Atlas Consiglia: Minutemen

«Un’altra cosa che non reggo è la contesa su chi ha fondato la Punk Rock Music. Sono stati i Sex Pistols in Inghilterra? O sono stati i Ramones e i Velvet Underground a New York? I Ramones, i Sex Pistols… Chi se ne frega chi è stato ad iniziare!». [Steven “Stevo” Levy – SLC Punk! “Fuori di cresta”]

Se i Sex Pistols hanno importato il punk-rock nel Vecchio Continente, egregia trovata di marketing del produttore dei New York Dolls, Malcolm McLaren, per vendere qualche giacca di pelle nel quartiere Chelsea di Londra, prendendo a piene mani dai sound newyorkesi di Ramones e Velvet Underground, ispiratisi a “Raw Power”, uno tra i (volutamente) peggio prodotti album della storia (dal frontman del gruppo, Iggy Pop, e dell’amico di quest’ultimo, David Bowie), una delle più ferventi scene punk degli anni ’80 è indubbiamente quella californiana: The Germs, Cirkle Jerks, Black Flag e Fear, solo per citare alcune delle influenze del bassista dei Red Hot Chili Peppers, Michael “Flea” Balzary.
Ma anche in un universo atipico come quello punk, i Minutemen (D. Boon, chitarra e voce; Mike Watt, basso e voce; George Hurley, batteria e voce) meritano un capitolo a parte.

DIY: “Jamming Econo”

Nota metodologica preliminare (la prima ed, evidentemente, anche unica): la “musica punk” non è solo musica, ma, inevitabilmente, inscindibilmente “cultura punk”. Perché il «We play short songs for people who don’t have a lot of spare time» dei Ramones, o il «Punk is musical freedom: it’s saying, doing and playing what you want» dei Nirvana, evidentemente, non sono solo “musica”, ma anche, soprattutto “cultura”.
DIY, acronimo inglese di Do It Yourself (un’italianissima arte dell’arrangiarsi, declinata come «DIY not EMI»): una delle principali filosofie su cui poggia il punk-rock, riassumibile nella risposta del leader dei Fugazi, Ian MacKaye, alla domanda sul perché non vendessero merchandising ai loro concerti: “Siamo un cantante, un chitarrista, un bassista e un batterista: o suoniamo o vendiamo le magliette”.
DIY: uno tra i credo più forti, sul palco e non, dei Minutemen. I quali, ad esempio, si disegnarono la copertina del loro primo dodici pollici, “The Punch Line”, Boon il fronte e Hurley il retro, consegnando poi la matita a Raymond Pettibon (disegnatore, ad esempio, di “Dirty”, primo album major dei Sonic Youth, nonché della quasi totalità della produzione dei Black Flag, con i quali i Minutemen, come spalla, iniziarono i primi tour). Tournée, per altro, caratterizzate dal totale rifiuto per l’alloggio in albergo, preferendo stiparsi in un furgoncino traboccante di strumenti musicali e amplificazioni, e della loro brevità: una, massimo due settimane, in modo da poter tornare alle rispettive occupazioni. La massima espressione del DIY dei Minutemen, il “Jamming Econo”, tuttavia, avveniva in sede di registrazione e sullo stage. I primi album, in particolare, venivano registrati nel modo più economico possibile, affittando lo studio dopo la mezzanotte e registrando, su nastri di bassa qualità, le canzoni nell’esatto ordine in cui sarebbero apparse, evitando perdite di tempo nell’editing dei master. Tant’è, altro aspetto pionieristico dei californiani, gli album servivano a “vendere” i live, e non viceversa. Concerti, poi, che all’insegna della “Jamming Econo”, non prevedevano pause tra una canzone e l’altra.

Minutemen, non “Minute-Men”

Se trovare una traccia dei Minutemen che superi i tre minuti di ascolto è impresa ardua, la maggior parte si aggira a meno di un minuto o comunque sotto i due, scovare una qualsiasi struttura musicale, come strofa-ritornello-strofa, è quasi impossibile, almeno nelle prime produzione. La musica del trio, infatti, è contraddistinta da avanguardistica sperimentazione, fusa con l’intensa rapidità tipica dell’hardcore punk californiano, priva, tuttavia, delle corpose distorsioni in stile Sex Pistols o The Stooges, ma ibridata a generi come il funk, l’acid jazz e rock, il noise, o addirittura l’R&B.
Il nome Minutemen, tuttavia, non deriva affatto dalla scarsa lunghezza delle tracce, ma dalle milizie Minutemen, organizzazioni paramilitari volontarie dell’estrema destra statunitense, oggetto di scherno e derisione da parte della band. Il trio, infatti, fu uno dei primi ad utilizzare, massicciamente, nei propri testi, spesso politici, l’ironia ed il sarcasmo: aspetto che, assente tra i pionieri statunitensi ed inglesi del genere, sarà tratto distintivo del punk negli anni seguenti, in particolare di quello italiano.

27

Ancorché il loro apporto sia universalmente considerato indispensabile per il genere, la cultura e l’evoluzione del punk, i Minutemen rimasero attivi per soli cinque anni, dal 1980 al 1985, incidendo solo quattro album: “The Punch Line” (1981), “What Makes a Man Start Fires?” (1983), “Double Nickels on the Dime” (1984) e “3-Way Tie (For Last)” (1985).
Il 22 dicembre 1985, infatti, Boon perse la vita in un incidente stradale, a bordo del suo fido furgoncino, all’età di ventisette anni, entrando di diritto, probabilmente come il meno noto, nel club dei 27, del quale, s’è certi, non gli sarebbe fregato nulla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *