Giving Tuesday: è tempo di donare!

Oggi in tutto il mondo si celebra il #givingTuesday. Nata sei anni fa dall’idea di un’associazione americana, si può dire che questa iniziativa abbia rivoluzionato la filosofia del dono, creando una rete di donatori globale per progetti locali, e non solo. Quest’anno per la prima volta sbarca in Italia, non senza polemiche.

L’idea nasce a Manhattan, dall’organizzazione 92nd Street Y, impegnata da più di
100 anni in attività sociali e, dalla Fondazione delle Nazioni Unite, che ha contribuito con la sua
esperienza maturata nella strategia e nella diffusione di progetti di solidarietà.

Il #givingTuesday è stato concepito come una risposta al Black Friday e al Cyber Monday, ormai note come giornate mondiali del consumismo. E’ una sfida, questa, che lancia una provocazione rivolta a tutta la comunità globale dei consumatori. Non ci tiriamo mai indietro dall’acquisto di cose in periodo di sconti, ma quanto siamo disposti a dare?

Cambiare  rotta, invertire la tendenza generale: sono questi gli imperativi che l’istituzione del Giving Tuesday si pone; l’obiettivo? Far vedere che c’è una buona parte di consumatori che vuole contribuire alla realizzazione di qualcosa di bello e utile per tutti.

La risposta avuta sino ad ora è stata incredibile: i cittadini americani hanno iniziato a donare non solo denaro, ma anche oggetti personali dal valore unico.  Nel giro di pochi anni tantissimi altri Paesi sono stati contagiati, da entrambe le parti dell’oceano.

 

Per inquadrare meglio il contesto in cui questa giornata si pone, è utile introdurre il concetto di fundraising.

Nel Manuale di fund raising. La raccolta di fondi per le organizzazioni non profit (Ambrogetti, Cagli, Milano, 1998) si legge:

Il fund raising è l’insieme delle attività di un soggetto collettivo volte a reperire le risorse economiche necessarie a raggiungere gli scopi che esso si propone, ovvero a rendere sostenibili le cause sociali da esso promosse. Si tratta di una attività strategica: […] garantire la sostenibilità di una organizzazione nel tempo e a promuovere il suo sviluppo costante. […]  Il fund raising è anche una tecnologia, […] ha una sua particolarità: quella di puntare a unire, in modo coerente, la cultura, la decisione di agire (agency), il programma d’azione di un dato soggetto collettivo, con il suo sistema di risorse. Il fund raising, quindi, non è esclusivamente o principalmente una semplice pratica di raccolta fondi, ma piuttosto un approccio strategico alla progettazione della vita e dello sviluppo di una organizzazione.

Asha Curran, mamma del Giving Tuesday, è stata ospite del Digital Fundraising Day che si è tenuto al campus di Forlì il 21 ottobre scorso. All’interno di 92nd street Y, riveste il ruolo di Chief Innovation Officer and Director of the Belfer Center for Innovation & Social Impact e si occupa della gestione di campagne di fundraising a livello globale. Nel suo intervento al Teaching Hub di Forlì, ha raccontato di com’è nata l’idea di avviare il movimento, che ha ormai superato ogni confine geografico, trasformandosi in qualcosa di più che una semplice raccolta fondi.

 

Gli ingredienti del successo di questa iniziativa? Prima di tutto, arrivare al cuore delle persone. “Non è solo questione di soldi – afferma la Curran – perché bisogna coinvolgere le persone per prima cosa”. A conferma di questo, ci sono i dati relativi all’edizione dello scorso anno a mostrare che la maggior parte delle donazioni effettuate è stata di somme minime; questo dato ci conferma una tendenza importante: chi dona dà più importanza al gesto, che alla quantità di denaro. Questo mette tutti nelle condizioni di essere donatori, anche chi non ha molto. Il secondo ingrediente è l’unbranding, ossia la  possibilità di personalizzare e gestire la campagna in modo autonomo da parte di ogni comitato nazionale fa sì che il #givingTuesday sia speciale in ogni Paese. Ognuno ha un pezzo diverso di un unico puzzle. Last but not least, la creatività: non ci sono regole fisse per creare una campagna di fundraising di questo tipo. Ogni idea è valida se ben strutturata, nel modo più originale possibile.

In Italia il #givingTuesday si avvia solo quest’anno, per iniziativa dell’Associazione Italiana Fundraising (AIFR). Tale ritardo è spiegabile con la presenza di una serie di resistenze, tra le quali risulta evidente la sovrapposizione con la Giornata del Dono, voluta dal Istituto Italiano della Donazione (IID) e fissata dalla legge n°110 del 14 luglio 2015.

L’altro ostacolo è di tipo culturale ed è da vedere in una certa resistenza da parte degli italiani a contribuire ad attività di fundraising, diversamente dall’attitudine dimostrata dai cittadini in paesi come USA o Canada.  

Sulla piattaforma italiana del #givingTuesday ogni organizzazione può pubblicizzare il progetto che vuole finanziare e il singolo può scegliere a quale contribuire, e questo vale per tutti, che si tratti di una granze azienda o di un bambino. Dimentichiamoci dei banchetti nelle strade: adesso la piazza diventa virtuale

Si apre una stagione del dono nuova, che usa metodi digitali e tecniche sempre più raffinate per strutturare l’atto semplice e spontaneo del dono. Il mondo del non-profit vive di questo, e i donatori stanno iniziando ad accorgersene. I concetti di comunità, network, sono in evoluzione; servono narrative capaci di coinvolgere il singolo in questo processo. In un contesto di tendenziale impoverimento delle relazioni, si rivela dunque necessaria una strategia per fare comunità. L’intenzione di ritornare al noi c’è, il come sta attraversando fasi di sperimentazioni nuove.

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