Atlas intervista: CACAO MENTAL

Durante il Campus Festival 03, il blog ha avuto modo di incontrare ed intervistare gli artisti che si sono esibiti durante le varie serate. Prima del loro concerto abbiamo fatto qualche domanda ai “Cacao Mental” , terzetto che ha portato in Italia lo stile della Cumbia. Ecco cosa ci hanno raccontato.

[Sara Giannotte- intervistatrice] : So che siete un gruppo multietnico dato che tu (Kit Ramos) sei peruviano, quindi come vi siete conosciuti?

[Kit Ramos, voce dei Cacao Mental]:  Grazie alla musica, che è  parte della nostra storia e della nostra vita.
[Stefano Iascone,  trombettista, dub-master e deus-ex-machina delle sequenze sonore] : Con Kit ci siamo conosciuti al teatro di San Cipriano a Milano per una serata di musica Mariachi e da quel momento abbiamo iniziato a suonare insieme. Invece Pappa (Marco Pampaluna), il chitarrista,lo conoscevo da tempo perché suonavamo insieme in un’altra band e poi amicizia chiama amicizia e musica chiama musica, siamo finiti insieme in questa band.

[S.G] : Il vostro nome è molto particolare. Come l’avete scelto e quale significato c’è dietro?

[K.R]: Il nome Cacao Mental è nato dall’idea di voler unire il dolce e la storia del cacao, che è qualcosa di antico, con qualcosa di fresco (la menta)e mentale che ci prospetta verso il futuro, quindi Cacao Mental è qualcosa che deve spingerci ad andare sempre oltre le nostre aspettative.

[S.G]: Il vostro genere di musica è la Cumbia. Come l’avete conosciuta e come avete deciso che sarebbe stato il genere adatto a voi e che vi avrebbe portato al successo?

[S.I]: Io sono il colpevole perché sono un patito della Cumbia; è un genere che conoscevo già prima di incontrare Kit e condividevo questa mia passione con Pappa. Poi ho conosciuto lui (Kit) e dato che è un cantante peruviano abbiamo iniziato a suonare il Mariachi e poi in acustico della Cumbia.  Un giorno ho avuto l’idea di mischiare la Cumbia alla musica elettronica, creando la Cumbia elettronica. Kit però non voleva che ci dedicassimo alla Cumbia perché c’è questo pregiudizio degli italiani verso la Cumbia che la confondono con il reggaeton e dei latinos che si ricordano della Cumbia “ brutta” che ascoltavano quando erano ragazzini. Poi però una sera abbiamo provato a fare un pezzo, abbiamo notato che funzionava e così abbiamo dato il via a questo progetto. E poi la Cumbia è tradizione radicata nel tempo, ha questo sapore ancestrale che si porta dietro. Noi possiamo anche contaminarla, scrivere canzoni che si avvicineranno a quel mondo lì, ma la matrice che sta prima di ogni cosa rimane. E’ un po’ mistica, psichedelica  e quindi si presta a tante riletture.

[S.G]: Il vostro primo brano è Viuda Negra. Qual è il significato che c’è dietro questo brano, che ha anche un titolo tanto particolare?”

[S.I]:  E’  la storia di questa vedova nera che seduce il suo uomo e poi lo uccide, mangiandolo. Quindi il primo tema che abbiamo voluto toccare è stato il tema della sessualità. E’ stato il primo esperimento e ci siamo divertiti un sacco nel farlo. La prima versione del brano è molto più lenta e psichedelica. Nella sua prima forma aveva anche qualche richiamo alla musica mediterranea.”

[S.G]: Il 30 marzo è uscito il vostro primo disco “Para Extrañas Criaturas”. Feedback positivo o negativo? Come sta andando?

[K.R] : Feedback positivo per il momento,  ma ci vuole un po’ di tempo.

[S.I]:  Abbiamo avuto la fortuna di essere stati recensiti su “Rumore”.  Abbiamo fatto radio, stiamo facendo delle cose che non ci aspettavamo nemmeno noi.

[S.G]: Avete anche un bel tour da fare…

[S.I ]: Si abbiamo un sacco di chilometri da fare e un sacco di date.

[K.M]:  Vogliamo che la Cumbia prenda la sua strada anche perché molte persone pensano che la Cumbia sia qualcosa di già visto, la scambiano per il reggaeton o altri generi. Ascoltando i Cacao Mental esce fuori quella che è davvero la Cumbia.

[S.I ]: C’è tanto fraintendimento. Quando parliamo alla gente di Cumbia o si aspettano il reggaeton o quella musica fatta con i flauti. Ma quella è la musica che io ascoltavo quando ero giovane,  andavo in piazza e c’erano due peruviani che suonavano con i loro flauti. Ecco perché Kit non voleva che facessimo questo genere.

[S .G]:  C’è già in programma un altro disco?

[S.I]: Allora brani ce ne sono un sacco, alcuni sono pronti dal 2014 ma li abbiamo tenuti nel cassetto perché non erano ancora pronti per essere proposti. A breve esce il volume due dell’Istituto Italiano di Cumbia che è il progetto che ha dato il via alla scena musicale della Cumbia  ed è stata un po’ la scusa per far uscire il primo cd. A breve esce un brano nuovo che sarà un piccolo anticipo di quello che sarà il prossimo disco.

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