Libri a vapore #5

La vita da pendolare comporta tanto sonno e poche gioie. Una di queste è la lettura: in treno, in autobus, alla fermata, in stazione. Ogni settimana Giulia, redattrice culturale di Atlas – il blog, racconta le letture che la accompagnano, dal lunedì al venerdì, su un treno qualunque della linea del Brennero, andata e ritorno.


Come viaggiare come un salmone di Umberto Eco

Copertina di "come viaggiare con un salmone", di umberto eco.
Come viaggiare con un salmone – Umberto Eco

Il mio editore ora è furioso e mi crede un parassita. Il salmone è immangiabile. I miei figli mi hanno detto che dovrei bere un po’ meno

Questa settimana vado a ritroso, proprio come i salmoni, e parto da un libro, un gradito regalo di due Natali fa, che ho (ri)cominciato. È stata una settimana difficile e lunghissima e giovedì mattina, prima di uscire di casa, ho avuto un’illuminazione: ho bisogno di qualcuno che mi insegni a vivere. E allora ho tirato fuori da quel potpourri che è la mia biblioteca personale l’unico signore che mi ha dato lezioni di vita che non ho mai chiesto ma di  cui ho ciclicamente bisogno: ecco che ho infilato in borsa Come viaggiare con un salmone di Umberto Eco. In questo testo i capitoli non durano più di quattro o cinque pagine, ma sono molto densi e, a tratti, tristemente spassosi. Ognuno di essi è una vera e propria scuola di vita: come presentare in tv, come viaggiare con un salmone, come cestinare un telegramma e via discorrendo. Tutto molto pindarico e insieme di semplice comprensione, merito dell’anedottistica cinica di Eco. I miei tre capitoli preferiti, i primi che ho riletto, sono come provare e riprovare con dignità, come apparire anche se non si è nessuno, come inizia e come finisce. Va da sè che poi sono andata avanti leggendo anche gli altri capitoli, tra cui lo splendido come giustificare una biblioteca privata. Tuttavia non credo di aver imparato alcuna lezione, mi toccherà rileggere questo Bignami dell’esistenza, prima o poi. Posso dirvi questo però: se mai qualcuno dovesse chiedermi come consolarsi durante una settimana storta, una risposta ce l’avrei.

Stark di Edward Bunker

Aspettò, immerso in un muto stupore senza riuscire a pensare ad altro che alla prossima dose. Si sentiva morire. Si era detto di non essere un vero tossico. Che gli bastava un assaggio una volta ogni tanto.

Ebbene, la settimana scorsa raccontavo ai miei venticinque lettori del mio complicato rapporto con Edward Bunker e il suo Stark. Speravo di cambiare idea, ma non è successo. Il romanzo è migliorato verso la fine, si fa più movimento e forse leggermente meno minimalista, ma a parte questo non è riuscito ad accendere in me la fiamma entusiasta che ho visto nel mio collega. Peccato, mi tocca confermare quel che dicevo: Edward, io non ti merito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *