Che noia la crisi di Governo

L’attesa è finita. È arrivato il gran giorno, il tanto decantato martedì 20, in cui la crisi agostana avrà – finalmente (speriamo) –  una risoluzione. Conte sta parlando proprio ora e, in un senso o nell’altro vedremo la luce in fondo al tunnel. Intanto, nelle calde settimane ferragostine a me sembra che, con la crisi di governo, sia solo tutta una gran conferma:

– Calenda. Che noia. Brama potere come fossero mele al mercato. Vuole “l’anello”, è il Gollum dei noantri, senza, però, quell’agilità alla ‘Mowgli’ che no, non lo contraddistingue. Lo vedo più il classico pizza napoletana, cornicione alto, ma mi raccomando: gourmet. E intanto, un giorno Carlo si sveglia unitario, quello dopo divisivo. Tutto bene con la lista ‘Siamo Europei’ ma la campagna contro Renzi sui voltafaccia, nei giorni scorsi, sembra abbastanza inutile. Con tutti quei tweet taglienti – o peggio, le interviste a gògò – che cercano sempre di creare un po’ di maretta tra i “compagni” (ahimè, altro che compagni), Calenda è il breve e opaco riflesso di tutto ciò che sbaglia il centrosinistra. A scannarsi tra “amici” poi muoiono tutti. Non so cosa pensi di costruire con questo suo, nuovo, eventuale partito. Com’era? Ala “libdem“? Ma alle persone che vanno al mare con l’arrosto, le patate, piatti, tavoli e bicchieri di plastica, secondo te, Carlo, il concetto libdem cosa dirà mai? Un consiglio: scendi dal piedistallo e risparmiaci foto estive alla Dioniso quest’anno.

– Renzi. The only real Matteo is back e lo ha fatto con la solita prepotenza. Non era mai andato via e ci aveva avvertito “il tempo è galantuomo”. The bitch is back e scombina tutte le carte sul tavolo, anche quelle “dei suoi”, che una mattina si sono svegliati sudati e hanno scoperto che non era un incubo. La sera prima erano ancora lì, a confermare la decantata linea del #senzadime e poi arriva lui e li lascia così, con un palmo di naso. Nuova linea ha detto il boss: ora è  #conilM5S, anche se in tema hashtag ci si accontenta ancora di #governoNoTax. Attenzione, infatti, la proposta è solo quella di un governo di legislatura. E gli italiani? Si chiedono in che lingua parlino, cosa significhi. E nessuno perde tempo a spiegarglielo, anche se per tutti i leader – ma proprio tutti –è il Paese al primo posto. Intanto i #sempreavanti, Giachetti, Ascani, quel leone da tastiera di Nobili e compagnia bella, tutti sudati (e non per l’estate afosa) sono svegli nella nuova triste realtà: muti e a barra dritta eseguono e confermano la linea del giovine toscano. Direbbe Willwoosh: È tornato.

– Salvini. È un poveraccio e pure grasso. Anche se è sbagliato fare bodyshaming, lo so. Lui però trasuda ingordigia come le Follie dell’imperatore. Mangia, mangia, mangia e trasuda tutto quello che mangia. Mi chiedo il medico di base che consigli gli dia. Nutella, paste al sugo, mojito e cruditè a me sembrano proprio la ricetta per uno di quei reflussi contro cui un cocktail di Gaviscon e Maloox nulla può. Ma ai bimbi, “perché sono un bravo papi” se prendon voti alti solo le Rossana. Che fra un po’ le schifa anche mia nonna che vendeva dolciumi all’ingrosso. Ti prego. “L’altro” Matteo, comunque, si alza la mattina e dice cose a casaccio, sbaglia, ma questo lo fa sempre sembrare “uno come noi”. E intanto la Bestia – e quello strano omonculo di Morisi, che lui davvero sembra Gollum – riempie i social di messaggi che strizzano l’occhio al linguaggio fascista. Aizza ondate di odio online contro i singoli, che siano vips o totali sconosciuti. E se minorenni, ragazzini o donne? Ben venga. Se di etnia rom o sinti allora è festa! Gli ultimi stralci significativi? “governo forte”, “non è ammessa timidezza”, “Patria da DIFENDERE”, “confini a rischio” e via dicendo… Addirittura tutti in un unico post. Sarò pazza io, o voi, che sui pieni poteri vi siete già espressi a manetta, invadendoci i social in rigurgiti di articoli sempre uguali? Ma c’è solo una realtà dei fatti. Di lui si parla troppo. Errore amplificato all’ennesima potenza dai mass media che per normali logiche di interessi economici, che devono fa? Scrivere “Salvini” è meglio di Borghi che si fidanza di nuovo. Con una senza Instagram. È tutta una questione di dindi. E quindi una questione di click.

