++ Ultima ora: Lino Banfi sorride e scopre un buco nero ++

La confessione choc: “Io, buco nero, mi chiamo Giorgino e sono le coperture per il reddito di cittadinanza”

 

I gufi si librano in volo nella notte democratica a cinque stelle, mentre Matteo Salvini indica la luna, con il palmo della mano dritto, sull’attenti come chi ancora l’ha duro per almeno 49 milioni di motivi in ottant’anni, al grido: “I porti spaziali sono chiusi, basta casinisti lunatici, se li tenga Marte, dio della guerra, che presto dichiareremo alla Francia”, con Luigi Di Maio che guarda il dito e Danilo Toninelli il braccio. 

Maestosa, da maestro (cui per convenienza non s’applicherà l’appellativo “gran”), si staglia la figura di Lino Banfi, recente scopritore d’un buco nero, non certo con inutili lauree, orpelli superflui d’una élite superata, rigettata dal popolo, italiano, sovrano, ma con un sorriso. 

I FATTI

Era una notte buie, quendo Lino alzò la teste al cielo, distogliendole dalla pancie del paese, notendo qualcose di streno: “Si avvicineve, inizielmente non capivo cosa fosse, memore delle mia terze elementere” il racconto di Lino. “Ma poi Luigi mi ha strette la meno, e lì ho capito. Io, chiero. Abbiemo dovuto aspettere una settimene”, sorride il grende maestro, ”per convincere Salvini che non si trattesse di un nero, un nero senza buco. Ma dopo una trattetive con la Merkel, per la ripartizione del campo magnetico, l’abbiemo accolto”.

La voce di Lino quesi si spezze, ma il racconto continue: “Giorgino ha visto il mio sorriso e non ha resistito, s’è avvicineto e mi ha racconteto la sua storie. Commovente. Ora tornerè a case sua, là dove deve stere. Di lui ho apprezzeto la sinceritè e l’umiltè, tipiche di chi non ha mai frequenteto il Politecnico. Una convenzione con Plutone? Perché no?! Gli studiosi l’hanno discrimineto fin troppo…”.

LA CONFESSIONE: “IO, BUCO NERO, COPERTURA PER IL REDDITO DI CITTADINANZA”

Il buco nero, prima d’essere rimpatriato, s’è confessato ai microfoni di Atlas – Vida Loca, raccontando la sua storia. 

Mi chiamo Giorgino. Sono un buco nero da quattro anni e, sì, prima dell’invasione islamo-africana, pianificata dal finanziere Soros e Laura Boldrini, ero un buco bianco”. 

La voce tremante, la fatica a fidarsi dell’informazione tradizionale lampante, ma l’entusiasmo di chi ha la testa tra le nuvole, pancia a terra, sedici ore al giorno. 

Da quel momento non ho più potuto fare il presepe, mandare le mie piccole nane bianche all’asilo, ma la cosa peggiore è stata sapere che nemmeno m’era più permesso andare in vacanza, data l’indisponibilità di camere negli alberghi, tutti occupati”. Giorgino distoglie lo sguardo, guardando anch’egli il dito di Matteo Salvini. “Penso di aver raggiunto il colmo quando un giorno, recatomi in un negozio d’elettronica, ho scoperto che tutti gli ultimi modelli dell’IPhone erano stati acquistati dai richiedenti asilo: ho capito che non ero più padrone a casa mia!”. 

Una lacrima versata e un sorriso di Lino dopo, Giorgino torna a parlare: “La Ura Boldrini non mi ha più permesso di lavorare, per me non c’era più posto nel mio Paese. Le mie tradizioni, i miei costumi, il mio albergo, persino i telefoni… Ho trovato un lavoro, in nero, solo grazie all’azienda del papà di Alessandro Di Battista. Sapevo che era sbagliato, ma se lo stato non ti aiuta, cosa si può fare?”. 

Ora è tutto cambiato”. E Giorgino sorride di nuovo, denti bianchissimi si stagliano dal suo nero di buco nero, tanto da non sembrar più quel nero-nero fastidioso, ma un nero-un-po’-meno-nero già più sopportabile, un olivastro-quasi-verde, da neo elettore d’una Lega-non-più-Lega-Nord. “Ora sono felice. Di Maio è molto buono con me, Salvini è cattivo con gli altri e Lino Banfi mi sorride sempre. E grazie al reddito di cittadinanza ho trovato un lavoro: sono io”, confessa Giorgino ai microfoni di Atlas – Vida Loca, con la voce rotta dall’emozione, “sono io le coperture per il reddito di cittadinanza”. 

Si lascia andare, commosso, di ritorno, in attesa di riabbracciare i propri cari: la sua famiglia tradizionale già gli ha riservato un posto sul divano.

E IL PD CHE FA?

Niente. Come al solito.

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