Un paese che si è riscoperto fascista

Non è stato sufficiente vedere l’Europa intera cadere sotto i colpi battenti del totalitarismo. Non è bastata la guerra più distruttiva di sempre con 60 milioni di morti, né le innocenti vittime dell’Olocausto. Non bastano i racconti dei nostri nonni ai quali è stato imposto di trascorrere gli anni migliori della loro giovinezza tra le rigide cesoie del regime fascista, inquadrati nella maniacale ricerca dell’ordine. Non è abbastanza neanche la storia dei nostri partigiani, morti affinché noi oggi potessimo avere il diritto di pensare con le nostre menti ed agire tramite libero arbitrio. Non sono bastate le stragi e gli eccidi, né le bombe neofasciste degli anni di piombo. Abbiamo dimenticato tutto questo, con un cinismo al tempo stesso imbarazzante e preoccupante. Un vento nero ha ripreso a soffiare in Europa con partiti e raggruppamenti vari, istituzionalizzati e non, che con la violenta metodologia che sempre li contraddistingue hanno ripreso ad operare e, cosa allarmante, a mietere consensi.

Il fascismo c’è e non se n’è mai andato e chi sostiene che parlare di fascismo sia anacronistico commette un gravissimo errore, perché contribuisce ad erigere quel muro di silenzio all’ombra del quale stanno crescendo le formazioni fasciste del terzo millennio. Il fatto che il nuovo fascismo non si veda, o si veda poco, non significa che sia meno pericoloso. Anzi, è un progetto politico subdolo destinato a crescere nei prossimi anni. Se fino a poco tempo fa il fascismo era infatti rappresentato da pochi quanto ridicoli nostalgici che, distanti dalla realtà quanto possono essere distanti la Terra e il Sole, si raggruppavano in tristissime commemorazioni a Predappio o al Campo X del Cimitero Maggiore di Milano che ospita le tombe degli assassini della Repubblica Sociale Italiana, da pochi anni a questa parte è diventato nuovamente pericolosamente militante.

Bastano pochi emblematici esempi. L’irruzione del Veneto Fronte Skinheads, annoverato dalla Oxford University Press tra le più violente e meglio organizzate formazioni di estrema destra d’Europa, con la conseguente lettura del proclama “Basta invasione durante l’incontro dedicato al tema dell’immigrazione organizzato dalla ONG “Como senza Frontiere”.
Oppure i fatti di Macerata dello scorso febbraio con il nazileghista Luca Traini, detto “Luchino nazi” e candidato alle amministrative del 2017 a Corridonia nella lista della Lega. Dopo aver sparato e ferito sei immigrati, Traini si è diretto al monumento ai caduti e, legatosi al collo un foulard tricolore, ha urlato “viva l’Italia” facendo al contempo il saluto romano, gesto che gli ha procurato l’ammirazione di Forza Nuova la quale ha deciso, proprio per questo motivo, di offrirgli assistenza legale.
O ancora, l’accoltellamento a Genova ai danni di un militante antifascista che vede tra gli indagati Christian Corda, responsabile provinciale di CasaPound.
Questi i casi di violenza nera più noti, grazie al grande interesse mediatico a loro attribuito, accaduti tutti nel solo 2018. Ma a livello locale sono molte, anzi troppe, le aggressioni squadriste che, sebbene non arrivino al telegiornale della sera, dovrebbero essere considerate dei campanelli d’allarme sul fatto che qualcosa qui sta fuoriuscendo dai binari della democrazia. Nella zona del viterbese dove abito, per esempio, c’è stato negli ultimi anni un incremento notabile della violenza di matrice fascista. Nel febbraio 2017 un ragazzo di un paese qui vicino è stato pestato a sangue da una quindicina di camerati a suon di pugni, calci e cinghiate per un post ironico nei confronti di CasaPound pubblicato su Facebook.
O ancora prima, nel novembre 2014, quando c’è stato un agguato neofascista in un paese nei sobborghi di Roma durante una partita di calcio di Terza Categoria. La squadra ospite, l’Ardita, prende il nome dagli Arditi del Popolo, organizzazione paramilitare antifascista fondata a Roma nell’estate del 1921. L’Ardita è basata interamente sul modello dell’azionariato popolare, ovvero è completamente posseduta e finanziata dai propri tifosi. Un bell’esempio di calcio popolare contro lo strapotere della pay tv, dove si respira passione calcistica e sincera fede antifascista. Proprio questo il motivo che ha spinto giovani militanti dell’estrema destra viterbese ad organizzare la spedizione punitiva ai danni dei tifosi dell’Ardita. Questi, colti completamente di sorpresa durante la partita da una trentina di camerati armati di spranghe e bastoni, non hanno potuto nulla contro l’azione fascista e molti hanno riportato ingenti ferite con prognosi che sono durate dai 10 ai 40 giorni, mentre un ragazzo si è addirittura dovuto sottoporre ad un intervento chirurgico per una frattura scomposta ad un braccio. Eppure tre giorni dopo l’azione si è tenuta al centro storico di Viterbo una vergognosa fiaccolata di solidarietà verso i partecipanti all’azione, arrestati dalle forze dell’ordine qualche ora dopo i fatti, alla quale hanno partecipato circa duecento militanti di CasaPound.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio e la violenza continua ad essere lo strumento prediletto dai fascisti. Anche per quei gruppi che, come CasaPound, stanno impacciatamente cercando di trasmetterci l’idea che un fascismo democratico e rispettoso delle istituzioni è possibile. Probabilmente non ci credono neanche loro, in quanto è nella natura stessa di questa ideologia politica l’anteporre lo scontro, sempre violento, al confronto. D’altro canto è anche vero che chi sceglie di sposare quella determinata fede politica decide anche di privarsi dell’unica cosa che ci distingue dal resto degli animali, la ragione, e proprio come gli animali agisce per istinto… e in branco.

