Atlas sotto l’Ombrellone: Ossi di Seppia di Eugenio Montale

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Incipit de “I Limoni”, uno dei movimenti contenuti all’interno di “Ossi di Seppia” di Eugenio Montale

Dal particolare al generale

Nel 1925 Eugenio Montale pubblicò quella che forse è la sua più famosa raccolta di poesie. Ossi di Seppia è un piccolo volume composto da alcune selezionatissime opere del poeta ligure. Eugenio Montale, genovese per nascita, racchiude in quest’opera più fonti ispiratrici: dalle estati trascorse in giovinezza sulla riviera ligure alle lezioni di filosofia tenute dalla sorella.

In un contrasto con i suoi contemporanei (futuristi e vociani) Montale gioca su una dimensione privata e personale che diventa il lascia passare dell’universale che precede l’esistenza. E’ così che I Limoni non sono soltanto il profumo dell’infanzia, ma una presa di posizione contro i «poeti laureati». In Meriggiare Pallido e Assorto, invece, dall’immagine di un muretto rovente si passa a quella più astratta della vita e del male che essa necessariamente porta con sé.

La poesia di Montale non è intrisecamente pessimista ma aperta all’interpretazione e all’identificazione di ogni lettore. Un altro livello di lettura offerto è, inoltre, quello estetico: termini rari e ritmi testimoniano l’uso ricercato del linguaggio da parte di un poeta spiccatamente sofisticato.

Il consiglio di Atlas – il Blog di Vita Activa è dunque quello di rilassarsi riscoprendo uno dei più grandi autori e di lasciarsi trasportare, con i suoi versi, nella Liguria di inizio ‘900.

 

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