– Zingaretti. Sul governo PD-M5S qualcosa da dire c’è. Anzitutto un plauso, vero e sincero, alla coerenza vera e propria. Politico vecchie maniere, statuario, incamiciato (quasi sempre in azzurro, però, non come i Mattei) tiene dura la botta senza dimenticarsi di quella viscida e indegna campagna che gli è stata mossa contro, sulla sua propensione all’alleanza con i grillini (peraltro dai velenosi compatrioti PD). Coerente, senza dubbio. Bravo. Istituzionale. Dice no, aspettiamo che parli Mattarella. Detta la linea. Sicuro fosse quella giusta? O cattivi consiglieri? Ma Nicola gira, vecchie maniere, tra le piazze e le feste dell’Unità italiane e stringe mani, abbraccia, sorride sempre (ciao!) ma sulla comunicazione non ci siamo. O almeno così mi ripetono tutti. Pochi like, post poco accattivanti, spesso cose giuste ma sempre sempre sempre troppo pacate. Mediazione, unità, tutto un gran bene sì, ma parole complesse, concetti poco chiari. Così non si vince, mi ripetono in molti. Ma Riccardo Pirrone – social media manager di Taffo – si è detto pronto ed ha twittato: “È una chiamata alle armi social. Se voi ci siete, io ci sono!”. Noi ci siamo, ti aspettiamo. Ma alcuni dicono: “Non è il suo stile”. Ma il mondo della comunicazione è tutta una gran bella e infame novità, e Taffo è ormai un big-name grazie al 37enne romano. Alla fine senza peli sulla lingua, qual è la realtà? Che la gente che lo ha votato voleva un PD più a sinistra. Punto. Vogliamo più sinistra. Ci piaci, ma sii coraggioso. Ogni volta che qualcuno ripete meccanicamente “Ospitali a casa tua!” un laureato dall’altra parte del mondo muore, scrive Pirrone su Facebook. A me sembra di impatto. Oltre che a sinistra.

– PD. Il Partito democratico, male già dal nome. Come se non fosse una cosa normale, ora come ora (ancora), che un partito in Italia sia democratico. Debole. In ogni caso il PD, sembra che lo faccia apposta. Ognuno che dice una cosa diversa, uno che minaccia di creare il suo partito non appena rientrato. L’altro che sconfessa in un nano secondo tutta la linea politica affermata negli anni. Lo stesso che poco fa ci diceva “non mi sentirete parlare più” e quando c’è lo spazio: tac. Rieccolo, incamiciato (in white) ma sempre un po’ Mr Bean. E poi tu, segretario. Perché non hai riunito tutti intorno a un tavolo? Non hai fatto la voce grossa e li hai convocati per discutere la linea? Perlomeno accordarsi sulle dichiarazioni? Così non ci fate una bella figura, mi spiace doverlo ammettere. E intanto Maria Elena versione sirena ci fa volare. Ma non so se in alto o in basso.

– Di Maio. Sta alla frutta. È stanco ma abbronzato. Il doppio ministero e la vicepremiership lo hanno fatto soffrire a dovere e scappa per qualche breve ora nelle sue amate e inquinate spiagge campane. Ritrova un po’ di dignità sbarrando la porta a Salvini ma la tentazione è vicina. Premier? Mmm… “meglio io che Fico– si confida al telefono con un amico- lui? È troppo istituzionale e piace alle donne.

– Conte. Con quel capello leccato non lo posso proprio vedere. Fan base? Anziani sui social

– Fico. Per l’appunto: di nome e di fatto. Cosa fa nel Movimento ancora in pochi lo hanno capito. Aspettiamo di vederlo affianco a Bersani. Farebbero una bella coppia, per sconfessare Di Maio che sostiene che lui piaccia solo alle donne.  

– M5S. Da sempre assume comportamenti di chi nei “gangli” non c’è mai stato. Ed è proprio questa la sua forza più grande. Salvo poi farsi fare un cappottone di quelli brutti, tipo che la firma del decreto sicurezza bis è stato come passare sotto il tavolo da biliardino 5-6 volte in sequenza. Nudi. C’avesse pensato l’anno scorso a varare tutte le possibili maggioranze, forse forse avrebbe ancora il 30%. O forse no, forse il destino era quello di farsi ingurgitare dalle vecchie elites. Chissà. E Grillo qualche volta tenta un colpo con un post sul blog. Che tornando indietro si chiederà “Ma chi me l’ha fatto fa? Manco agli spettacoli vengono più quelli del Pd” che tra l’altro – si dice – fossero quelli che compravano più popcorn…

E quindi in sostanza una crisi noiosa, un’Italia noiosa che non sa nemmeno far naufragare un governo “a modino“. Sempre la stessa solfa. Anzi, stavolta ancora peggio. E vedremo gli sviluppi a breve, brevissimo. E ridendo c’è chi dice: manco la crisi sanno fare questi. Ma c’è una cosa, passata silenziosamente tra le righe, che è stata l’unica vera gioia, sopita e inaspettata della crisi del governo giallo-verde. Quando sul più bello dell’eventualità PD-5S si è parlato di Enrico Letta Premier. Posso dire convintamente che solo per quello è valsa la pena aprire la crisi. Evviva. 

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