Dalla A alla Z: Il governo del cambiamento

A. ANCORA TU, MA NON DOVEVAMO VEDERCI PIÙ? 27 maggio 2018. Sergio Mattarella: «Questo pomeriggio il professor Conte, che apprezzo e che ringrazio, mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina dei ministri che, come dispone la Costituzione, io devo firmare, assumendomene la responsabilità istituzionale. In questo caso il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni. Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia. La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari. Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che, al di là della stima e della considerazione per la persona, non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano. A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato, con rammarico, indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato». 1 giugno 2018. Conte, da Presidente del Consiglio, giurà fedeltà alla Repubblica, così Paolo Savona, nominato Ministro per gli Affari Europei. Il Presidente della Repubblica è garante e custode, oltre che della Costituzione, della pubblica presa per il culo.

 

B. IL BONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO. Ha destato sorpresa, al momento del giuramento, la svista del Ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, la quale avrebbe sbagliato a firmare dinnanzi al Presidente Mattarella. Tuttavia, c’è da capirla. Scelta per rappresentare l’Italia nel mondo in quanto avvocatessa di successo, s’è sentita di metter immediatamente in campo tutto il proprio talento: da buona difensore di Giulio Andreotti al processo per mafia, ha rimarcato quanto lei sia incline, come il proprio assistito, a non far mai nomi.

 

C. C’ERA UNA VOLTA… C’era una volta Matteo, scout con velleità da conquistatore del Nuovo Mondo e della nuova politica, da farsi rigorosamente in mocassino coordinato con aperitivo, per il quale «decidere non significa non ascoltare nessuno», ma che proprio «non volev[a] che gli altri decidessero i tempi». O qualsiasi altra cosa.  C’era una volta, poi, Enrico, amico dello scout, del quale, però, Enrico non aveva affatto fiducia, temendo possibili «inciuci» con la propria amata. «Non si fida di me», si struggeva le notti Matteo, «ma sbaglia. Io le cose le dico in faccia e sono le stesse che dico in pubblico: impareremo a conoscerci». E così, si fece subito conoscere, Matteo decise di fargli un regalo. Anzi, fece qualcosa di più, gli diede «un hashtag: #enricostaisereno. Vai avanti. Io mi fido di Letta, è lui che non si fida. Non sto facendo manfrine per togliergli» la propria amata. Eppure quest’ultima, una notte, complice anche Giorgio, sovrano annoiato, vecchio sporcaccione con velleità da Fra Cristoforo, fu da Matteo conquistata. Immediata nacque una storia d’amore, ancorché praticamente identica ad “Una storia italiana”. Un solo problema attanagliava Matteo: la sua bella tardava a concedersi a lui. Un “Sì”: solo questo Matteo desiderava. E così, porgendo la fatidica domanda, lo scout divenne perentorio: «Io non sono come gli altri», «credo profondamente nel valore della dignità della cosa», «se mi va male», «se [dirai] di no, prendo la borsettina e torno a casa», «vado via subito e non mi [vedrai] più». Ella si turbava ogni giorno di più, ma mai quanto il buon Matteo, recalcitrante sempre più: «Vincerò io», oppure «No, si va avanti», diceva quando gli amici chiedevano cosa avrebbe fatto in caso di sconfitta. E quest’ultima non tardò ad arrivare. E quel giorno Matteo, triste e sconsolato, annunciò: «Ho perso io», precisando «Sono dimissioni vere, ma non lascio». E così quella bella, troppe volte sedotta e abbandonata, capì la vera essenza di Matteo, che altro non desiderava, come i predecessori, che infilarsi nelle di lei mutandine. E quando i due si rincontrarono, qualche mese dopo, Matteo fu costretto ad accettare la pausa da lei imposta: se la «Facciano loro, se sono capaci!» ringhiò. Ma mentre pensava che «non [si può] entrare dalla porta ed uscire dalla finestra», magnanimo come sempre, accortosi delle di lei difficoltà nel proseguire senza di lui, per Matteo scontate, subito si rifece avanti: «La discussione potrà diventare più matura, non nel senso che [cambio il mio] posizionamento, ma nel senso che potremo discutere nel merito delle proposte». Matteo l’avrebbe aiutata, ma la domanda sarebbe stata sempre la stessa: “Sì o no?”. E così questa decise di scappare definitivamente con un bel ragazzo, ancorché impotente, e due amanti, nemmeno troppo segreti.

