Atlas consiglia: Orange Is The New Black

 

“Io lavoro qui da ventidue anni e ancora non riesco a capire come funziona il sistema. Ho un pusher di crack che sta scontando nove mesi e poi ho una donna che ha investito accidentalmente con la macchina un postino che si farà quattro anni. Quel tizio si è rotto l’osso del collo… ma andiamo! Non riesco a capire!” (Sam Healy)

Piper Chapman è una giovane donna con tanti progetti e una vita tranquilla a New York con il suo ragazzo. Tutto procede normalmente fin quando il suo passato non riemerge e  Piper si ritrova a dover scontare 10 mesi di reclusione nel carcere di Litchfield.

Così ha inizio una delle serie più conosciute degli ultimi anni, Orange Is the New Black, arrivata oggi alla sesta stagione ma con una settima e ultima in programma. Trasmessa su Netflix, iniziando dal giorno in cui Piper entra in carcere, racconta la storia di diverse donne  che per i motivi più svariati si ritrovano a dover scontare pene più o meno lunghe. Così l’accento non è posto su una sola persona, ma  tutte,  a modo loro, si rendono protagoniste della storia.

Il tutto si svolge in un carcere femminile e indubbiamente le donne sono le protagoniste della serie, lasciando poco spazio ai personaggi maschili riconducibili alle guardie del penitenziario o a qualche parente delle detenute.  Nella serie si ha un vero e proprio “melting pot” di etnie; la struttura del carcere prevede  infatti una divisione in bracci: il braccio delle bianche, quello delle nere e, infine, il braccio delle ispaniche. Proprio le differenze culturali spesso e volentieri saranno alla base di vari scontri, talvolta invece motivo di unione, soprattutto quando dovranno fare i conti con i soprusi e abusi di alcune guardie carcerarie o dovranno lottare per far valere i loro diritti.

Orange Is the New Black mette in luce quelle che spesso sono le condizioni e le situazioni che sono costrette a vivere le detenute, piegare la testa e accettare qualsiasi tipo di abuso pur di riuscire a scontare la loro pena senza che la loro vita diventi impossibile. Inoltre, altro elemento che viene sottolineato nella serie è il rapporto tra donne: talvolta ad emergere è l’aspra rivalità che può esserci tra loro che le porta a compiere gesti e prendere decisioni che possono ferire in modo profondo,in senso figurato e non, altre volte però viene fuori l’estrema complicità che solo in un gruppo di donne può esserci, ancor di più se in una realtà limitata come quella carceraria.  Vengono analizzati a tutto tondo i rapporti interpersonali, che vanno dall’amore tra due donne a semplici e vere amicizie e a come, in situazioni “estreme” come quella di vivere in un carcere, ti portino a cambiare radicalmente il tuo modo di essere e ad abbandonare ciò che sei (ad esempio le detenute non si chiamano per nome ma per cognome) e di percepire il mondo, ad arrivare a considerare “famiglia” persone a cui fuori non avresti forse nemmeno dato credito .

Una serie forte ma che allo stesso tempo  analizza temi di un certo spessore in modo anche leggero, senza mai appesantire il tutto. Sei stagioni che sono un crescendo di novità, sconvolgimenti e sorprese che tra momenti di massima tensione e altri un po’ più lenti e pacati, invogliano ad andare avanti. Una serie per sole donne? Probabilmente per molti tratti sì, ma non vuol dire che anche gli uomini non possano trovare spunti per interessarsi a questo mondo a molti sconosciuto.

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