Ecomafie: la criminalità è servita in tavola

Dagli inizi del ‘900 uno dei reati primordiali della nascente criminalità organizzata di stampo mafioso fu l’abigeato: il furto del bestiame. Reato tipico di un contesto legato alla tradizione post-feudale e latifondista, l’abigeato è l’espressione primaria di quell’interesse che, le differenti organizzazioni criminali, hanno coltivato e continuano a coltivare per il settore agroalimentare.

Il terzo appuntamento del nostro approfondimento è incentrato per l’appunto sul fenomeno dell’agromafia. Sembrerà curioso ma è proprio questa la filiera della criminalità ambientale in cui individuiamo il maggior numero di infrazioni.

L’agromafia comprende diversi campi all’interno dei quali la criminalità organizzata è riuscita ad infiltrarsi nei decenni; dalle truffe per ottenere finanziamenti pubblici a sostegno di colture specifiche,  alle attività illecite in campo agricolo. Dalla produzione di merce contaminata a causa dell’inquinamento territoriale – dovuto alla proficua attività di smaltimento illecito di rifiuti – al business della contraffazione del Made in Italy che esporta il problema dell’agromafia verso l’intero globo. E ancora seguono, il trasporto, la distribuzione, la vendita dei prodotti e l’ormai famoso reato di caporalato.

[=Il caporalato è una forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera, specialmente agricola, attraverso intermediari (caporali) che assumono, per conto dell’imprenditore e percependo una tangente, operai giornalieri, al di fuori dei normali canali di collocamento e senza rispettare le tariffe contrattuali sui minimi salariali.]

Ed è così che in un batter d’occhio le organizzazioni di stampo mafioso controllano larghi spicchi del settore agroalimentare italiano “dai campi al piatto”.

Nel 2015, nonostante fosse l’anno di Expo, il valore complessivo dei beni sequestrati al business agroalimentare mafioso è più di 586 milioni di euro e cresce nel 2016 fino a quasi 704 milioni. L’arricchimento attraverso il settore agroalimentare sembra portare diversi frutti alla criminalità organizzata tanto che, nel 2017, il valore dei sequestri è pari a 1. 027.075.260 euro.
Tra i settori favoriti fin dal 2015 impera quello ittico – pesce congelato e fresco, crostacei, novellame, molluschi e datteri – seguito poi dal commercio illecito della produzione vinicola e di olii extra vergine d’oliva, sempre più spesso marchiati DOP, DOC, IGP, IGT nonostante la provenienza criminale.

Alla lotta contro l’agromafia partecipano attivamente Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare; i quali ogni anno pubblicano il rapporto “Agromafie: sui crimini alimentari in Italia” con l’obbiettivo di tener viva l’attenzione sul tema e magari, riuscire a sensibilizzare, l’opinione pubblica tanto quanto il settore imprenditoriale; verso il grande impatto che questo fenomeno criminoso comporta.
Ed è proprio la Coldiretti – organizzazione sindacale di rappresentanza di persone e imprese che operano nelle attività connesse all’agroalimentare – a porre l’accento su un altro dei settori in cui le mafie spopolano: la ristorazione. Secondo il presidente Roberto Moncalvo 5000 ristoranti italiani sono in mano alla criminalità organizzata di stampo mafioso.
Dagli ultimi dati risulta che, il volume complessivo d’affari annuale salga costantemente; registrando un avanzamento del 30% nell’ultimo anno. Nel 2017 difatti, il business dell’agromafia è salito a 21,8 miliardi di euro.

L’agroalimentare difatti, secondo la Coldiretti:

“consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la vita quotidiana della persone. Grazie ad una collaudata politica della mimetizzazione, le organizzazioni riescono a tutelare i patrimoni finanziari accumulati con le attività illecite muovendosi ormai come articolate holding finanziarie, all’interno delle quali anche i supermercati rappresentano efficienti coperture, con una facciata di legalità dietro la quale non è sempre facile risalire ai veri proprietari ed all’origine dei capitali”.

