Il ballo del TAV TAV

Facciamo da me o da te? 

Finita la luna di miele, inizia la vita di coppia. E se per la prima la meta era unanime, il Governo, all’estrema destra d’un Parlamento fatiscente e diroccato, da guardarsi da lontano, con sospetto, per paura, forse speranza che cada, per la seconda sussistono non pochi problemi. Non foss’altro che Lione non è certo Parigi e, con rispetto parlando, «lasciatemelo dire, chi se ne frega di andare a Lione» con «un buco nella montagna». 

Tant’è, non si vedeva una crisi di tali proporzioni, per un buco, dai tempi di Silvio Berlusconi. 

Lega e Cinque Stelle, dunque, proseguono su binari paralleli, anche se manca l’accordo su dove conducano. Per Matteo Salvini, nel fine settimana, andavano dritti a Milano, per il carnevale Ambrosiano: il costume era già pronto, il sabato grasso notoriamente sfina e le chiacchiere, come sempre, erano apparecchiate. Mentre per Luigi Di Maio la meta, fedele alla linea, era ancora una volta Roma, per «un weekend di lavoro». Primo grande provvedimento da Ministro dello stesso. Con buona pace di Rocco Casalino, abituato, per festività e non, a starsene in casa.

 

Carta canta, Conte conta 

Al Comma 22 del Contratto di Governo, insieme alla separazione dei pani dai pesci, del ruolo della donna da quello dell’uomo, degli italiani dal resto del mondo, c’è quella dei beni. Così Giuseppe Conte, un po’ terapista, specializzato anche in schizofrenia, un po’ avvocato, all’occorrenza pure divorzista, ha avuto prima l’ingrato compito di ricordare ai coniugi cosa reciti il loro contratto. «Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia». Ricercando quindi una sintesi tra la posizione di Matteo, «l’Italia deve andare avanti», possibilmente oltralpe, e quella di Luigi, «abbiamo firmato un contratto che va rispettato». E no, non è quello con la Francia. 

Nella buona sorte, della Lega, e nella cattiva sorte, dei Cinque Stelle.

Così, se per l’avvocato Conte, analisi costi-benefici alla mano, l’opera «non serve», per l’avvocatessa Giulia Bongiorno, Ministro della Pubblica Amministrazione che «per venticinque anni [ha] fatto l’avvocato e in tutti i processi spesso si fanno queste consulenze tecniche, […] c’è sempre una contro-relazione che arriva a conclusioni diverse: sono abbastanza abituata che quello che viene considerato un dato scientifico in realtà non ha poi le caratteristiche di oggettività che ci si aspetta». Insomma, la matematica è un’opinione: è come la prescritta condanna per mafia di Giulio Andreotti. 

 

Tra moglie e marito metti il dito, che a qualcuno piace 

Tra i due litiganti, il terzo gode. E chi più competente in materia di Silvio Berlusconi, noto tombeur de femmes (anni fa confessò: «Noi ai giudici gli insidiamo le mogli»). Tant’è, il leader di Forza Italia aveva già sguinzagliato i propri fedelissimi. A cominciare da Maria Stella Gelmini, che da anni aspetta, oltre alla rilevanza politica, un tunnel che colleghi «il Cern al Grand Sasso». Accanto a loro, uno strano compagno di letto: Nicola Zingaretti. Neo-segretario del PD, dunque esperto in disastri ferroviari per meriti acquisiti sul campo, favorevole all’opera. Non fosse che per trovare, in fondo al tunnel, la luce. 

Si muove, ancorché manchino le rotaie, anche la società civile torinese. Soprattutto quella alta. A cominciare dalle Madamin. Perfette rivoluzionarie: al centro sociale preferiscono quello estetico, non sono anarchiche, tantomeno delle biciclette, ai flash mob preferiscono i selfie e alle piazze quelle virtuali. Inoltre, sono le più indicate per parlare di futuro: avendo più di cinquant’anni, hanno una prospettiva distaccata ed oggettiva. Affianco a loro il partito del PIL, alle prese col “buco” al grido “più PIL per tutti”. 

 

Le soluzioni alla crisi

La situazione, l’ennesima, grave ma non seria, è stata risolta con abile maestria dal Presidente Conte. Un po’ statista, rimandando, un po’ avvocato, puntando alla prescrizione. E un po’ consigliere matrimoniale: «Al momento, [Italia e Francia] si limiteranno esclusivamente a svolgere mere attività preliminari, senza alcun impegno per il nostro Stato». Lo stesso i vice-premier. Per ora, dunque, «astenersi da qualsiasi ulteriore attività». 

Laconico il commento dell’ex Presidente di Regione Torino, Sergio Chiamparino: «Repubblica delle banane».

Tre le ipotetiche, future soluzioni alla crisi a questo punto. 1) Dopo un’accurata votazione sulla piattaforma Rousseau, dove “sì” significa “no”, “no” “sì”, “boh” “decide Beppe” e “decide Beppe” “decide Beppe”, si giunge, dopo numerosi bug, lag e buffering, al naturale superamento dell’opera: i treni, giunti al XXVI secolo, levitano ormai magneticamente e le merci viaggiano in cloud, replicate attraverso potentissime stampanti 3D gestite dalla Casaleggio Associati. 2) Conte riesce nell’ennesima opera di mediazione, trovando un formidabile compromesso: il “mini-TAV”. Sofisticatissimo modellino della Chicco, completo di sonaglio per l’arrivo del treno in stazione, traversine studiate appositamente per giocare a campana e locomotore rigorosamente dalla punta arrotondata. Una soluzione, peraltro, che svilupperà creatività, concentrazione ed entusiasmo di svariati Ministri. 3) Trovato petrolio, gas naturale, pannelli fotovoltaici e svariate pentole d’oro all’ennesimo scavo esplorativo, il TAV si fa. Per la gioia di PD, Forza Italia, Madamin e, soprattutto, della Lega di Matteo Salvini. Cui, per altro, non frega assolutamente nulla del treno: per lui l’unica cosa importante sarà, una volta completato, vantarsi di farlo arrivare in orario.

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