Un grazie a Marco Pannella che aveva capito tutto, ma lo viveva nella maniera giusta

Se so che ho una cosa grave e so che esiste, non mi preoccupo, me ne occupo.

Grazie, perché la donna divorziata, la donna che ha abortito, la donna che ha tradito è, grazie ai tanti che portano avanti la battaglia, sempre meno puttana e sempre più umana.

Grazie, perché hai lavorato per sciogliere le catene del cattolicesimo più becero, quello nazionalpopolare e folckloristico, quello che del senso religioso ha dimenticato l’elevazione, ma persevera imperterrito nella condanna fine a sé stessa. Grazie perché tante sono le Maddalene alle quali hai risparmiato le pietre di chi si credeva senza peccato; tanti sono coloro che hanno saputo resistere alle stringenti maglie soffocanti di quella cultura che in Italia è quasi sempre stata egemonica, vincendo la condizione di minorità che ne conseguiva.

Grazie Giacinto detto Marco, e questo grazie è un grazie che trascende la dimensione politica, perché nella tua ultima lettera al papa hai ricordato che il senso religioso ha senso solo se eleva. Solo se tende le mani alle braccia tese di disperazione e speranza che ogni giorno partono dalla riva sud del mar Mediterraneo e non se tira le pietre agli eretici, alle puttane, alle abortiste, ai gay e alle lesbiche. Solo se costruisce, altrimenti è intrattenimento.

Grazie, per quel tuo paolino sperare contro ogni speranza che ti portava a stringere forte la croce di Mons. Oscar Romero. Perché in quel Post Scriptum, a mio avviso la testimonianza più profonda della tua umanità, c’è il significato, c’è proprio il mistero più nitido della fede che coltiva la speranza; perché pure nella consapevolezza di essere arrivato “all’ultimo piano, verso il cielo” dalla finestra di quella stanza vedevi lo “spirito del mondo” nella forma delle “piante impazzite che si muovono a questo vento e i gabbiani che lo accompagnano”. E nella scientifica consapevolezza dell’imminente morte sentivi ancora la necessità di empatizzare con gli ultimi e soprattutto l’ardente e umanissima capacità di sperare contro ogni speranza. Così quella croce, da come l’hai descritta in quella lettera, sembra apparire come l’ultimo appiglio di chi spera anche dinnanzi alla certezza della morte e, soprattutto, non si capacita del fatto che quello “spirito del mondo” finisca con la carne, poiché è perpetuo e dovrebbe trasmigrarne la dimensione materiale.

Grazie Giacinto detto Marco, per tutte le tue battaglie, per i tuoi scioperi della fame ai limiti del trash, che preconizzavano una politica fatta di urla, di scherni e di politically scorrect. Solo che quegli scioperi trash, quell’urlare nei programmi televesivi, quell’andare a regalare panette di hashish nei programmi mattutini del servizio pubblico avevano un fine diverso. Più che lo scandalizzare per indignare, per dividere, per mettere contro e avere dalla propria parte il consenso di massa, quello che richiede poco ragionamento, ma solo tanta frustrazione, tu cercavi di fare in modo che quello scandalo potesse portare ad occuparsi dei vari problemi dell’umanità. Metterlo in evidenza, sottolinearlo, affermare che non ci si può girare dall’altra parte, che certe cose arrivano ovunque.  Per certi versi sembra echeggiare il motto “I care” proposto in Italia qualche anno prima da Don Milani. Non me ne frego, ma me ne occupo.

C’era sempre dietro un significato politico, nel più nobile dei sensi che si possono affibbiare a quest’arte così bistrattata, ma che nasconde le radici più profonde della nostra civiltà. Anche nei bassifondi più putridi dell’umanità si cela la speranza, appunto, proprio perché “politikòn zôon”, come avrebbe chiosato Aristotele, e tu, sebbene la morte, continui a ricordarcelo ogni qualvolta la storia d’ Italia e d’Europa ci presenta il tuo nome. E allora grazie Giacinto Pannella detto Marco, «radicale, socialista, liberale, federalista europeo, anticlericale, antiproibizionista, antimilitarista, nonviolento e gandhiano», un umano tra gli umani, una speranza tra le speranze, una storia tra le storie. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *