Colombia e Farc: è finalmente pace

“No más secuestros, no más terrorismo, no más muertes, no más Farc”, è questo il grido che si è levato da ogni angolo della Colombia. Dopo quattro anni di negoziati tra governo centrale e Farc si è finalmente giunti al tanto atteso “sì”. Ma cosa sono le Farc e cosa prevede l’accordo di pace tra esse e Bogotà?

Il 24 novembre, il presidente della Colombia Juan Manuel Santos e il leader delle Farc Rodrigo Lodoño- noto come “Timochenko”- hanno firmato la nuova intesa di pace. L’incontro si è tenuto nella sala del teatro Colón di Bogotà, seguito dall’annuncio da parte di Santos che il nuovo accordo sarebbe stato ratificato dal Parlamento e, pertanto, non sottoposto a referendum come lo è stato quello precedente inaspettatamente bocciato lo scorso ottobre. Ma facciamo un passo indietro. Per comprendere le ragioni che hanno portato alla sottoscrizione della pace bisognerebbe conoscere cosa sono le Farc, quali sono state le conseguenze della guerriglia civile all’interno del paese colombiano, e quali sono i punti fondamentali dell’accordo di pace.

Con un breve excursus storico cerchiamo di capire cosa sono le Farc, qual è il loro raggio d’azione, il loro scopo e il loro sviluppo. Per definizione esse sono le cosiddette “Forze armate rivoluzionarie della Colombia- Esercito del popolo”. Nascono nel 1964 come un’organizzazione guerrigliera ribelle che trova la propria legittimazione nell’ideologia marxista. È la più antica e numerosa guerriglia dell’America Latina: si parla, infatti, di circa 9000 combattenti. Obiettivo principale è porre fine alle disuguaglianze sociali, politiche ed economiche e di contrastare l’intervento militare e l’economia capitalista statunitense. Al fine di portare in Colombia il cambiamento e le riforme strutturali richieste dal popolo, le Farc intrapresero la linea della resistenza e della lotta armata attraverso la pratica militare della guerra di guerriglia mobile. Unico scopo: sovvertire l’ordinamento statale colombiano per instaurare una democrazia popolare di stampo socialista.

Dopo circa vent’anni di guerra armata ininterrotta, nel 1984 firmarono con il presidente Belisario Betancur Cuartas gli “accordi della Uribe”. Tali accordi prevedevano il cessate fuoco, l’istituzione di elezioni popolari per governatori e sindaci, la decentralizzazione amministrativa e le garanzie per l’attività politica di tutti i movimenti. Gli accordi ebbero come risvolto fondamentale la creazione di un movimento politico legale chiamato “Unión Patriottica”, che rappresenta un unicum per quanto riguarda la legalità delle Farc. Infatti, il movimento venne sterminato fisicamente, ragion per cui le Farc abbandonarono la lotta politica legale e di massa per un ritorno alla lotta armata guerrigliera. Con il passare degli anni fu vano ogni tentativo di dialogo per un’apertura alla legalità e alla cessazione di azioni di guerriglia, tanto che nel 2002 dagli Stati Uniti e nel 2005 dall’Unione europea le Farc furono inserite in una lista di organizzazioni terroristiche. Nonostante ciò, i paesi latinoamericani e l’ONU- ad eccezione dei governi di Perù e Colombia – non le considerano come tali ma piuttosto come una forza belligerante.

Le conseguenze della guerriglia civile all’interno della Colombia sono state disastrose. Le Farc sono state responsabili di migliaia di sequestri per fini politici e di estorsione, di decine di migliaia “desaparecidos” e soprattutto di un’infinità di morti. Nel campo dei diritti umani, le Farc sono accusate da parte delle ONG (Organizzazioni Non Governative)- tra le quali Amnesty International- di ledere e pregiudicare le libertà fondamentali e i diritti civili dei cittadini colombiani e del genere umano in generale.

Dopo cinquantadue anni è però arrivato il fantomatico accordo di pace che risponde a quell’esigenza di rinnovo postulata da Santos. L’accordo appare più dettagliato e, soprattutto, al suo interno vi è la concretizzazione di questioni che fino ad ora avevano lasciato spazio alla libera interpretazione. L’accordo ha un carattere pedagogico con l’auspicio di creare più fiducia in una società da sempre trafitta da relazioni interpersonali conflittuali. I punti principali prevedono la non carcerazione dei membri delle Farc, a patto che riconoscano la verità all’interno del tribunale. Timochenko e tutti gli altri leader guerriglieri potranno fare politica perdendo però dei privilegi rispetto all’accordo precedente. La giurisdizione speciale della pace funzionerà entro un limite di tempo- fissato a dieci anni. Punti interessanti dell’intesa di pace sono quelli inerenti ai risarcimenti delle vittime e al narcotraffico. Per quanto riguarda le vittime, si sottoscrive che le Farc dovranno fare un inventario dei loro beni e delle proprietà che verranno utilizzati per il risarcimento delle vittime. Non sono menzionati il perdono pubblico e il perdono individuale. Sul narcotraffico, le Farc dovranno impegnarsi a fornire informazioni dettagliate e dovranno slegarsi dai clan mafiosi. Nell’accordo si parla anche del rapporto tra le forze dello stato e le Farc: non ci sarà una disparità di metro di giudizio. Si riconosceranno, inoltre, i crimini commessi specialmente nei confronti delle donne e delle minoranze etniche e indigene. Nell’accordo si affrontano anche i temi della proprietà privata e della riforma agraria. La proprietà della terra è da sempre il grande cavillo irrisolto della Colombia. Per tranquillizzare i proprietari terrieri si stabilisce che nessuna disposizione dell’accordo pregiudicherà il diritto alla proprietà privata. Ma quali saranno i costi del post conflitto? Nell’intesa si amplia il termine di implementazione per ridurre la pressione fiscale. I rapporti con i paesi esteri giocheranno un ruolo chiave.

Alla luce degli sviluppi nei rapporti tra governo centrale e Farc quali saranno i risvolti effettivi della pace? Dal 24 novembre la Colombia ha voltato pagina, ha deciso di lasciarsi alle spalle la lotta armata andando verso una società che dovrà fare i conti con un futuro incerto ripartendo dalle proprie ferite.

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