 

D. DIECI VACCINI PER ME POSSON BASTARE! Dice il Ministro degli Interni Matteo Salvini che «dieci vaccini obbligatori sono troppi», anzi, sono «inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi». Risponde la Ministra della Salute Giulia Grillo, volendo «solo precisare che l’obbligatorietà è un argomento politico, che ha a che fare con una strategia di tipo politico» e che «le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica», perché «la politica non fa scienza, la scienza la fanno gli scienziati. La politica decide quale strumento vuole utilizzare». Volendo, inoltre, «ribadire, ancora una volta, […] che i vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria». Conclude il Ministro Salvini, rispondendo che «c’è un’alleanza Lega-M5S e bisogna ragionare anche con gli alleati: al ministro Grillo ho iniziato a parlare di questi temi e dunque continueremo, perché ritengo che dieci vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi, se non dannosi». Più che un Governo, una sintesi tra una tesi e la propria antitesi. Che val bene un vaccino.

 

E. EDUCAZIONE FISICA. Chi sa fa. Chi non sa insegna. Chi non sa insegnare insegna educazione fisica. E chi non sa insegnare educazione fisica fa il Ministro dell’Istruzione.

 

F. FAMILIARE. Dice Lorenzo Fontana, Ministro della Famiglia e della Disabilità, che «per [lui] le famiglie arcobaleno non esistono». Ora si attende che i suoi collaboratori gli spieghino che sia “Claudia” che “suo marito” esistevano.

 

G. AL PUNTO G. Dice il Ministro Di Maio che il Presidente francese Macron, con il suo atteggiamento, «rischia di diventare il peggior nemico dall’Italia». Intimidito, pare che il francese, per allinearsi, sia corso dalla prima minorenne tunisina con parenti egiziani.

 

H. L’H, COME DI MAIO, MUTA. Luigi Di Maio, 27 maggio 2018: «Bisogna mettere in Stato di accusa il Presidente [della Repubblica]. Bisogna parlamentarizzare [la crisi] anche per evitare reazioni della popolazione». Luigi Di Maio, 29 maggio 2018: «Per quanto riguarda l’impeachment, prendo atto che Salvini non lo vuole fare e ne risponderà lui come cuor di leone, ma purtroppo non è più sul tavolo, perché Salvini non lo vuole fare e ci vuole la maggioranza». Con cuor di leone, Di Maio ha preso atto che bisogna evitare le reazioni di Salvini.

 

I. INTERESSI DI CONFLITTO. «Non sussiste alcun conflitto d’interessi». Così ha seccamente replicato l’entourage del neo-ministro della Difesa Elisabetta Trenta, dopo che il deputato PD Michele Anzaldi aveva fatto notare come «non soltanto la neo-ministra è sposata con un colonnello dell’Arma a capo dell’ufficio della Difesa che si occupa di tutti i contratti degli armamenti, ma proviene da realtà economiche private impegnate proprio nel campo militare…». Fortunatamente, a seguito di un tweet di David Carretta, corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale, che segnala un articolo del settimanale francese “Le Point”, il caso si è sgonfiato: «La società SudgestAid del futuro ministro della Difesa fornisce mercenari in Medio Oriente». È il “Governo del cambiamento”, bellezza: dal conflitto d’interesse all’interesse per il conflitto.

 

L. AL LAVORO. Dice Luigi Di Maio, Ministro del Lavoro, che «se lavoreremo bene potremo ricucire il Paese soddisfando le esigenze delle persone». Il Ministro del Lavoro, al lavoro.

 

M. MAI DIRE MAFIA. Dice il Ministro degli Interni Matteo Salvini, particolarmente attento alla questione sicurezza e criminalità, che si devono «chiudere tutte le cartelle esattoriali di EquItalia per cifre inferiori ai 100.000 euro», che «non ci dovrebbe essere alcun limite alla spesa» in contanti e che «ci sono 2500 personalità sotto scorta in Italia [mentre] in Gran Bretagna e Francia ne hanno un centesimo, quindi sicuramente c’è da tagliare». Dopotutto, c’è nero, “un”, e nero, “il”.