In molti hanno deriso CasaPound per il risultato ottenuto alle ultime elezioni. Lo 0,95%, ben al disotto della soglia di sbarramento fissata al 3%. Eppure c’è molto poco da deridere, in quanto tale partito ha sestuplicato il risultato elettorale rispetto alle precedenti elezioni del 2013 ed è destinato a crescere ancor di più visto che il bacino di simpatizzanti di CasaPound si estende su moltissimi inconsapevoli ragazzi che acquisiranno il diritto al voto nei prossimi preoccupanti anni. L’ipotesi che CasaPound possa entrare in Parlamento nei prossimi anni è dunque tutt’altro che impossibile.

Ma il problema qui non è di questo o di quel partito, il problema è culturale. Una larga fetta della popolazione italiana si sta spostando su posizioni di intolleranza nei confronti dell’immigrazione e delle istituzioni europee, in cui un rinnovato spirito patriottico e poliziesco sta prendendo piede ai danni del comunitarismo. Che l’ignoranza regna sovrana è un dato di fatto, altrimenti un partito che basa il suo intero programma elettorale su menzogne, esasperazione sociale e semplificazioni di grandi problemi non avrebbe preso il 17% dei voti alle ultime elezioni. Così come è un dato di fatto che proprio questo partito, la Lega di Salvini, abbia sistematicamente cercato i voti dell’estrema destra.
Paolo Berizzi, editorialista de La Repubblica, ha da poco pubblicato il libro Nazitalia, in cui una parte è dedicata al fenomeno che lui stesso definisce fascioleghismo. Nel libro viene spiegato come tale processo di avvicinamento della Lega ai neofascisti abbia un nome e cognome: l’eurodeputato leghista Mario Borghezio, autore di frasi come “Il nazismo ha fatto anche cose buone”, oppure “è un dato oggettivo che l’Africa non abbia prodotto grandi geni” e condannato per aver dato fuoco a Torino a dei manichini raffiguranti dei migranti. Sarebbe stato proprio lui ad aver cercato, su direzione di Salvini, l’appoggio dell’estrema destra, come da lui stesso confermato in un’intervista a Berizzi. Inoltre, Borghezio ha anche rappresentato la Lega in un incontro tenutosi ad Anzio nel giugno del 2014 in occasione del cinquantaquattresimo anniversario della fondazione di Avanguardia Nazionale. Tra gli illustri partecipanti Stefano Delle Chiaie, fondatore di AN ed ex terrorista nero più volte indagato ed arrestato per le principali stragi neofasciste della prima Repubblica, Gabriele Adinolfi, cofondatore di CasaPound, e lo stesso Borghezio. L’eurodeputato, autore tra l’altro dello slogan leghista stile Trump “Prima gli italiani”, in quell’occasione avrebbe confermato la vicinanza e la partecipazione della Lega a molte iniziative dell’estrema destra. Questo processo di avvicinamento agli ambienti neofascisti ha comunque dato i suoi frutti, visto l’ormai consolidata collaborazione tra la Lega, CasaPound e Lealtà Azione, gruppo hammerskin che alle elezioni amministrative di Milano è riuscito a far eleggere, tra le file della Lega, un proprio esponente, Stefano Pavese, ed ha sostenuto la candidatura di altri del Carroccio.

Il fascioleghismo esiste ed è concreto. La Lega Nord autonomista di Bossi che dava del fascista a Jean-Marie Le Pen e riteneva il fascismo l’espressione del centralismo statale di Roma e, dunque, tutto ciò contro cui bisognava lottare, non esiste più. La nuova direzione di Salvini, invece, strizza l’occhio all’estrema destra e si erge come la forza politica del riscatto nazionale. Oltre a ciò, altri partiti che non dovrebbero neanche avere il diritto di partecipare al dibattito politico vanno in televisione e si permettono di lanciare frasi del tipo “ci prendiamo un pezzo della Libia”, come affermato da Di Stefano, leader di CasaPound. Il fascismo, in tutte le sue espressioni, anche in quella leghista, è un’ignobile forma di vergogna ed ignoranza civile che non possiamo più permetterci. Una militanza culturale è oggi più che mai indispensabile, perché l’indifferenza non è più la risposta adeguata per un paese che si è riscoperto fascista.

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