I fatti del 2016: Le elezioni in Russia

Le elezioni della Duma , che si sono tenute il 18 settembre di quest’anno, hanno mostrato come la Russia sia l’unico paese, tra i leader mondiali attuali, in cui il consenso per l’ establishment è rimasto altissimo. Questo è in forte controtendenza rispetto all’ondata scettica alla politica tout court che si è registrata in tutto l’occidente, a partire dalla Brexit, fino ai partiti antisistema e all’elezione di Trump. Quasi a beffare l’occidente e le sue debolezze strutturali, alle elezioni di settembre Russia Unita, il partito di Putin e del suo braccio destro Medvedev, prende il 54,21% dei voti. Questi fanno ottenere al presidente 343 seggi su 450, così da superare la soglia dei 2/3, necessaria per una modifica della Costituzione. Il portavoce di Putin ha affermato che questi risultati dimostrano l’estrema fiducia del popolo russo nel suo presidente. Questo è sicuramente vero, ma anche altri fattori hanno inciso nell’alto consenso ricevuto da Russia Unita alle urne.

Uno di questi è il fatto che le elezioni, che inizialmente dovevano tenersi il 4 dicembre, sono state anticipate a settembre, mossa che è stata vista da molti osservatori internazionali come un tentativo di danneggiare le opposizioni. Di fatto, nonostante l’ampio consenso ricevuto da Russia Unita anche nel 2011, che portò il 49% dei voti, si pensava che gli effetti della crisi economica, che il paese ha dovuto affrontare in questi anni, portassero a una contrazione dei consensi. Ma la realtà si è dimostrata completamente diversa: le opposizioni sono state nuovamente schiacciate dalla volontà popolare pro Putin, perdendo molto sostegno popolare. Va registrato comunque che la contrazione dell’affluenza alle urne è rilevante: 47.88% contro il 60% del 2011. Questo potrebbe essere spiegato dalla forte azione politica delle opposizioni durante la campagna elettorale pre 2011, che non ha avuto la stessa rilevanza quest’anno. Putin ha sottolineato in ogni caso come l’affluenza di oggi sia un ottimo segno di partecipazione popolare.

Un ulteriore dato interessante su queste elezioni è che, per la prima volta, hanno votato, in un’elezione russa, anche i cittadini della Crimea, che si è federata alla Russia nel 2014 dopo la sua indipendenza dall’Ucraina. La questione, che come è noto, è molto controversa, si è conclusa con un trattato tra la Federazione Russa e la Repubblica di Crimea sulla sua adesione alla prima. Questo atto non è riconosciuto dall’Ucraina, che considera ancora oggi la Crimea territorio “temporaneamente occupato”. L’adesione della Crimea e la sua partecipazione al voto è stata sicuramente un fattore, seppur di peso non enorme, che ha aumentato la percentuale di consensi ricevuti da Russia Unita, in quanto è grazie a Putin stesso che la regione ha potuto raggiungere la tanto agognata indipendenza.

Le questioni attorno alla politica russa sono sempre di difficile analisi da parte di noi occidentali. Sicuramente i risultati elettorali attuali sono segno di una controtendenza rispetto a ciò che sta avvenendo in occidente, ma, come abbiamo tentato di mostrare, questo dipende non solo dal forte appoggio della popolazione a Putin, ma anche da dinamiche interne a dir poco peculiari che meritano sicuramente un’analisi più approfondita.

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