GIORNALISMO POLITICO… dalla Tradizione al 2.0

È giusto parlare di giornalismo tenendo a mente un unico modello per ogni ambito?

Ovviamente No. Così come ogni altra forma di cultura e/o espressione, è sempre fondamentale tenere presente il quadro storico-geografico nel quale ci si sta muovendo e non ridurre il tutto ad un unicum.

Cosa è stato, come si è sviluppato e cos’è, allora, il giornalismo politico in Italia?

L’Italia appartiene al modello mediterraneo caratterizzato dalla stampa elitaria e da uno sviluppo tardivo della libertà di stampa. È inoltre opportuno sottolineare come i giornali italiani siano sostenuti dall’aiuto di finanziamenti pubblici. Tanto più il giornalismo è di qualità, tanto più costa. Ecco perché con la crisi del giornalismo, si assiste ad un abbassamento della qualità prodotta.

I tratti caratteristici propri del giornalismo politico italiano, sono:

  • L’interpretazione, che prevale sul fatto, per ripristinare un collegamento sentimentale con il pubblico. Non si tratta di un semplice racconto;
  • Lo scontro con il potere.

Se questi sono i tratti cardine sempre validi del giornalismo politico nazionale, ciò che muta è il linguaggio. Infatti dopo lo scandalo di Tangentopoli si ha un cambiamento di linguaggio per effetto della personalizzazione della politica. Vediamo come, per questo tipo di giornalismo, il parallelismo in campo politica sia rilevante.

I politici diventano molto loquaci passando ad un gergo simile a quello degli elettori, inducendo quest’ultimi a specchiarsi nei loro rappresentanti, facendo leva sul lato emozionale per riacquisire fiducia.
I giornali devono quindi riorientarsi per non essere travolti dall’indebolimento della politica stessa.

Cambiano quindi anche le modalità di confezionare i giornali, a partire dai titoli per arrivare alle narrazioni. Non è un caso se ad oggi parliamo sempre di più di spettacolarizzazione delle news. Tuttavia questa volontà di raggiungere un pubblico più ampio, ha portato ad un abbassamento dell’informazione politica in quanto gli articoli hanno asciugato la loro sintassi. Ecco a voi la spettacolarizzazione o, per meglio dire, il POLITAINMENT.

Perché utilizziamo queste parole nell’ambito dell’informazione politica?
Perché la dinamica politica della personalizzazione, secondo cui una personalità è più attraente e più facile da raccontare rispetto ad un programma, proviene dai format dello spettacolo.
È più facile catturare pubblico, soprattutto giovanile, introducendo nel racconto politico, complesso e talvolta noioso, la competizione personale, le polemiche e le indiscrezioni.
Andiamo sempre più nella direzione del “giornalismo ippico” dove la narrazione del brivido all’ultimo istante, si sposa con la politica. La regola fondamentale? Usare un linguaggio vivace e meno istituzionale.

Tuttavia ultimamente si ha una degenerazione di questo “nuovo giornalismo” che finisce per essere pettegolezzo. Basti pensare alla PEOPLIZATION, in cui i politici vogliono apparire sulle riviste di gossip come se appartenessero allo star-system, essere narrati dai gossip-media con l’unico fine di accrescere la loro celebrità.

Tutto questo è possibile anche data la presenza di un nuovo modo di intendere la politica, parliamo di POP POLITICS. Questo fenomeno però non deve essere inteso come una forma degenerata di politica, piuttosto come la pratica di una società mediatizzata in cui il politico diviene fonte di intrattenimento.

Tutta questa condizione viene enfatizzata dalla televisione, ecco allora che ci riferiamo all’INFOTAINMENT. Quest’ultimo, da un lato può essere usato senza dubbio come spazio per quegli argomenti che altrimenti non rientrerebbero nei campi d’interesse, però dall’altro lato è innegabile che la logica mediale della tv porta ad una perdita maggiore di profondità e di giudizio critico.
Infatti, la televisione è pensata per provocare reazioni e per vendere, non per scoprire la verità.

Bisogna però fare attenzione perché ciò che conta nel giornalismo politico non è lo spettacolo ma l’apprendimento.

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