Libri a vapore #2

La vita da pendolare comporta tanto sonno e poche gioie. Una di queste è la lettura: in treno, in autobus, alla fermata, in stazione. Ogni settimana Giulia, redattrice culturale di Atlas – il blog, racconta le letture che la accompagnano, dal lunedì al venerdì, su un treno qualunque della linea del Brennero, andata e ritorno.


La Frontiera di Alessandro Leogrande

Per la prima volta quella sera ebbi la sensazione di quanto fosse difficile capire la vita prima del viaggio, l’ammasso di eventi che precede ogni partenza, per decine, per centinaia di migliaia di migranti che si riversano ai confini della frontiera europea. Eppure nessuno inizia a vivere nel momento in cui l’imbarcazione che lo trasporta appare davanti alle nostre coste: il viaggio ha avuto inizio prima, anche anni prima, e i motivi che l’hanno determinato sono spesso complicati.

Lunedì il mio viaggio della speranza ferroviario inizia alle 9 e con un nuovo libro, La Frontiera, di Alessandro Leogrande. Storie di migranti, come se ne leggono tante, raccontate con le loro parole, fedelmente riportate dall’autore, e che convergono su un’interrogatorio ricorrente: chi eri prima di oltrepassare la frontiera? Chi eri mentre l’oltrepassavi? Chi sei ora che l’hai oltrepassata? Ovviamente la frontiera in questione è il Mediterraneo, il passaggio avviene su esili barchette e stipati barconi. Come potete intuire le risposte alle domande di Leogrande oscillano tra racconti agghiaccianti e dettagliati e selettivi mutismi altrettanto agghiaccianti. Emerge però chiaramente un particolare: a ogni morto nel Mediterraneo corrisponde qualcuno di vivo che ancora spera che il suo caro ce l’abbia fatta, che il mare abbia restituito le membra stanche di qualcun altro. Non mi dilungherò – per non togliervi il gusto della lettura – nei singoli racconti. Anche perché ammetto che non l’ho ancora finito (ma prometto che lo finirò entro la prossima). Però sono già affezionata a Leogrande, alla sua scrittura e a questo libro che ci ha lasciato prima di andarsene. Credo anche di aver imparato qualcosa questa settimana, forse una nuova prospettiva più empatica, perché giovedì, salendo su un treno non profumato e non silenzioso, mi sono sentita in imbarazzo per aver pensato, come all’inizio di questo testo, che il mio fosse un viaggio della speranza. Libro consigliato per quelle volte che vi dimenticate come ci si immedesima nei panni altrui, vi aggiorno sabato prossimo.

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