Corri, corri, corruttore…

(“Questa che vado a raccontarvi è una vera storia di Silvio delle Bandane, eroe contemporaneo, a cui lui stesso deve la propria libertà”. Dopo dieci anni, con un finale.)

 

C’era una volta, quando ancora “il cambiamento” si annidava tra il consiglio regionale lombardo e lo stadio San Paolo, il Secondo Governo Prodi.

C’era una volta, quando ancora Giuseppe Conte era un semplice avvocato e non “l’avvocato degli italiani”, l’Operazione libertà: una colossale compravendita di Senatori della Repubblica italiana, per rinstaurare la democrazia ai danni del comunismo.

C’era una volta, quando ancora quel demagogo di Beppe Grillo non sproloquiava di “estrarre a caso” i parlamentari, Silvio Berlusconi, pronto a sborsare tre milioni di euro per comprarsi il Senatore dell’Italia dei Valori Sergio De Gregorio, attraverso il faccendiere Valter Lavitola.

C’era una volta, “una storia italiana”.

Una storia (anche) d’amore.

Tutto iniziò quando un noto corteggiatore brianzolo decise di prendere «l’iniziativa dell’offerta e della promessa del denaro», annebbiato di dolcezza ed alfieriane passioni, ma anche fermo e netto nelle proprie convinzioni, con «assoluta coscienza e volontà di corrompere». Tuttavia, da buon gentleman, sempre rispettoso, «l’incontro delle loro volontà [fu] senza dubbio libero e consapevole». Si presume, inoltre, in assenza di costumi da religiose e crocefissi tra i seni.

L’amore, insomma, vinse sull’odio. Almeno per un po’.

Come per Bocca di Rosa, infatti, giunsero, con i pennacchi, ma soprattutto con gli avvisi di garanzia, i gendarmi. «Berlusconi ha, pacificamente», si suppone anche “pacatamente” e “serenamente”, «agito come privato corruttore e non certo come parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni». Tant’è, il “Reddito di cittadinanza” ancora non colpì l’iniziativa privata.

Inoltre, purtroppo, la Cassazione ha riconosciuto come il «divieto di remunerazione del munus publicum […] trova riscontro per ogni soggetto investito di pubbliche funzioni anche nel dovere di svolgerle con onore e disciplina». Nonostante gli avvocati di Berlusconi sostennero come la sua condotta fosse priva di dolo, sia «perché consapevole di agire come parlamentare e leader dell’opposizione con fine non utilitaristico, ma quello di potersi ripresentare agli italiani per ottenerne la fiducia», sia perché «tutti i precedenti giurisprudenziali, anche costituzionali, oltre che le decisioni parlamentari» gli sorridevano. Ammiccando.

I destini dei due, oggi, restano separati: uno, patteggiando, fu condannato a venti mesi; l’altro, invece, venne prescritto.

Si conclude, dunque, dopo dieci anni, una “vera storia (d’amore) di Silvio delle Bandane”. In attesa, ora, che se ne concludano tante altre: quelle, presumibilmente simili, con Razzi e Scilipoti, con il Movimento Italiani nel Mondo, con le escort e le escort testimoni, oltre, ovviamente, a quella del concorso con le stragi mafiose del ‘92-‘93.

Stessa storia. Stessa posto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *