Atlas Consiglia: 4 chicche di musica classica | Atlas – il blog

 Chi pensa che la musica classica non sia un affare hardcore si sbaglia di grosso. Il mondo sinfonico-lirico-strumentale è pieno di folli pionieri che hanno sperimentato di tutto e di più. Ed è grazie a loro se oggi disponiamo di una varietà di generi musicali così vasta da non riuscire a tenerne il conto. È per questo che oggi Atlas – il Blog, con una lista assolutamente arbitraria, vi porta nel magico mondo della musica classica, quella più affascinante e non convenzionale.

Overture 1812 – Pëtr Tchaikovsky

Conoscete tutti il “generale inverno”, giusto? Il freddo russo che nel corso degli ultimi due millenni ha fatto sì che nessuno riuscisse a penetrare in Russia. Bene, Pëtr Tchaikovsky, il primo folle di cui parliamo oggi, ha deciso di rendergli omaggio in quest’overture, una composizione per orchestra. Il 1812 del titolo è l’anno della clamorosa sconfitta di Napoleone Bonaparte in Russia per opera, manco a dirlo, dell’armata dello Zar e del freddo. Settant’anni dopo il buon Pëtr, che è un romantico nel senso storico del termine, e quindi fa le cose con molto pathos, decide che il miglior modo per ricordare ai francesi che hanno perso malissimo è quello di scrivere un pomposissimo quarto d’ora di musica in cui sfrutta il tema della Marsigliese per simboleggiare la loro ritirata e un coro per ribadire la supremazia russa. Le orecchie più allenate, poi, noteranno che ci sono anche dei cannoni, nella parte finale. In quello che è l’uso migliore che qualcuno fa delle armi da che l’uomo è al mondo, Tchaikovsky decide che la sua sarà una composizione per orchestra e cannoni, che spareranno dei colpi ritmici, giusto per rendere il tutto più sopportabile per i francesi in ascolto. In mancanza di cannoni vanno bene anche delle grancasse. L’Overture 1812 è un capolavoro che merita di essere analizzato in ogni dettaglio e che nel corso degli anni ha ricevuto il successo che si merita. Pare che vada molto forte negli USA, sarà per i cannoni?

Il carnevale degli animali – Camille Saint-Saëns

È il 1886 e un compositore francese, Camille Saint-Saëns è a riposarsi a Vienna. Giustamente, quando un ex enfant-prodige del pianoforte dotato di orecchio assoluto va a rilassarsi, compone un’opera di quattordici brevi brani a tema “animalesco” per introdurre i più giovani alla musica. L’opera è famosissima, e sicuramente, quando (e non se) l’ascolterete esclamerete «aaaaah, ma è questa!». Tuttavia, un po’ di contestualizzazione non guasta mai. Saint-Saëns parla sì di animali ma non mancano umorismo e satira, sopratutto verso il mondo musicale. In questa raccolta la musica, la melodia, viene onomatopeicamente sfruttata per deridere vizi e virtù dei suoi contemporanei. Alcuni esempi? I fossili, che sarebbero i vecchi, suonato su xilofono, riprende un tema di un’altra opera del compositore, la Danza Macabra, che parla proprio di morte. Ci sono poi Le tartarughe, il cui motivetto non è altro quello del can-can ad un quarto della sua velocità originale. Curioso il caso de I pianisti, che figurano proprio così nell’opera, il buon Saint-Saëns non deve essere riuscito a trovare una buona metafora per queste insolite creature. Vi segnaliamo anche I personaggi dalle lunghe orecchie, che di primo impatto sembrano semplice asini, ma che per Saint-Saëns rappresentanti anche i critici. Per volontà dell’autore l’opera non verrà eseguita fino a dopo la sua morte, nel 1922. Chissà se lo ha deciso per evitare di litigare con gli animali dalle lunghe orecchie.

Rhapsody in Blue – George Gershwin

George Gershwin è genio e sregolatezza. E anche un pizzico di procrastinazione. È il 1924 quando il giovane compositore, allora ventiseienne, incontra Paul Whitman, direttore della New York Jazz Orchestra e “re del jazz sinfonico”. Siamo in America, nei ruggenti anni ‘20, e il giovane George, figlio di emigrati russi, pianista e all’epoca compositore di musical per Broadway si vede commissionare un’operetta blues per pianoforte e big band. Nasce qui Rhapsody in Blue, la sua opera più celebre e forse la più celebre del panorama jazz-classico statunitense. Ha tre settimane per scriverla e ci riesce, tanto che l’esecuzione del 12 febbraio 1924 all’Aeolian Hall è un clamoroso successo, curiosamente alla presenza di grandi nomi della musica classica di allora, come Stravinsky e Rachmaninov. C’è un dettaglio però, il giovane George ha scritto  sì la parte…. ma solo per l’orchestra! La sua, di parte, quella al pianoforte, la scriverà solo dopo l’esecuzione, ricordandosi nel dettaglio (o almeno così si narra) quanto ha improvvisato nel corso della prima esecuzione. Rhapsody in Blue condensa in 17 minuti e cinque temi principali, a detta di Gershwin, tutta la storia americana, tutta la contaminazione jazz e blues degli anni ‘20 e tutta l’ispirazione che sembra essergli arrivata durante in viaggio in treno verso Boston, con il rumore metallico dei binari e gli sbuffi della locomotiva. Tra l’altro la fortuna di questo brano si riflette anche nel cinema: potete trovarne tracce in Manhattan, di Woody Allen, in Fantasia 2000 della Disney e nel Grande Gatsby di Baz Luhrmann.

4′ 33” – John Cage

John Cage è stato un compositore sperimentale. Ed è anche uno che nella vita ha sperimentato di tutto, dall’ambizione di voler diventare scrittore al buddhismo. Eppure c’è un’esperienza che lo colpisce più di tutto: una visita alla camera anecoica (o camera del silenzio) dell’Università di Harvard. È talmente silenziosa che riesce a percepire il suono del proprio corpo. È li che arriva l’illuminazione: il silenzio non è l’assenza del suono, ma una sua condizione. E allora decide, nel 1952, di comporre 4’33”, un’opera di facile esecuzione per qualsiasi strumento (purché si sia dotati di cronometro): basta stare in silenzio, senza suonare il proprio fido compagno musicale, per quattro minuti e trentatré secondi. L’invito è quello di ascoltare i suoni casuali dell’ambiente in cui si è immersi. A detta dello stesso Cage ogni sua composizione musicale successiva è il  tentativo di non interrompere quel silenzio. Geniale e insieme folle, no? Buon ascolto.

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