UE-Turchia: un vertice senza sorprese

Lo scorso 26 marzo si è tenuto a Varna, in Bulgaria, il summit tra Unione Europea e Turchia, durante il quale il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha incontrato il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. Il meeting è stato organizzato con l’obiettivo di discutere di rapporti economici e commerciali, ma anche e soprattutto della lotta al terrorismo e della gestione dei rifugiati provenienti dalla guerra in Siria, temi su cui da tempo c’è forte tensione; senza tralasciare poi la questione ancora aperta del possibile ingresso della Turchia nell’Unione Europea.

I rapporti tra UE e Turchia sono diventati più tesi nel corso dell’ultimo anno e mezzo, a partire dalle conseguenze del fallito colpo di Stato del 2016, fino all’intervento dell’esercito turco contro le milizie curde in Siria.

Il 15 luglio 2016 alcuni militari hanno tentato di rovesciare il regime di Erdoğan, conclusosi infine con un fallimento e la repressione dei potenziali oppositori. Le autorità turche hanno individuato l’organizzatore dell’attacco nel predicatore Fethullah Gülen (il modo in cui viene opportunamente usata la sua figura ricorda Emmanuel Goldstein in 1984), che ora vive negli Stati Uniti e nega ogni coinvolgimento. Dopo gli eventi di luglio, in Turchia è stato introdotto uno stato di emergenza, con l’adozione di provvedimenti tali da mettere in serio pericolo la tutela dei cittadini e la sopravvivenza dello stato di diritto. Secondo un rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite il 20 marzo 2018, durante il 2017 lo stato di emergenza in Turchia ha portato a “tortura e altri maltrattamenti, detenzione arbitraria, privazione arbitraria del diritto al lavoro e alla libertà di movimento e attacchi alla libertà di associazione e di espressione”. Il governo turco ha risposto dichiarando che l’indagine dell’Onu “contiene informazioni distorte e false”, “inaccettabili per la Turchia”.

Il secondo motivo di tensione è l’offensiva turca condotta ad Afrin, enclave curda al confine con la Turchia, per assicurare ad Erdogan continuità nella fascia siriana. Gli obiettivi militari sono stati portati avanti in modo sistematico e noncurante dell’enorme perdita vite umane che ciò ha provocato.

Uno dei punti fondamentali del vertice è stato, come si è detto, la gestione dei flussi migratori. La Turchia ha già ricevuto fondi dall’Unione Europea nell’ambito di un accordo per la gestione dei profughi che transitano nel Paese in direzione dell’Europa. Stipulato il 18 marzo 2016, il trattato prevede che chi viaggia attraverso la rotta balcanica, se al momento del suo arrivo in Grecia non accetta di venire registrato o vede rifiutata la propria domanda viene respinto in Turchia. Il mantenimento di questo accordo è cruciale per entrambe le parti, soprattutto in un particolare momento in cui in Europa stanno acquistando sempre maggiore energia le posizioni politiche contrarie all’immigrazione.

Indubbiamente la bilancia dei rapporti UE-Turchia pende a favore dell’Unione Europea. L’Europa è il primo partner commerciale della Turchia, tant’è che vi sono dirette più della metà delle esportazioni turche. Inoltre, circa due terzi degli investimenti stranieri in Turchia provengono dall’Unione Europea. In pratica, l’economia turca imploderebbe se non fosse sostenuta dall’Europa.

Erdoğan ha insistito sulla possibilità di un futuro ingesso della Turchia all’interno dell’Unione Europea, che rimane il suo obiettivo principale, come aveva già confermato in un’intervista alla Stampa avvenuta durante la sua visita in Italia. Il presidente turco ha ribadito durante il meeting che non ha intenzione di accontentarsi di una semplice partnership  economica e commerciale e ha esposto la sua idea secondo cui per l’Europa sarebbe un errore escludere la Turchia dal suo processo di espansione, nell’ottica di imporsi come vera potenza globale. Erdoğan sembra non voler ammettere che la Turchia non ha i requisiti per entrare a far parte dell’Unione Europea, soprattutto dopo l’ultimo giro di vite alle libertà e ai diritti umani in seguito al fallito colpo di stato, attraverso il quale sta trasformando il suo regime in una dittatura; a questo c’è da aggiungere il ruolo che l’esercito turco sta ricoprendo nel conflitto siriano, per cui ha ricevuto critiche da diversi Paesi europei (soprattutto la Germania), senza sottovalutare il fatto che la maggior parte dell’opinione pubblica europea non sarebbe entusiasta dell’ingresso di un paese musulmano.

Nella realtà l’incontro di Varna non ha apportato grandi novità sul piano pratico. I vari leader si sono limitati a ribadire il mutuo sostegno nella gestione dei migranti economici e dei richiedenti asilo, hanno assicurato che i canali di comunicazione verranno tenuti aperti e hanno promesso di continuare a collaborare in aree di interesse comune, come la sicurezza. Promesse tanto necessarie quanto vaghe.

Altre questioni non sono state affrontate: ad esempio, non è stato discusso il problema del fermo della nave Saipem 12000 dell’ENI, fermata dalla marina turca nel Mediterraneo orientale mentre si stava avvicinando alle coste di Cipro per cominciare i lavori di perforazione ed esplorazione di un giacimento concesso all’ENI da Cipro ma conteso dalla Turchia.

Entrambe parti si sono preparate all’incontro nella speranza di poter dare avvio alla distensione dei rapporti fra UE e Turchia. Il presidente Junker ha dichiarato di guardare “con sentimenti contrastanti verso il vertice di Varna perché le divergenze di opinioni tra UE e Turchia sono molte”, mentre il ministro turco per le relazioni con l’Unione Europea, Ömer Çelik, ha detto di considerare l’incontro “un’importante opportunità per far avanzare le relazioni” con l’Ue. Terminato l’incontro, Junker si è detto soddisfatto di come è andato e fiducioso che ci saranno molte opportunità in futuro per cercare di risolvere le divergenze.

 

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