Un’altra penna spezzata

Immaginate di trovarvi in una grande aula, e di parlare con un centinaio di ragazzi delle scuole superiori. Immaginate, poi, di chiedere ai ragazzi cosa vogliano fare da grandi, quali siano i loro sogni e le loro ambizioni, in che modo abbiano deciso di cambiare il mondo una volta cresciuti. Immaginate, ancora, quali possano essere le loro risposte: medico, avvocato, diplomatico, insegnante, fisico, architetto, politico, giornalista sportivo, imprenditore.
La figura che manca all’appello, quasi certamente, è quella del giornalista d’inchiesta. Sì, perché al di là delle figure più inflazionate, il giornalista investigativo non è una figura che gode di grande stima. Non sempre è un uomo-copertina, non sempre gli è permesso di lavorare in sicurezza, ma, soprattutto, quasi mai è tutelato e supportato.

Ogni tanto qualcuno ce la fa, continua a indagare e a portare a galla intrighi e a scrivere delle belle inchieste, anche dietro minaccia di morte. Altri invece vivono decenni sotto scorta senza un apparente valido motivo.

Proprio due giorni fa, in quel di Bidnija (Malta), è stata spezzata un’altra penna. La giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia, nota ai più per l’indagine sui MaltaFiles, è stata assassinata per mezzo di una autobomba nella sua Peugeot 108. Dopo il boato, udito dal giardino di casa, uno dei due figli (che insieme a lei faceva parte del consorzio investigativo Icij), ha solo potuto osservare il corpo della madre fatto a brandelli, mentre l’auto era in fiamme e la portiera bloccata.
Lui il primo a rompere il silenzio, accusando Malta di essere un paese fortemente mafioso.

Daphne Caruana Galizia aveva mosso i primi passi da giornalista nel Times of Malta per poi divenire editorialista del Malta Indipendent e direttrice della rivista Taste&Flair. Successivamente, è divenuta famosa per il proprio blog, Running Commentary, per cui era anche diventata estremamente scomoda ai vertici di diversi governi.

A lungo storica spina nel fianco di politici, corrotti, banchieri, si era ritagliata la fama di miglior giornalista investigativa maltese grazie alle inchieste legate alla realtà di Malta all’interno dei Panama Papers.
Oltre le questioni dei conti off-shore, la giornalista aveva a lungo indagato su Malta come approdo strategico per il traffico di droga, individuando in Antoine Azzopardi il businessman principale.

Come riportato da L’Espresso (membro del consorzio Icij) la questione più spinosa, però, è rappresentata dalle accuse mosse nei confronti del Primo Ministro laburista Muscat, sua moglie, ed il governo azero. L’anno scorso, ad aprile, la giornalista aveva indagato su una società panamense, la Egrant Inc, che aveva ricevuto numerosi bonifici dalla Al Sahra FZCO (registrata a Dubai), il maggiore dei quali ammontava a circa un milione di euro. La seconda era registrata a nome della figlia del dittatore dell’Azerbaigian Ilham Aliyev; mentre il beneficiario della prima off-shore era proprio Michelle Muscat. In sintesi, la moglie del primo ministro maltese avrebbe ricevuto soldi dalla figlia del dittatore azero. E, recentemente, i due stati avevano firmato diversi accordi in campo energetico. L’inchiesta, pubblicata online con documenti, ebbe una legittimazione ulteriore quando sotto la sede della Pilatus Bank (dove la Egrant aveva aperto il proprio conto corrente) alcuni giornalisti filmarono il proprietario della banca, di fretta, con due grosse valigie in mano (forse per disfarsi dei documenti scomodi).

La giornalista, che pare avesse denunciato delle minacce di morte due settimane prima di morire, era stata anche nominata da Politico nella lista delle persone che avrebbero plasmato e scosso l’Europa nel 2017.

I più, giustamente, parlano di omicidio politico, dal momento che la giornalista aveva suscitato diverse antipatie e più di qualche imbarazzo tra il regime azero e il governo maltese. Il suo rivale storico, Muscat, ha affermato di condannare fermamente questo atto e di voler rendere giustizia a Daphne. La dichiarazione ha suscitato forte sdegno da parte del figlio, Matthew Caruana Galizia: “Il governo di Malta ha permesso che si alimentasse una cultura di impunità. È di poco conforto sapere che il premier di questo Paese ora dica che non avrà pace fino a quando gli assassini non saranno trovati, quando è lui a guidare un governo che incoraggia la stessa impunità. Prima ha riempito il suo ufficio di corrotti, poi ha riempito la polizia di corrotti e imbecilli, infine ha riempito i tribunali di corrotti e incompetenti”.

Per prima aveva dato la notizia della corruzione di Keith Schembri, Capo di Gabinetto del leader Muscat, e proprio a lui sarà dedicato il suo ultimo articolo, e le sue ultime parole: “There are crooks everywhere you look now. The situation is desperate”.

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