Diventare virali senza volerlo: la storia di don Cossu

Da circa due settimane il web e i social (in particolare Facebook) sono inondati da titoli del genere: “L’esercito del Cristo: il video virale di Don Alessandro Cossu”, “Il prete showman di San Teodoro diventa star del web”, “L’esercito del Cristo fa il giro d’Italia”, “Insulti e minacce al parroco don Cossu”. Il video diventato “virale” ha come protagonista involontario don Alessandro Cossu, che ha rivisitato canzoni pop in chiave “spirituale”. Il video però è stato condiviso da migliaia e migliaia di persone ed ora don Cossu si trova ad affrontare una popolarità non richiesta. Noi di Atlas abbiamo voluto andare in profondità e capire cosa si prova a diventare virali senza volerlo. Per questo abbiamo posto alcune domande al protagonista di questa vicenda.

Ci racconti un po’ di Lei. Chi è don Cossu?

Sono un “semplice” uomo, sacerdote del nord Sardegna, che esercita il proprio ministero sacerdotale come parroco nella parrocchia di San Teodoro e come docente di Teologia e Scienze Patristiche in alcune facoltà teologiche della Sardegna. Provengo da una famiglia semplice e numerosa dove ho imparato il rispetto e l’amore (otto figli, di cui quattro sorelle e quattro fratelli) e che considero la ricchezza più grande che Dio mi ha donato nella vita. Prima di entrare in seminario ero un giovane come tanti altri: ho iniziato a lavorare dall’età di dodici anni in macelleria e poi ho cambiato tanti lavori divenendo un gran lavoratore e sognatore. Mi sono diplomato da adulto alle magistrali, ossia a vent’anni, mentre lavoravo e seguivo il mio sogno di ragazzo: diventare un cantante e uomo dello spettacolo. Ho studiato anche un po’ del “mondo dello spettacolo” facendo corsi intensivi di musica, canto, scrittura dei testi etc. Mentre seguivo però i miei sogni e continuavo a lavorare e sognare, oltre alle mie esperienze affettive con diverse ragazze, mi sono trovato nel mondo della sofferenza a Lourdes la mia vita è cambiata. Per schiarirmi le idee sono stato in Africa per un periodo e lì ho capito che il Signore mi stava chiamando alla vita consacrata. Sono sacerdote da quasi dieci anni: sei anni a Roma come studente e come collaboratore di un convitto di laici studenti per cinque anni c.a., poi un anno come rettore di un altro convitto. Dopo questa esperienza romana e dopo la specializzazione, il vescovo mi ha richiamato in Sardegna per servire la Diocesi come referente della Pastorale Giovanile Diocesana e come parroco della parrocchia di San Giuseppe in Golfo Aranci (Rudalza-Porto Rotondo-Marana) per tre anni. Da un anno, come già detto, il vescovo ha deciso di darmi la parrocchia di San Teodoro. Sono un sacerdote come tanti, ossia serio e attento alle persone. Amo stare con la gente in generale e il mio fine, come quello di ogni altro sacerdote, è mettere Dio nelle relazioni che ogni giorno costruiamo. La parrocchia che mi è stata affidata è particolare: è composta di tante frazioni e come popolazione non raggiunge le cinquemila anime nel periodo invernale, mentre nel periodo estivo raggiunge cifre assurde: anche le cento mila. È una parrocchia composta da popolazione sarda-galluresi, barbaricini, campidanesi e da popolazione proveniente da tutta Italia che per motivi di lavoro si è trasferita in Sardegna.

Qual è stata la prima cosa che ha pensato quando ha visto il video in rete? E qual era l’intenzione originaria del video?

Credevo di conoscere bene Internet, anche se non immaginavo che avesse questa potenza immediata di divulgazione. Appena ho messo il video mi sono fatto una risata e ho pensato che qualcuno dei parrocchiani si sarebbe fatto una risata e che i ragazzi vedendo il proprio parroco “metterci la faccia” avrebbero avuto più coraggio tanto da coinvolgerli: e così è stato. Infatti il fine di quel video era molto bello, cioè sbloccare la vergogna dei ragazzi. Credevo che ci fossero dei diritti e che quando uno mette un video e dopo un po’ lo toglie, tutto finisce. Invece non sono stato, e non sono più, padrone dei miei diritti e dei miei video (uno messo in rete da me e uno messo in rete da non so chi: anche questo è una privazione dei miei diritti) tanto che ormai girano dappertutto senza il mio consenso.

Che effetto le ha fatto leggere i commenti negativi?

Non sono il tipo che bada alle critiche superficiali. A dire il vero non ho neanche avuto tempo di leggerle. Sono stati gli amici e i parenti che man mano che leggevano mi inviavano le foto di alcune critiche scontate. Credo che quando uno diventa un uomo pubblico è chiaro che si può piacere o no, ma le critiche esageratamente cattive scritte tanto per sfogare il proprio odio verso Dio e verso la Chiesa o verso gli uomini di Chiesa (ad esempio: ricchezza, pedofilia, bestemmie etc.), è già previsto dalla scelta che ho fatto e non gli do nessuna importanza. Però quello che mi dispiace è che le persone che mi amano hanno sofferto per questo motivo. Io no!

Anche all’interno della Chiesa vi sono state critiche?

Vi sono state critiche costruttive da parte delle autorità della Chiesa, sì, come ad esempio il vescovo e i miei confratelli sacerdoti: almeno quelli che hanno un rapporto affettivo con me e che si possono permettere di dirmi ciò che pensano. Sicuramente qualcuno da ogni parte dell’Isola e della penisola mi avrà anche criticato in malo modo, ma ripeto, non considero le critiche di chi non mi conosce e da chi non mi ama. Tuttavia credo che non siano superficiali come invece quelle dei gruppi di “tradizionalisti” provenienti dalla chiesa nascosta/bigotta.

Come si fa a gestire la “popolarità non richiesta” da un giorno all’altro?

La popolarità è una brutta bestia: ti solleva immediatamente e allo stesso tempo, se non si sta attenti, ti schiaccia. La mia vita non è cambiata per niente. Io sono e rimango sempre il solito parroco e il solito uomo. Da un momento all’altro ho ricevuto tante di quelle chiamate alle quali ho risposto sempre con molta gentilezza e con molta simpatia, ma senza perdere il mio tempo per quello per cui sono stato chiamato. Ho detto sì a diverse richieste quando era possibile e no quando non lo era. Non c’è per me un personaggio pubblico più importante dell’altro. Per me solo Dio ha la priorità e i bisognosi, gli altri possono aspettare. Quando un prete non si dimentica il fine della sua vita, la popolarità non gli cambia la vita.

Come inciderà, secondo lei, questa vicenda nella sua vita?

Ho già risposto, in fine dei conti. Però ancora non so se questo che sta succedendo è un seme di progetto che viene da Dio, quindi da migliorare e gestire in diverso modo: oppure no. Pertanto, con l’aiuto del mio padre spirituale e con la preghiera, attendo e vedo il da farsi.

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