Storia di un compleanno “bellissimo”

È l’8 agosto e Giuseppe Conte è pronto a festeggiare i propri cinquantacinque anni. Conscio, tuttavia, delle assenze dei vicepremier Luigi Di Maio, impegnato in un party plastic free per il compleanno del fratello minore, e Matteo Salvini, la cui presenza nei palazzi romani è ormai testimoniata solo da una fotografia dalla cornice impolverata in un ufficio popolato da lassiste balle di fieno, “l’Avvocato degli italiani” guarda già alle vacanze estive. Non foss’altro che molti inviti paiono esser andati smarriti, altri tra gli invitati hanno risposto dicendo di non conoscere affatto il mittente e che, prudenzialmente, Conte ha evitato di farsi fare una festa, per evitare fraintendimenti riguardo l’articolo precedente tale parola. Al rinfresco col proprio staff, quindi, Giuseppe Conte si accontenta di pregustare le proprie, meritate ferie.

La location. Dopo una lunga e strenua pianificazione strategica, consultata non una, non due, ma ben tre medium, Rocco Casalino ha indirizzato il Premier a Gatteo a Mare. Non troppo lontano da Milano Marittima, onde un improvviso Consiglio dei Ministri per decretare se il cocco sia “bello” oppure solo “passabile”, o se, comunque, magnanimamente, “una botta gliela darei lo stesso”, la cittadina romagnola si presenta location perfetta. Anche per smarcarsi dalla rappresentazione orchestrata da Matteo Salvini. Al posto del dj-set, infatti, il Premier sfoggerà tutta la propria abilità nella nobile arte del liscio, tuffandosi in balli di gruppo atti sagacemente a farlo confondere con la massa, salvo poi riemergere prepotentemente, riconosciuto da qualche arzilla, anziana signora, con cui Conte, dopo averle offerto un latte caldo o un Crodino light, si lancerà in sensuali danze, muovendosi a ritmo di “Ciapa la galeina”, “Urka che polka” e “La mazurka di periferia”. Canzone, quest’ultima, rafforzativa dell’immagine di “Avvocato degli italiani”.

Alla luce del sole. Calendarizzata anche la vita diurna del Premier: colazione abbondante e all’ombra nei momenti più caldi della giornata, attesa di tre ore prima di entrare in acqua dopo i pasti, leggeri e inframezzati dall’assunzione di molti liquidi, Conte si rilasserà con parole crociate, dalle note radici cristiane, e calcetto, chiamato, per un apposito pubblico “del cambiamento”, calcio balilla. Ovviamente, Giuseppe non vi giocherà, per non schierarsi né con i rossi né con gli azzurri, ma si limiterà a guardare e mettere le monete. Castelli di sabbia, di carte o di qualunque altro materiale possa cadere alla prima folata di vento, preferibilmente “del cambiamento”, obbligatori. Prenotato anche un pattino dei bagnini, su cui far divertire i ragazzini del lido d’alloggio. Lo scivolo sarà costituito dalla curva schiena d’un parlamentare pentastellato qualsiasi. Per correttezza, la solidità della prua spetterà ad un leghista della prima ora qualunque.

Mezzo e mezzo. Con l’animo e il cuore del mediatore, Conte ha già pensato a tutto. In primis, al mezzo di trasporto con il quale recarsi sulla riviera. Scartati, in ordine, il treno, per non rinfocolare le polemiche recenti; la barca, per non acuire invettive sempiterne; l’aereo o l’elicottero, onde evitare facili accostamenti a Presidenti del consiglio non “del cambiamento”; e rifiutato il Jeep Compass a diesel del Ministro Toninelli, in ragione di alcune macchie di gelato bio sui sedili posteriori; la scelta è apparsa forzata: i piedi. Vecchi e cari compagni di viaggio dell’uomo, rigorosamente tradizionali, da secoli accomunano i poveri e i ricchi, i popolani e la nobiltà, Alessandro Di Battista in Sud America e l’iconografia nazionalpopolare della mistica di Mark Caltagirone.

L’abito non fa il monaco. Dribblati i sandali. Un po’ perché si sarebbero dovuti abbinare ai calzini, da tenersi per evitare i non si sa mai del “del cambiamento” del clima, richiamando echi tecnocratici tedeschi. Un po’ perché il saio da appaiarsi, in spirito devotamente emulativo, avrebbe favorito l’inciampo che nemmeno una mozione di sfiducia. Anche in questo caso, la scelta è parsa obbligata: mocassino estivo traspirante. Con pantaloncino corto a metà ginocchio dall’elastico ascellare, camicia dai toni non forti, ma ugualmente decisi, zaino in spalla con maglia della salute, crema protettiva e braccioli a forma di paperella all’interno, occhiali da sole per avere un minimo di carisma oltre al già annesso e connesso sintomatico mistero, cappello di paglia. Ovviamente, s’è sapientemente evitata la bandana.

Dal mare alla doccia fredda. Valigie in mano, per la verità mai disfate, tom-tom acceso e piedi caricati in un’apposita colonnina fatta installare dal Ministro Toninelli, Conte sta per mettersi in viaggio. A fermarlo, tuttavia, un corazziere, con in mano una letterina firmata da Matteo Salvini, e le annesse grida di dolore e disperazione di Rocco Casalino, imbestialito al grido “Oh no, un’altra volta?!”. «Andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c’è più una maggioranza, come è diventato evidente dopo il voto sulla Tav, e restituiamo velocemente la parola agli elettori»: «le vacanze non possono essere una scusa per perdere tempo». Beppe posa le valige per terra, ripone il tom-tom nello zaino e ordina ad un Casalino piangente di preparargli un bagno caldo. Dopo una giornata di riflessione, la strategia verrà definita il 10 agosto, San Lorenzo, giornata quanto mai appropriata.

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