ACCADDE OGGI: La nazionalizzazione del Canale di Suez

L’annuncio della nazionalizzazione del Canale di Suez da parte del Presidente egiziano Gamal Nasser è stato un evento spartiacque della storia contemporanea. Era il 26 luglio 1956, e il mondo rischiava di rimanere incastrato nella spirale di un nuovo conflitto, a soli dieci anni di distanza dalla fine della seconda guerra mondiale. L’annuncio, fatto durante un comizio ad Alessandria, si chiuse con un “augurio agli imperialisti di morire di ira” e fu dato lo stesso giorno in cui, quattro anni prima, era stato detronizzato il Re d’Egitto Fārūq I. Facciamo un piccolo passo indietro nella storia per capire le conseguenze che definirono il sistema internazionale della seconda metà del secolo.

GLI ANTEFATTI

Congiungere il Mar Mediterraneo col Mar Rosso è sempre stato per millenni, fin dai tempi dei Faraoni, un sogno mai interamente realizzato. La circumnavigazione del continente africano richiedeva ormai tempi e costi non più tollerabili, considerando anche i pericoli che questo viaggio comportava. Scaricare le merci nel Mar Rosso, trasportarle via terra e reimbarcarle sulle coste del Mediterraneo non era più un’ opzione fattibile.

Di proposte per la costruzione di un canale di collegamento tra i due mari furono avanzate già a partire dalla fine del XVII secolo, quando lo studioso tedesco Leibniz presentò un primo progetto piuttosto elaborato alla corte di Luigi XIV. Si devono però attendere tre secoli per poter dargli forma: nel 1799 Napoleone Bonaparte, durante la sua spedizione in Egitto, comprese l’importanza di avere una via di collegamento marittima con l’Oceano Indiano e propose di riutilizzare l’idea avanzata da Leibniz. Una prima rilevazione, poi rivelatasi sbagliata, concluse tuttavia che il dislivello tra i due mari era di oltre 10 metri e ciò avrebbe reso necessario un sistema di chiuse. Le verifiche procedettero con lentezza, e la situazione non si sbloccò fin quando nel 1830, l’ingegnere francese Prosper Enfantin mise mano al progetto del canale e costituì anni dopo, nel 1846, una Società di studi per il Canale di Suez. L’obiettivo era di rilevare con grande precisione la topografia della zona del canale, dimostrando infine che la differenza d’altitudine tra le superfici dei due mari era trascurabile.

Di questa società faceva parte anche Luigi Negrelli, ingegnere altoatesino, che aveva depositato nel 1847 il progetto tecnico poi approvato ed eseguito in via definitiva da una compagnia francese, la Compagnie universelle du canal maritime de Suez (CUCMS). Il direttore della società, il diplomatico francese Ferninand de Lesseps, aveva ottenuto nel 1854 dal suo vecchio amico, il viceré di Egitto Said Pascià la concessione per la gestione del canale per la durata di 99 anni dall’anno di apertura. La società era costituita per il 56% da fondi francesi e da fondi egiziani per il restante 44%. I lavori iniziarono dunque il 25 aprile 1859 e durarono dieci anni, fino all’inaugurazione solenne del 17 novembre 1869.

Nel 1875 l’Egitto, a causa delle gravi difficoltà finanziarie e dall’enorme debito pubblico aggravato dalla guerra con l’Etiopia, vendette per 4 milioni di sterline la quota del Canale al Regno Unito. Successivamente, nel 1882 il Regno Unito occupò militarmente l’Egitto, allora parte dell’impero ottomano, a seguito di una insurrezione patriottica contro l’ingerenza europea negli affari interni del Paese, assumendo de facto il controllo del canale. Nel 1888 con la firma della Convenzione di Costantinopoli si sancì la neutralità della via marittima, libera e aperta in tempo di guerra e pace, sotto protezione britannica.

Dopo la seconda guerra mondiale, il canale perse improvvisamente la sua tradizionale ragione d’essere (assicurare un collegamento sicuro tra Occidente e Oriente), poiché nel 1947 l’India era diventata indipendente, e il controllo del canale non poteva più essere mantenuto sulla base del fatto che era critico per la difesa del protettorato orientale o di un impero che stava comunque per essere liquidato. Il canale però stava assumendo un nuovo ruolo come via di transito fondamentale del petrolio che dal golfo Persico riforniva l’ Europa. Come scrisse Daniel Yergin, “nel 1955, il petrolio costituiva i due terzi del traffico complessivo del canale, e parimenti due terzi del petrolio destinato in Europa passavano attraverso di esso […] Il canale era perciò lo snodo critico nella struttura post-guerra mondiale dell’industria petrolifera internazionale.”

