Atlas consiglia: tre serie per l’estate

È estate, fa caldo e il vostro desiderio più grande è quello di collassare cullati dalla ninna nanna del ronzio di un ventilatore. Comprensibile. Se avete già esaurito tutte le classiche attività estive intellettuali ma disimpegnate- ovvero i Sudoku, la Settimana Enigmistica e tutti i libri che vi abbiamo consigliato fino ad ora – potete optare per la visione passiva, ma non troppo, di qualche serie tv. Una di quelle i cui episodi durano meno di 25 minuti e che potete consumare come fossero ciliegie. Se ormai conoscete a memoria la sacra triade composta da How I Met Your Mother, Scrubs e The Big Bang Theory, Atlas – il Blog ha per voi tre suggerimenti freschi e, sopratutto, di facile fruitura. Buona visione!

 

The Office (US)

The Office è un unicum nel mondo della televisione, e forse anche del cinema. Siamo di fronte a uno di quei pochi casi in cui la versione americana di una serie tv super l’originale. Certo, nell’originale, The Office UK, ci sono Ricky Gervais e Martin Freeman, ma John Krasinsky e Steve Carrell rendono perfettamente giustizia ai ruoli affidategli. Come si può intuire dal titolo, The Office parla di un ufficio. A voler essere precisi dell’ufficio commerciale della Dundler Mifflin Paper Inc., azienda produttrice di carta, gestito da Michael Scott (Steve Carrell). Il buon Michael è una persona inconsciamente inopportuna, ma i suoi dipendenti gli vogliono bene lo stesso. E i dipendenti sono il punto di forza, oltre al personaggio di Michael, della serie e della stessa Dundler Mifflin: il cast corale da vita ai sogni, alle speranze, alle gag e agli equivoci di ciascuno di loro. Dalla timida centralinista aspirante pittrice Pam, interpretata da Jenna Fischer, passando per il socialmente inetto Dwight Schrute (Rainn Wilson), costante vittima degli scherzi dell’annoiato Jim (John Krasinsky), sino alla gattara Angela (Angela Kinsley). Tutte le story-line, basate su semplicità e naturalezza, si fondono in un insieme armonioso e davvero godevole. Ultima chicca: è tutto girato come mockumentary, ovvero come un finto documentario. Perfetto per queste calde giornate estive. L’apice della serie è rappresentato da questa leggendaria massima di Michael Scott: «I want people to be afraid of how much they love me».

Parks and recreations

Siamo anche qui di fronte ad un mockumentary.  E anche qui si parla di gente al lavoro, in questo caso per un governo, quello U.S.A. Nato dal genio di Amy Poehler, storico volto del Saturday Night Live, ci troviamo catapultati nell’ufficio Parchi e Attività Ricreative di Pawnee, città dell’Indiana che si è autoproclamata “Prima per amicizia, quarta per obesità”. A Pawnee non succede niente di particolarmente esaltante eppure Leslie Knope, la protagonista e solerte impiegato di suddetto dipartimento municipale, non esita ad affrontare tutto con eccessivo entusiasmo, per la gioia dei suoi colleghi. A controbilanciare Leslie è Ron Swanson (Nick Offerman), liberale convinto dell’inutilità del governo e che dunque lavora per esso, affiancato da April, stagista poi impiegata estremamente insofferente a qualsiasi stimolo, e da Andy (un Chris Pratt antecedente al suo periodo Guardiani della Galassia). Punti di forza della serie: episodi brevi, dialoghi brillanti, capacità di rendere interessanti anche situazioni estremamente banali, come la riparazione di una buca nell’asfalto. Menzione d’onore per i ruoli ricoperti da Rob Lowe, Aziz Ansari, Retta Rashida Jones, ma non vi spoileriamo niente. Massima che rappresenta al meglio l’eccessivo entusiasmo governativo di Leslie: «What I hear when I’m being yelled at is people caring loudly at me».

E se tutto questo non vi basta, sappiate che la sigla è molto orecchiabile:

Brooklyn 99

La nostra terza proposta è sempre americana e sempre riguardante il posto di lavoro. In questo caso parliamo di Brooklyn 99, piccola chicca giunta alla sua sesta stagione e che, dopo un travagliato passaggio in Nbc, è stata rinnovata per una settimana. Come per Parks&Rec la mente alla base di tutto proviene dal Saturday Night Live, ed è quella di Andy Samberg, che è anche il protagonista della serie. Se dovessimo fare un paragone: Brooklyn 99 è come Scrubs, ma con i poliziotti e, forse, un po’ meno profondità. Riflette molto quella che è la società di New York: giovane e caratterizzata, per fortuna, da una grande varietà etnica e di orientamenti sessuali. Il tema della diversità viene affrontato spesso, con sagacia e ironia, senza mai sminuire le istanze delle minoranze e, anzi, valorizzandole nella loro ricchezza. Le interpretazioni sono tutte degne di nota e il punto di forza della serie è il non affidarsi a stereotipi polizieschi o a trame romanzate, ma di puntare, quasi antologicamente, episodio per episodio, ad un racconto leggero, fruibile e che lasci spazio alla riflessione. Fun fact: ogni episodio si apre con un cold open, ovvero una gag introduttiva slegata dalla trama. Ad oggi la nostra preferita resta questa:


Se questi tre suggerimenti non vi soddisfano possiamo consigliarvi anche, in tema di serie rapide e senza impegno: Fresh off the Boat, 30 Rock e Russian Doll.

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