 

N. NON VENGO DALLA LUNA. Dice Carlo Sibilia, sottosegretario M5S agli Interni, che lo sbarco sulla luna «è controverso… Sono tanti gli episodi controversi. Al Monte dei Paschi di Siena, ad esempio, sono spariti centomiliardi, c’è un morto di mezzo e non si trova un responsabile. Come dice Gianna Nannini: “Sei nato nel paese delle mezze verità”». Tanto controverso, che a dirlo era Fabri Fibra.

 

O. O UN ONG, CHE FACCIO, LASCIO? Dice Danilo Toninelli, Ministro delle Infrastrutture italiano, in merito ad una qualunque nave solchi il Mediterraneo, nel caso particolare la Lifeline, che «la porteremo in Italia dove dovrà fermarsi perché la sequestreremo: è una nave apolide che non può navigare in acque internazionali». Anzi, «la nave ong Lifeline batte illegittimamente bandiera olandese, visto che non è registrata in quel Paese». Anzi, «è una nave apolide che non dovrebbe e non potrebbe navigare in acque internazionali. Potrebbe essere considerata una nave pirata». Ricapitolando: il Ministro delle Infrastrutture italiane processerà, previa requisizione, dei cittadini non italiani, i quali si trovano su navi non battenti bandiera italiana, per presunti reati commessi in acque internazionali, forse straniere, tra i quali spiccherebbe l’essere apolidi. Ricapitolando: Toninelli ha processato.

 

P. PROFETI E PATRIE. Dice Matteo Salvini che «ogni paese ha il profeta che si merita»: «Balotelli parla di integrazione» e lui, invece, fa il Ministro degli Interni.

 

Q. QUIZ SHOW. Tagadà, La7, martedì 19 giugno. Il giornalismo italiano è alle prese con l’ennesima scottante inchiesta: “Indovina il ministro”. Ospiti, pronti ad essere torchiati sulla pubblica piazza, il Sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, il leghista Armando Siri, ed il senatore PD Franco Mirabelli. Quest’ultimo, al secondo indizio di “Indovina il ministro”, temendo l’immediato arrivo del boia, senza che nemmeno accorrano giudice e giuria, risponde: «È Toninelli». L’esponente della maggioranza però, pavido, preparato, quasi scocciato, lo corregge: «Toninelli non è ministro». «Come non è ministro, Toninelli?» ribatte Mirabelli, facendo insorge Siri: «Toninelli non è ministro». Cala il gelo. Mentre Siri, dopo un breve ricalcolo, ripete: «Toninelli non è ministro». E dunque, dribblando alcuni orsi polari, destreggiandosi tra svariati pinguini giunti in studio per l’occasione, ritrovata ottima ricezione del Wi-Fi, Siri ripete la sua risposta definitiva (purtroppo alla domanda di Mirabelli): «Toninelli non è ministro». «Certo che è ministro» ribadisce Mirabelli, stoico nell’evitare un’ormai scontata ipotermia, «è alle Infrastrutture». Prende così la parola Siri, che con un pugnale tra i denti, a cavalcioni sulla prua d’una fedelissima riproduzione del Titanic, effettuando l’ultimo ricalcolo, affonda il colpo: «Alle Infrastrutture c’è…», “Oddio, come si chiamava”, «C’è…», “Non ci credo, ho guardato ieri su Wikipedia, devo ricalcolare”, «C’è», “Fottuto Internet Explorer, se solo mi ricordassi come si chiama quel tizio che vedo sempre in ufficio”, «C’è», mentre un intero Paese rimane col fiato sospeso… «Ah, sì, Toninelli. Scusa».

 

R. RAZZI SUOI, RAZZI NOSTRI. Recentemente, sempre attento alla scena internazionale, l’ex senatore Antonio Razzi ha espresso enorme soddisfazione per la progressiva distensione tra Corea del Nord e Stati Uniti, dicendosi «fiero ed orgoglioso di quanto ho cercato di fare usando solo ed unicamente il buon senso», raccontando alcuni aneddoti sulle proprie, ed indiscutibili, doti diplomatiche. Pare, infatti, stando al racconto dell’ex senatore, che Kim Jong-un «tifa Inter. Io Juve. Juventinissimo. Ma non abbiamo mai parlato di calcio. C’è troppa rivalità tra Inter e Juve, non volevo creare un motivo di attrito tra noi. Di mezzo c’era la pace del mondo. Pensavo, ridendo: Antò, non parlare della Juve a un interista, sennò poi questo qua ti spara!». Pensava. Ridendo.

