esisterebbe un Paese dalla potenza tale da potersi definire il primo del mondo, quello che potrebbe far fronte a qualsiasi catastrofe, quello che potrebbe decidere delle sorti dell’umanità.

Non è certo la prima volta che accade nella storia del pianeta, ma di certo è una condizione che non si è mai risolta pacificamente. Come la storia ci insegna, non è difficile passare da una guerra in campo economico a una guerra sul campo e basta. Speriamo di essere più fortunati dei nostri predecessori, ma è quasi certo che stavolta non saranno gli Stati Uniti o l’Europa a decidere delle nostre sorti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *