Italia e Francia: siamo ancora amici?

Ultimamente tra l’Italia e i cugini d’oltralpe i rapporti si sono raffreddati. Questa bagarre senza esclusione di colpi, diplomatici, ha toccato i suoi apici nell’aprile del 2018 e nella prima settimana di febbraio, anche perché fino alla passata legislatura c’erano cooperazione ed intesa tra i due paesi, come lo stesso Macron ha più volte ricordato.

Un breve riassunto

Il primo momento di crisi è stato raggiunto lo scorso aprile, quando il Viminale rendeva noto che agenti della Digos avevano scoperto un furgone della gendarmeria francese far scendere alcune persone al confine italiano di Clevière ed il viceministro Salvini invitava il ministro degli Esteri Moavero a chiedere chiarimenti all’ambasciatore francese.
I rapporti si sono distesi, i toni calmati e si è arrivati a giugno, mese che tutti ricordiamo in primis per il caso Aquarius. Dopo che Salvini lanciava l’ashtag sulla chiusura dei porti, Macron interveniva nella politica italiana definendola “cinica ed irresponsabile”, se non addirittura “vomitevole”.
Di lì a qualche mese la Francia si è trovata costretta a fare i conti con le proteste sempre più crescenti e violente dei gilet gialli, che da fine novembre si sono susseguite ogni sabato fino al 9 febbraio.

Riconoscimento e richiamo

Qualche giorno fa, il viceministro Di Maio si è recato insieme ad Alessandro Di Battista a Montargis per incontrare uno dei leader del movimento di protesta francese, Cristophe Chalençon, conosciuto nella propria terra natia per le sue forti dichiarazioni e le sue posizioni islamofobe e vicine all’estrema destra. L’interlocutore che il M5S ha scelto è un personaggio particolare nella scena francese e tra gli stessi gilet gialli, tanto che da essere tenuto a distanza da molte correnti di manifestanti.
La volontà di questo incontro nasce, secondo Di Maio, dalle numerose analogie presenti fra i pentastellati ed il popolo francese: le battaglie in favore dei cittadini, dei diritti sociali, della democrazia e dell’ambiente tra le tante. Non sono solo queste le motivazioni. I 5 Stelle sono alla ricerca di un alleato per le prossime elezioni europee, alleato che il loro partner ha trovato nel Rn di Marine Le Pen. Uscendo fuori dalle logiche elettorali, il gesto Di Maio rappresenta un vero e proprio incidente diplomatico: incontrare i gilet gialli e riconoscerli come interlocutore francese è un atto di ingerenza negli affari interni, che anche le correnti più moderate dei “gilet jaunes” hanno tenuto a sottolineare e a rammentare al viceministro. Tutto questo è accaduto mentre la comunità internazionale si aspettava che il governo italiano si esprimesse sulla questione venezuelana, tranne poi il M5S prendere una posizione nella vicenda francese, dove una posizione non era richiesta.
La risposta è arrivata repentina dall’Eliseo, che ha richiamato l’ambasciatore Christian Masset a Roma per consultazioni. Subito la più alta carica dello Stato, il presidente Sergio Mattarella, ultimamente abituato ad intervenire per risolvere le questioni spinose, ha ricordato al governo l’importanza di difendere i rapporti di amicizia e collaborazione fra i due paesi.

È anche una questione economica

Non si parla solo di ingerenza negli affari interni, poiché l’incidente rischia di avere pesanti effetti anche sull’economia italiana.
L’Istat ha certificato come ormai l’Italia sia entrata in recessione tecnica, ciò vuol dire che per il paese è il secondo semestre consecutivo di flessione del pil, e rompere con la Francia, che fino ad ora è uno dei principali partner commerciali italiani nell’area Euro, sarebbe un errore.
Infatti, secondo i dati di Bloomberg ed Eba, negli ultimi anni la Francia è stato il maggior investitore nei settori pubblico e privato italiani, con un ammontare di 285,5 miliardi di euro. La Francia è intervenuta nelle acquisizioni di importanti società, come nel caso del salvataggio di Alitalia, e di gruppi di credito, come Bnl acquisita da Bnp Paribas e CariParma da Credit Agricole. Una menzione speciale la meritano le passività finanziarie estere: del 30% del debito pubblico italiano detenuto all’estero, quasi un terzo è nelle mani dei francesi. Inoltre, il Mise ha reso noti il 26 gennaio 2019 i dati Istat relativi alle esportazioni italiane nei paesi europei e non stupisce affatto che la Francia sia il secondo destinatario.

(Fonte: Il Sole 24 ORE)

Le scuse (non) bastano

Analizzato nel suo complesso, l’incidente diplomatico non gioca che a sfavore dell’Italia. La prima cosa che il Governo potrebbe fare è porgere le proprie scuse alla Francia ed in seguito interrompere qualsiasi dialogo con i gilet gialli, lasciando a Macron il compito di risolvere questi problemi di carattere interno.
Noi elettori possiamo invece sperare che il governo torni ad agire sulla strada della cooperazione e del dialogo con la Francia e che non si ripetano più scivoloni simili.

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