2 agosto 1980: tre canzoni per non dimenticare

Sono le 10:25 di sabato 2 agosto 1980 quando la bomba esplode alla stazione ferroviaria di Bologna. Affollata di turisti che partono e tornano dalle vacanze, la stazione è teatro del più sanguinoso attentato degli anni di piombo: perdono la vita 85 persone e ne rimangono ferite oltre 200. L’ordigno, 23 chilogrammi di esplosivo, disintegra l’ala ovest dell’edificio e infligge alla città una ferita impossibile da rimarginare.

La pista del terrorismo nero appare immediatamente la più verosimile all’indomani della strage. In quell’anno, tra il febbraio e il giugno del 1980, i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), organizzazione terroristica di ispirazione neofascista, hanno già ucciso due agenti di polizia e il giudice Mario Amato, sostituto procuratore della Repubblica di Roma titolare delle inchieste sul terrorismo nero nel Lazio.

Tra un tortuoso iter giudiziario e tentativi di depistaggio da parte di alti vertici del SISMI – verranno dichiarati colpevoli per questo Francesco Pazienza, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Licio Gelli – vengono condannati con sentenza definitiva Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. Tutti e tre esponenti di spicco dei NAR, si sono sempre dichiarati estranei alla strage di Bologna.

Diversi sono i punti di domanda rimasti ancora in sospeso. Qual è il significato del depistaggio ordito e messo in pratica dai servizi segreti? Come mai la testimonianza chiave che incastra Mambro e Fioravanti, quella di Massimo Sparti, viene smentita sia dalla moglie che dal figlio? Qual è stato il movente della strage? Chi ha fornito l’esplosivo? Perché Mambro, Fioravanti e Ciavardini si sono sempre professati innocenti, riconoscendo al tempo stesso la paternità di altri fatti di sangue? Chi sono stati i mandanti e gli ispiratori politici della strage?

Forse non sapremo mai la verità su Bologna e sulla scia di sangue che gli anni di piombo hanno lasciato nel nostro paese. Tuttavia l’orologio della stazione, fermo ancora oggi alle 10:25, intima tutti coloro che passano per Bologna a non dimenticare.

Oggi, a 39 anni di distanza dalla strage suggeriamo tre canzoni per ricordare le vittime dell’esplosione e gli sforzi dell’ ”Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980” che combatte per avere giustizia.

Il giorno che il cielo cadde su Bologna – Modena City Ramblers

Il giorno che il cielo cadde su Bologna / piovvero pietre fiamme e vergogna / una breccia nel muro / e un’altra nel cuore / quando il ricordo è radice / custodisce il dolore / quando il ricordo è radice / il futuro avrà un fiore

 

Sensibile – Offlaga Disco Pax

La parola “sensibile” è vaga come stelle dell’Orsa.
Francesca Mambro, protagonista dell’eversione nera degli anni ’70,
si è presa qualche ergastolo
per omicidi organizzati, realizzati, rivendicati, confessati,
ma si è proclamata innocente rispetto alla strage di Bologna.
Francesca Mambro era allora come oggi la donna di Giusva Fioravanti,
un tizio colpevole di decine di delitti a sfondo labilmente politico.
Delitti diventati famosi per la ferocia e la facilità con cui vennero commessi,
spesso a danno di gente che nulla aveva a che fare con le sue cause,
e a volte dettati dalla follia piuttosto che da un qualche credo neofascista.
Un ragazzo la cui gioventù venne violentata da troppa televisione.

Linea 30 – Lo Stato Sociale

Una bomba in stazione il 2 di Agosto.
Chi ci avrebbe mai pensato?
Chi è stato?
Mambro, Fioravanti, la P2, sicuramente lo Stato lo sa.
Non lo sanno gli autisti degli autobus fra cui il babbo.
Non lo sanno gli autisti dei taxi,
I dipendenti della ferrovia, I lavoratori della CIGAR,
Chi passava per caso, chi andava via, tornava,
e se ne stava nella sala d’aspetto della seconda classe.
Non lo so io nato nel 1985.
Non lo sai tu.
Nono lo sanno i vigili del fuoco, i medici.
Non lo sa ancora nemmeno l’autobus 37 con Agide Melloni
Che per 16 ore prestò servizio come soccorritore.
La linea 30 oggi passa ancora dalla stazione dei treni di Bologna.
Fa ancora quel percorso.
In verità chiunque passi dalla stazione fa ancora quel percorso

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