G7, cronaca di un fallimento

Si è concluso ormai da diversi giorni il G7, vertice delle maggiori 7 potenze industrializzate del mondo: ne hanno preso parte Donald Trump, Angela Merkel, Emmanuel Macron, Theresa May, Paolo Gentiloni, Shinzō Abe e Justin Trudeau. Sono stati membri aggiuntivi Juncker e Tusk, rispettivamente Presidente della Commissione Europea e Presidente del Consiglio Europeo.

La manifestazione ha occupato ogni spazio lasciato da Totti e dal Giro d’Italia nella cronaca nazionale, nelle testate, nell’opinione degli utenti di internet. Temi principali? Chi è più bello tra Macron e Trudeau, quanto è bello l’abito da 51mila dollari di Melania Trump, la bontà di Gentiloni che stringe la mano ad una addetta alle pulizie, il magnifico menù della cena a Taormina.

Tratteremo successivamente le questioni più rilevanti, ma, nel frattempo, se sei tra quelli che hanno prestato più attenzione alle tematiche sopracitate, il resto dell’articolo può risultare superfluo.

Per raccontare il primo fallimento, datato aprile 2017, facciamo un passo indietro.
2016: Renzi annuncia la decisione di spostare il G7 da Firenze a Taormina perché si possano abbattere gli stereotipi legati alla Sicilia, e per rivalutarne la bellezza.
Aprile 2017: sull’app dedicata all’accreditamento stampa dei giornalisti esteri, esce una locandina raffigurante un uomo siciliano con la coppola e la sigaretta in bocca, che getta uno sguardo malandrino verso una bella ragazza che passa con gli occhi rivolti verso il basso.
La notizia farà immediatamente il giro di tutta Italia finché non verrà rimossa, ma, se ripensiamo alla locandina promossa dal Ministero della Sanità “Scegli le compagnie giuste”, lo scalpore non sarà neanche troppo.

Co-protagonista di un’altra assurda gaffe è niente meno che Mamma Rai. Durante la diretta televisiva del G7 comparirà, sul bellissimo sfondo di Taormina, un sottotitolo imbarazzante: “Taormina, provincia di Catania”.
Co-protagonista, perché la colpa è condivisa con chi ha scelto il Sindaco che avrebbe aperto la cerimonia del vertice mondiale.
La scelta più ovvia sarebbe dovuta ricadere su Renato Accorinti, sindaco della città metropolitana di Messina, o al limite su Eligio Giardina, primo cittadino di Taormina.
Invece, forse per affinità politiche (preferisco non complottare a riguardo), forse per la spiccata attitudine antisistema di Accorinti, la scelta è ricaduta su Enzo Bianco, sindaco della città di Catania.
Immaginate: è come se il G7 si fosse tenuto in un comune in provincia di Firenze, e a fare gli onori di casa avessero scelto il sindaco di Pisa.
A detta di tanti si tratta di uno sgambetto istituzionale, altre voci incolpano l’inadeguatezza di Accorinti.

Un’altra nota dalla multiforme interpretazione vede ancora protagonista Renato Accorinti. Il sindaco di Messina avrebbe urlato a Trump, a concerto concluso: “Trump, peace, no war”, mentre indossava una maglietta con su scritto “We welcome migrants, we are all migrants”.
Immediatamente si è scatenato lo sdegno di qualche partecipante, ma soprattutto del web: tra chi parlava di inadeguatezza del personaggio, chi lo riteneva poco rispettoso, chi invece ha saputo leggere tra le righe al di là dei modi di fare.
Ci si poteva aspettare di tutto, ma insultare o prendere le distanze dal sindaco di Messina perché ha espresso il suo dissenso nei confronti un negaziosta dei problemi ambientali che promette di costruire muri (muri? Nel 2017?), di sganciare la madre di tutte le bombe, ce lo si poteva aspettare un po’ meno.

Il più grosso fallimento, però, è politico. Sarà d’accordo Angela Merkel, che alla fine dei lavori ha apostrofato il G7 come “Insoddisfacente”, un po’ meno Gentiloni che si è detto soddisfatto di quello che ha definito “il vertice più impegnativo degli ultimi anni”.

Tra le macrotematiche che sono state affrontare figurano il terrorismo, i migranti, il commercio e il clima.

Sulla questione terrorismo c’è stato grande consenso, e sembra l’unica tematica in cui si è riusciti a raggiungere un accordo: è stato firmato un protocollo volto a bloccare ogni forma di finanziamento per le cellule terroristiche. Non solo: è tra le priorità abbattere la piaga fondamentalista sul web, con azioni di censura tempestiva.

Luci e ombre sulla questione migranti. Si è raggiunta un’intesa circa l’importanza dei 7 stati nell’accoglienza e nell’aiuto ai migranti, fermo restando, però, che gli Stati sono sovrani e possono controllare i confini ed il numero di ingresso degli stessi al fine di tutelare il proprio territorio.

Capitolo commercio: l’impegno è quello di combattere il protezionismo in favore del libero mercato. Nella parte finale figura anche il proposito di mantenere il commercio internazionale “equo e reciprocamente vantaggioso”.

I problemi maggiori si sono riscontrati in merito alla questione clima. E questo, sicuramente, è il più grande cruccio di Angela Merkel: tutti d’accordo, ma Trump non vuole ancora accettare l’accordo di Parigi, volto a salvaguardare il mondo e ad evitare il cambiamento climatico.
Tutti i leader erano d’accordo, ma ancora Trump non molla: ha fatto sapere tramite un tweet che la decisione in merito arriverà non prima di una settimana.

Tante figuracce, tante discussioni con poche intese: un G7 tanto mediagenico quanto inconcludente.

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