 

S. SINISTRA SINISTRA. Dice l’ex ministro degli Interni PD Marco Minniti che, sull’immigrazione, «nel giro di quindici giorni il nazional-populismo ha riportato il conflitto dentro l’Europa: un tutti contro tutti dove l’Italia si ritrova isolata e l’UE rischia l’implosione». Effettivamente, il conflitto sarebbe bene lasciarlo a morire nei lagher libici. Sinistro.

 

T. IL TRENO DEI DESIDERI (O DEL SONNO DELLA RAGIONE). Dice il segretario della Lega Matteo Salvini, in campagna elettorale, che «ci vuole una pulizia di massa anche in Italia», «via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti». Dice il Ministro degli Interni Matteo Salvini, in campagna elettorale, che sta «facendo preparare dal Ministero degli Interni un dossier sui rom [per fare] un censimento, un’anagrafe. […] Poi, i rom italiani purtroppo te li devi tenere in Italia». In attesa della pubblicazione degli orari dei treni, che, non si dubita, saranno sicuramente in orario, si aspetta ora di conoscere la strategia per la linea Maginot che, com’è noto, è questione primaria per importanza in Italia.

 

U. UNA RICOSTRUZIONE, FEDELE. Breve ricostruzione della conversazione tra Conte e Di Maio, svoltasi in un qualsiasi palazzo romano comprensivo dell’acquario dei sottosegretari e d’una poltrone in pelle di migrante.

– Prego, si accomodi, si sieda qui.

– Ma come, al suo posto?

– Certo, un sorso d’acqua, un tozzo di pane?

– Ma, scusi Conte, io mangiare con lei?

– Certo, che differenza c’è tra me e lei?

– Ma, abbia pazienza, ma come che differenza c’è? Non mi vorrà mica dire, signor Duca Conte, che siamo uguali io e lei? Voi siete i “tecnocrati”, il “governo tecnico”, noi siamo i “cittadini”, i “portavoce”.

– Ma, caro Di Maio, è solo questione di intendersi, di terminologia: lei dice “tecnocrati” e io “professionisti”, lei dice “governo tecnico” e io “governo del cambiamento”, lei dice “portavoce” e io dico “avvocato degli italiani”, ma per il resto la penso esattamente come lei.

– E come, Altezza, come (Grillo)?

– Io, come lei, sono un uomo illuminato, e come lei sono convinto che a questo mondo ci sono molte ingiustizie da sanare, la penso esattamente come lei. E come il nostro caro Vicepremier Salvini.

– Ma come, mi scusi, Sire, non mi vorrà mica dire, scusi il termine, che lei è un “grillino”?

– Beh, proprio un “grillino” no. Vede, io sono un medio-progressista.

– Ah… Ma in merito a tutte queste rivendicazioni ed ingiustizie, lei che cosa consiglierebbe di fare, Maestà?

– Ecco, bisognerebbe che, per ogni problema nuovo, tutti gli uomini di buona volontà, come me e come lei, cominciassero a incontrarsi, senza violenze, in una serie di civili e democratiche riunioni su un blog, fino a che non saremo tutti d’accordo.

– Ma, mi scusi, Santità, in questo modo ci vorranno almeno mille anni!

– Posso aspettare, io.

– Grazie.

 

V. DAL VANGELO SECONDO SALVINI. Dice Matteo Salvini, l’uomo che ha portato il Verbo (e la ruspa, non necessariamente in quest’ordine) in campagna elettorale e la Croce in piazza (ma solo per poi ottenerne un’altra qualche giorno dopo), che è «giusto che i ricchi paghino meno tasse». Tant’è, oggi in Italia vengono «prima gli italiani», non certo «gli ultimi». Dunque, se è vero, come si legge nel Vangelo, che «dei poveri è il Regno dei Cieli», è bene che i ricchi vengano in Italia: sarà preso il loro regno. Un paradiso. Fiscale.

 

Z. DALLA A ALLA Z. Ma, sinceramente, a voi, col “Governo del cambiamento”, sembra cambiato qualcosa? I ristoranti sono pieni.

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