Atlas consiglia – The end of the f***ing world

“Sono James, ho 17 anni e credo di essere psicopatico.”

Così inizia “The end of the f***ing world” e senza averne il tempo, si è subito travolti in un clima di disagio che accompagna lo spettatore fino all’ultimo episodio.

James (Alex Lawther) è un ragazzo apatico, da quando sua madre è morta non riesce a provare più alcuna emozione verso nulla e nessuno, e l’unica cosa che sente è il desiderio profondo di uccidere qualcuno. Vive col padre, che cerca di rompere il muro di incomunicabilità che lo separa dal figlio, con un certo imbarazzo da parte di chi osserva dall’altra parte dello schermo. Anche lui è a modo suo un tipo problematico, solitario.

E poi c’è Alyssa (Jessica Barden), anche lei diciassettenne. Si definisce “sociopatica” e porta sempre con sè i biglietti di auguri che il padre, ormai lontano, le invia per il suo compleanno dal giorno in cui è andato via di casa. Vive con la madre, il suo compagno e la loro famiglia, di cui non si sente parte. Sta trovando l’occasione giusta per scappare.

L’occasione è James. Le loro strade si incontrano nella scuola che entrambi frequentano ed insieme fuggono per il semplice gusto di farlo, non hanno idea di cosa li aspetti ed è il mistero affascinante dell’avventura che intreccerà le loro vite con le trame di una vicenda più grande di loro…

I due hanno caratteri apparentemente tanto distanti quanto straordinariamente vicini e le loro sono storie di perdite e di disagio esistenziale, di scheletri nell’armadio e di passati difficili.

Una relazione inizialmente impacciata, che darà loro opportunità di ritrovarsi.

 

Prodotta in UK nel 2017 e rilasciata su Netflix il 5 gennaio scorso, la serie TV è tratta dal fumetto omonimo di Charles Forsman. La schiettezza e l’apparente semplicità dei caratteri dei protagonisti hanno conquistato il pubblico. Alcune scene sono forti e tengono il fiato sospeso, e la storia in sé presenta delle questioni d’attualità che fanno riflettere molto sulla nostra società, esasperandone alcuni tratti.

Nonostante le vicende abbiano una svolta un po’ inquietante, in questa serie dai toni dark c’è della tenerezza, fatta di sguardi, di sorrisi abbozzati, di dita sfiorate e di abbracci silenti. E se da un lato le immagini spesso non sono morbide, è la colonna sonora che svela l’altra faccia della medaglia, trasmettendo il senso di libertà e spensieratezza che caratterizza l’adolescenza dei personaggi.

Non vi aspettate che la storia di James  Alyssa sia quella di due adolescenti perfetti e nemmeno la storia d’amore che uno si aspetterebbe di vedere. “The end of the f***ing world” va guardata con lo spirito paziente e comprensivo di chi, in fondo, ha stima del loro coraggio.

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