Nel 1954, il Presidente della neo-nata Repubblica egiziana Gamal Nasser aveva già annunciato i suoi tre grandi obiettivi: rendere l’Egitto una volta per sempre libero dalle ingerenze coloniali; creare forze armate forti per attaccare Israele; costruire una diga ad Assuan, città meridionale del Paese sulla riva est del Nilo, per rilanciare l’agricoltura. Il progetto della Grande Diga prese avvio nel 1952, e già dall’anno successivo Nasser aveva avviato contatti internazionali per ottenere finanziamenti per la realizzazione: al Cairo il Segretario di Stato americano John Foster Dulles aveva confermato l’intenzione americana di aiutare finanziariamente l’impresa e lo stesso aveva fatto il Regno Unito e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS).

ll governo statunitense precisò che il prestito era di 56 milioni di dollari, ai quali si aggiungevano i 14 del Regno Unito, mentre la BIRS confermava le ampie garanzie sugli altri finanziamenti: in totale si raggiungevano circa 270 milioni di dollari. Ma col passare del tempo la volontà americana di aiutare la costruzione della diga si andava affievolendo, visto che il colonnello Nasser, in un’altalena tra blocco occidentale e orientale, cercava di guadagnare il maggior vantaggio possibile da diversi investitori, tra cui l’Unione Sovietica. Il 19 luglio 1956 Washington bloccò i finanziamenti, accusando il Cairo di ricevere armi da Mosca attraverso la Cecoslovacchia comunista. Il giorno dopo fece lo stesso Londra. Dunque il governo egiziano decise di proseguire nel progetto utilizzando le entrate dovute alla nazionalizzazione del Canale di Suez, revocando la concessione dodici anni prima della scadenza naturale.

LA CRISI

Nei mesi che seguirono la nazionalizzazione della CUCMS, si svolse un incontro segreto tra Israele, Francia e Regno Unito a Sèvres dove le parti concordarono l’invasione israeliana del Sinai per il controllo degli stretti di Tiran e il successivo intervento di Parigi e Londra, piazzando quindi una forza d’intervento anglo-francese nella zona del canale attorno a Porto Said: fu chiamata Operazione Moschettiere. Il 29 ottobre, Israele invase la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai e fece rapidi progressi verso la zona del canale. Come previsto dall’accordo, Regno Unito e Francia si offrirono di rioccupare l’area e separare le parti in lotta. Nasser capì il trucco e rifiutò l’offerta, cosa che diede alle potenze europee un pretesto per una invasione congiunta e rovesciare il regime. Impegnata nell’organizzazione del piano, l’alleanza israelo-anglo-francese aveva però ignorato i venti che stavano soffiando dall’ Ungheria dove il 23 ottobre era scoppiata la rivolta anticomunista e il 4 novembre, il giorno prima dell’intervento anglo-francese a Suez, i carri armati sovietici avevano riportato l’ordine socialista a Budapest. Mosca aveva così il pretesto per sviare l’attenzione mondiale dall’Ungheria all’Egitto, arrivando a minacciare l’intervento militare in difesa del Raìs. Per gli Usa sarebbe stato imbarazzante condannare i fatti di Budapest e ignorare quelli di Suez, così il Presidente Eisenhower minacciò di far crollare la sterlina e impose un ultimatum agli alleati perché si ritirassero. La guerra durò una settimana perché bloccata da una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ma, soprattutto, dal famoso ultimatum congiunto di Stati Uniti e Unione Sovietica. Il Canale rimase chiuso fino all’aprile 1957.

CONSEGUENZE

La crisi segnò il trasferimento del potere alle nuove superpotenze, URSS e USA, a discapito delle vecchie potenze coloniali che vedevano ormai la parola fine sulla loro lunga era imperialista. La crisi velocizzò dunque il processo di decolonizzazione e aumentò notevolmente la posizione di Nasser all’interno del mondo arabo come il simbolo della dignità araba e della resistenza all’oppressione occidentale. Morirono due imperi, se ne consolidarono altri due, imponenti. Con Israele sempre più forte, la fiamma dell’irredentismo arabo si è continuamente alimentata, contribuendo ad infiammare le tensioni che destabilizzarono il Medio Oriente fino alla Guerra dei Sei Giorni del 1967 e alla Guerra dello Yom Kippur del 1973.

Gran parte dell’instabilità attuale della regione può essere ricollegata a queste due date e agli eventi dei decenni successivi.

P.S. Trovate al link qui sotto il testo del discorso di Nasser che annuncia la nazionalizzazione del Canale. Leggere le parole vive del protagonista indiscusso di questa crisi dà un senso di compiutezza allo studio della storia.

https://www.yumpu.com/it/document/view/12647931/discorso-nasser-nazionalizzazione-canale-suez/4

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