Libertà di stampa?

Il 3 maggio 2018 si è celebrata la 25esima Giornata mondiale della libertà di stampa, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1993, nel giorno dell’anniversario della pubblicazione della Dichiarazione di Windhoek, un insieme di principi sulla libertà di stampa elencati da un gruppo di giornalisti africani in occasione di un seminario dell’UNESCO svoltosi a Windhoek, in Namibia, nel 1991. Questa ricorrenza è stata istituita per valutare la situazione della libertà di stampa nei vari Paesi del mondo, per difendere i mezzi di informazione che devono affrontare ostacoli all’esercizio della loro indipendenza e per ricordare i giornalisti che hanno perso la vita svolgendo questa professione. Ogni anno l’UNESCO assegna il Guillermo Cano World Press Freedom Prize a persone o associazioni che si sono distinte nell’ambito della libertà di stampa; il premio è dedicato al giornalista colombiano Guillermo Cano, assassinato il 17 dicembre 1986 fuori dalla redazione del suo giornale, El Espectador, per aver intralciato la lobby dei signori della droga con le proprie indagini. Il tema scelto quest’anno dall’UNESCO è il rapporto tra i media e la giustizia: si concentrerà sui problemi di trasparenza dei mezzi di informazione, il comportamento delle istituzioni nei confronti della stampa e il ruolo del sistema giudiziario.

Il 25 aprile, qualche giorno prima della celebrazione, è stato pubblicato l’indice della libertà di stampa, stilato annualmente dall’organizzazione Reporters Sans Frontières, che offre un quadro generale della situazione della stampa nel mondo, concentrandosi nel registrare il grado di libertà di espressione di giornalisti, media e singoli individui. Quest’anno la lista vede al primo posto la Norvegia e all’ultimo la Corea Del Nord; l’Italia ha registrato un lieve miglioramento, passando dalla posizione 52 dello scorso anno alla 46, ma resta ancora molta strada da fare. Secondo RSF, dieci giornalisti italiani vivono tuttora sotto protezione, soprattutto a causa delle minacce di organizzazioni mafiose o altri gruppi di potere, e il numero di persone a rischio negli ultimi tempi è aumentato, specialmente nelle regioni meridionali. il rapporto presenta dei toni contrastanti: nonostante sia aumentato l’accesso all’informazione, diversi Paesi hanno adottato leggi per limitare la libertà di espressione; allo stesso modo, il numero di utenti di Internt è cresciuto parallelamente al numero di minacce e restrizioni subite.

L’Europa continua a essere il continente dove esiste la maggior libertà di stampa, in particolare nei Paesi del nord come la Norvegia, che è al primo posto nell’indice, seguita da Svezia, Olanda e Finlandia. Allo stesso tempo, però, l’indicatore regionale della libertà di stampa in Europa è quello che nel 2018 ha avuto il maggior calo, con quattro dei cinque Paesi che hanno registrato la discesa più netta: Malta (dal 18esimo al 65esimo posto), dove nell’ottobre del 2017 è stata uccisa in un attentato la giornalista Daphne Caruana Galizia, la Repubblica Ceca (dall’11esimo al 34esimo), la Serbia (dal decimo al 76esimo) e la Slovacchia (dal decimo al 27esimo posto) dove circa due mesi fa è stato ucciso il giornalista Ján Kuciak, che indagava sul livello di crimine e corruzioe presente all’interno del suo Paese.

Ciò che rende la situazione preoccupante è il fatto che le restrizioni alla libertà di stampa non vengano più applicate diffusamente solo in Paesi governati da regimi autoritari e illiberali. Gli Stati Uniti, nonostante amino definirsi la patria della libertà nel più ampio significato del termine, non sono saliti oltre la 45esima posizione, soprattutto a a causa delle continue denigrazioni rivolte a giornali, telegiornali e agenzie stampa da parte del presidente Donald Trump e della sua amministrazione.

Harlem Désir, rappresentante dell’OSCE (Organization for Security and Co-Operation in Europe), ha ricordato in un videomessaggio le migliaia di giornalisti che sono stati arrestati o messi in pericolo dal semplice fatto di svolgere la propria professione. ha proseguito ribadendo il fatto che, nonostante siano costretti a far fronte a nuove difficoltà, come governi populisti che denigrano e delegittimizzano il ruolo della stampa, ora più che mai è necessario sottolineare l’importanza dell’opera svolta dai giornalisti, che hanno il compito fondamentale di controllare l’esercizio del potere.

Solo qualche giorno più tardi, il 30 aprile, almeno 26 persone, inclusi diversi giornalisti tra cui un reporter della BBC, sono state uccise in due esplosioni a Kabul, Afghanistan; un terzo attacco suicida, diretto alle truppe Nato presenti nel territorio del Kandahar, ha provocato 11 vittime, tutti bambini. L’attacco è stato successivamente rivendicato dal gruppo Stato Islamico.

Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cui articolo 19 recita: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.” A ridosso della 25esima celebrazione della Giornata mondiale della libertà di stampa, l’applicazione di questo articolo appare più che mai incerta.

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