 Il business si estende poi a macchia d’olio alla contraffazione del Made in Italy. Le inchieste rivelano come la falsificazione della provenienza dell’ortofrutta sia per le organizzazioni criminali un affare molto fruttuoso. Difatti, secondo la Direzione Nazionale Antimafia i prodotti del Nord-Africa vengono spesso stoccati e commercializzati come italiani soprattutto all’estero. Le produzioni pregiate tipiche come la mozzarella di bufala, il parmigiano reggiano, i pomodori, l’extra-vergine e il vino sono i prodotti maggiormente contraffatti.
A ciò si aggiunge quello che Coldiretti definisce come “marchio Mafia“; la nascita di un grande giro d’affari europeo che danneggia gravemente l’immagine della produzione agroalimentare italiana. Il sugo piccante rosso sangue Wicked Cosa Nostra del Missouri, le spezie Palermo Mafia shooting della Germania, la SauceMaffia tipica salsa per le patatine fritte belga, Il Padrino vino in produzione nella Napa Valley e il caffè Mafiozzo di provenienza bulgara. Questi, solo alcuni dei brand che spopolano nel grande business del marchio Mafia che ha portato ad una mobilitazione nazionale di migliaia di agricoltori italiani.

A conclusione, una piccola parentesi merita di essere aperta per quanto concerne tre dei mercati ortofrutticoli più grandi di Italia; dove le infiltrazioni della criminalità organizzata sembrano sprecarsi. Il mercato di Vittoria nel Ragusano, quello di Milano e il Mof – mercato ortofrutticolo di Fondi (LT) che tra l’altro è il secondo per grandezza in Europa dopo quello di Parigi.
Le inchieste hanno rivelato che il Mof è a grande partecipazione mafiosa e al suo interno convivono e collaborano Cosa Nostra, Ndrangheta e camorra. Il pentito Gianluca Costa, di Gela, ha rivelato l’esistenza di un patto tra i Corleonesi e i Casalesi per la gestione del mercato ortofrutticolo in Italia.
Secondo Costa il patto prevede che la camorra si occupi dell’agricoltura e la mafia siciliana dei trasporti. Sky riporta poi la commistione dell’organizzazione criminale calabrese:

Da questi cancelli buona parte della merce non esce senza l’ok dei Casalesi. Non c’è camion di frutta o verdura che si muova senza che loro lo sappiano. Ma dentro [al mercato di Fondi] fra diretto e indotto lavorano più di 3500 famiglie che muovono 11 milioni di quintali di prodotto. Nato nel 1974 con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno oggi ha quasi 20 ettari di superficie – è un via vai continuo di camion che vengono e ripartono. […] Secondo le indagini fin dagli anni ’70 si spartiscono pezzi importanti dell’economia Ndragheta e camorra ma senza dare nell’occhio; si mantiene bassa intensità. A Fondi non si spara, non si contano i morti ammazzati e spesso non c’è nemmeno bisogno di minacciare e intimidire per accaparrarsi le primizie dell’agricoltura facendo fuori la concorrenza. I rappresentanti della camorra devono solo dire chi sono, i nomi dei potenti e gli altri alzano le mani.

I contadini sottostanno al regime dell’omertà e si accontentano di vendere i prodotti ai prezzi stabiliti dalla criminalità e ugualmente, i produttori vivono in un regime che va dalla connivenza alla vessazione, subiscono vittimizzazioni, minacce, estorsioni e soprusi. Nell’ultimo anno, proprio a contrasto delle infiltrazioni mafiose al Mof è stato eseguito dalla Finanza il sequestro di 3 milioni di euro a Carmelo Tripodo, considerato capo di una cosca di Reggio Calabria, focalizzato a maggioranza proprio sul business del mercato di Fondi.

Così grazie alla filiera dell’agroalimentare il mafioso criminale, militare, assassino, cede il posto al “colletto bianco in doppiopetto” restando sempre al passo con il nuovo mondo globalizzato, con le tecnologie che hanno rivoluzionato il mercato, la finanza e il cibo.

 

*Per quanto riguardo il reato del caporalato, a questo, vista l’importanza connessa allo sviluppo legislativo a riguardo e alla ormai troppo citata “retorica anti-migranti”, sarà dedicato un approfondimento specifico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *