Transumanesimo I: Oltre l’Uomo

Il genere fantascientifico è sempre stato molto popolare nel cinema e nella letteratura, e negli ultimi anni, anche grazie all’avanzamento impetuoso dell’intelligenza artificiale e alle recenti imprese di Elon Musk, lo sta diventando sempre di più. I tipi di film a La guerra dei mondi (invasione e sterminio), Star Wars (un universo strutturato e vasto) o La cosa (essere alieno estraneo e letale) stanno perdendo terreno a vantaggio di qualcosa di (relativamente) nuovo. Il futuro che ci interessa è quello dell’esplorazione spaziale “prossima” (The Martian), dei paradossi fisici (Interstellar) ma anche quello del superamento e della messa in discussione della condizione di essere umano. Il capostipite di quest’ ultimo “sottogenere” è senz’altro Blade Runner (inutile dirlo, film cult del 1982 diretto da Ridley Scott), che esplora non solo l’esistenzialismo e la tecnologia, ma soprattutto l’umanità e i parametri per misurarla. Il “che cos’è l’ Uomo” ha in realtà continuamente attraversato la cultura pop da allora, con picchi come Matrix (1999) o Ghost in the Shell (non il film del 2017, quello del 1995); dei precedenti ci sono stati, come Metropolis (1927) del leggendario Fritz Lang.

Eccoci arrivati al Transumanesimo (H+). Di cosa stiamo parlando? Una definizione schematica e da dizionario potrebbe essere quella di un movimento culturale (c’è chi la definisce filosofia) che mira ad ottenere un superamento dell’attuale condizione umana attraverso il progresso scientifico. Suona inquietante?

Il H+ poggia le sue radici nel positivismo e nell’umanesimo: la più grande funzione della tecnologia è quella di servire l’uomo e di “liberarlo” dagli obblighi impostigli dal mondo esterno e dal proprio corpo. Il fatto è che, e questo non è semplice da interiorizzare, il H+ non è fantascienza, come poteva essere considerato negli anni Ottanta. I transumanisti non sono un gruppo di pazzi o di megalomani: le basi sono solide, e i problemi etici reali. Nei prossimi decenni i progressi nei campi dell’intelligenza artificiale, della robotica, della genetica e della medicina porteranno a nuove possibilità, per ora solo ipotizzate. L’argomento è vastissimo e solleva tante domande e ipotesi, tra tutte quella della condizione di Umanità dell’essere umano. Questo dilemma potrebbe sembrare recentissimo, ma ha attraversato tutte le “scoperte” dell’essere umano, da sempre: gli indigeni scoperti da Colombo, sono esseri umani? Chi non è libero è un essere umano? Nel tentativo di creare un “altro” uomo, cosa ne sarà dell’umanità?

Nell’era dell’informazione, per cominciare un dibattito pubblico, la primissima linea è formata da esperti e scienziati, ma gran parte della battaglia si combatte nel campo della cultura pop: serie tv, film, libri.

Blade Runner 2049 è stato molto discusso e molto discutibile, e il paragone con il capolavoro assoluto del 1973 è impietoso. Tuttavia questa legittima critica ha messo in ombra un’opera sottile e molto profonda negli argomenti, che esplora maggiormente gli aspetti del primo film come appunto l’umanità, che cosa sia l’uomo e, soprattutto, cosa sarà l’uomo. Il protagonista in effetti è talmente simile ad un essere umano da chiedersi in continuazione se la sua condizione di “androide” non sia solo un’illusione. Che differenza farebbe? Ben poca.

Westworld ci trascina nella prospettiva del rapporto futuro tra uomo e macchina come quello tra Dio e Uomo: la terza legge di Clarke afferma che “Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia” e ha portato Shermer ad affermare che « Qualunque intelligenza extraterrestre sufficientemente avanzata è indistinguibile da Dio. “L’essere umano creatore di macchine con lo scopo di replicare fedelmente l’essere umano stesso sarebbe indistinguibile da Dio. Robert Ford, personaggio centrale della serie, è in un certo senso Dio in quanto Padre e Creatore, una figura mistica che crea esseri senzienti esternamente e intellettualmente identici agli esseri umani.

Altered Carbon è una serie tratta da Bay City, opera cyberpunk dei primi anni Duemila, disponibile su Netflix e già rinnovata per una seconda stagione (come Westworld). I cervelli umani, contenenti ricordi, identità, personalità, possono essere “scaricati” su supporti digitali e distaccati dal corpo fisico per essere poi trasferiti in altri corpi umani, naturali o artificiali (sintetizzati). Questo porta una classe sociale potentissima, i Mat, ad essere essenzialmente immortale, poiché in caso di morte i ricordi potrebbero sarebbero salvi grazie a continui backup, e impiantati in un altro corpo. La tensione sociale sconvolge tutta la collettività: i Cattolici, reputano la “non morte” come immorale e contraria ai principi divini, poiché ingabbierebbe l’anima impedendole la ricongiunzione con Dio; è infatti possibile vivere in un corpo completamente estraneo ma conservare la propria identità, anche dopo la morte del corpo precedente. Nel futuro del transumanesimo, ci sarebbe spazio per l’anima?

Se la rivoluzione copernicana ha spostato l’uomo dal centro dell’universo ai suoi margini, una nuova rivoluzione che sposti l’uomo anche dal centro “morale” che effetti avrebbe? Quello che capiamo sempre di più è che non esiste effettivamente una differenza tra un ipotetico androide che simuli la condizione umana e un “vero” uomo. Non ci sarebbe differenza tra il vivere “veramente” e il vivere in una simulazione. I ricordi simulati sarebbero indistinguibili da quelli “reali”. Per la prima volta nella storia, è teoricamente possibile replicare il cervello e il corpo umano.

Il primo problema (tra i tanti) che il transumanesimo deve porsi è proprio questo, ed è insito nella sua etimologia: “Oltre l’uomo” che cosa c’è? La tecnologia deve servire l’uomo, ma quale uomo?

 

 

 

 

 

 

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