Lo stato dell’Unione

Nelle giornate di oggi e domani è in corso a Salisburgo, in Austria, un vertice informale tra i capi di Stato e di governo del’Ue. Tra i temi caldi da trattare spiccano la Brexit e la gestione della questione dei migranti, ma anche le conseguenze del voto favorevole alle sanzioni nei confronti dell’Ungheria.

Alla vigilia dell’incontro il premier austriaco Sebastian Kurtz, leader del paese che, inoltre, detiene ora la presidenza semestrale dell’Unione, non ha espresso grandi aspettative riguardo ai risultati del vertice. “Non ci saranno decisioni“, ha infatti dichiarato ieri, lasciando presagire che l’incontro si risolverà in un ennesimo nulla di fatto.

Il primo ministro italiano Giuseppe Conte, invece, nutre speranze per il miglioramento, almeno parziale, del sistema di accoglienza e redistribuzione dei migranti che approdano sulle coste europee. Ma il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ricevuto la scorsa settimana a Palazzo Chigi, ha ribadito che “lo sforzo per mettere fine alla crisi delle migrazioni è un compito comune di tutti gli Stati membri e delle istituzioni Ue […] se alcuni vogliono risolvere la crisi, mentre altri vogliono usarla, rimarrà insolubile.” Non è difficile cogliere riferimenti più o meno espliciti al fronte populista interno all’Unione Europea, che oltre alla “vecchia guardia” composta dai paesi dell’est Europa (il gruppo Visegrad, ovvero Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), nell’ultimo periodo ha assistito all’aggiunta dell’Italia e a un aumento di consenso in paesi in cui, fino a poco tempo fa, ciò si sarebbe ritenuto inconcepibile, come la Svezia.

Questo vertice si svolge a ridosso di altri faccia a faccia, altrettanto importanti, avvenuti nei giorni scorsi: il 17 settembre Angela Merkel, cancelliera tedesca, ha incontrato Sebastian Kurz; il giorno seguente, invece, Kurz si è spostato a Roma per raggiungere Giuseppe Conte, mentre a Mosca si svolgeva un colloquio tra il premier ungherese Viktor Orbán e il presidente russo Vladimir Putin.

Berlino-Vienna Alla fine del summit di lunedì, sembra che Germania e Austria abbiano trovato un punto di vista condiviso sul controllo delle frontiere esterne dell’Ue, nonostante passate divergenze sul tema. La linea dura nei confronti dell’immigrazione portata avanti da Kurz, infatti, era difficilmente conciliabile con l’approccio più morbido voluto da Merkel, ma in seguito alle pressioni del ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, anche lui propenso alla chiusura, le posizioni dei due paesi si sono leggermente avvicinate. “Puntiamo a un rafforzamento di Frontex (Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera) entro il 2020, ma anche a un’estensione del mandato in modo che Frontex possa anche cooperare con i Paesi di transito, con lo scopo di non far salpare le imbarcazioni cariche di migranti“, ha dichiarato Kurz. I due leader si sono infatti trovati d’accordo sull’idea di collaborare con i paesi africani da cui partono i flussi migratori, con l’obiettivo di ridurne l’intensità. Hanno inoltre condiviso quanto espresso dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, durante il suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione da presidente in carica, in cui ha sostenuto la necessità di rafforzare le frontiere europee esterne, aumentando lo staff di Frontex  di 10,000 unità.

Vienna-Roma L’incontro di ieri tra Kurz e Conte è stato preceduto da polemiche, sollevate dal ministro degli Affari Esteri italiano Enzo Moavero Milanesi, riguardo alla proposta austriaca di conferire ai cittadini dell’Alto Adige (o Südtirol, come si preferisce) di lingua tedesca e ladina il doppio passaporto, italiano e austriaco. Come reso noto dalla Farnesina, Milanesi diserterà il prossimo incontro in programma con il suo omologo austriaco, come atto di protesta nei confronti di un’iniziativa “difficilmente comprensibile”, che rischia di incrinare i rapporti ora distesi tra Italia e Austria. Ricevuto a Palazzo Chigi, Kurz ha tenuto a precisare che gli scambi tra i due paesi sono validi e necessari sul piano economico, politico e umano, senza però arrivare a un chiarimento definitivo sulla questione del doppio passaporto. Mantenendo la linea di quanto discusso anche con Merkel, Kurz ha sottolineato l’importanza di rafforzare le frontiere esterne. L’Austria ha lodato l’Italia per la coordinazione dell’arrivo dei migranti, ma Conte ha precisato che la collaborazione di tutti i paesi europei è quanto mai imprescindibile se si intende evitare “un altro caso Diciotti”.

Budapest-Mosca Il primo ministro ungherese Orbán ha ringraziato il presidente russo Putin per il mantenimento di solide relazioni bilaterali e per il supporto dimostrato nell’aiutare Budapest ad affrontare le sanzioni imposte dall’Unione Europea. Lo scorso mercoledì 12 settembre, infatti, il Parlamento europeo ha votato a favore dell’applicazione nei confronti dell’Ungheria dell’articolo 7 del Trattato di Lisbona, che prevede la possibilità di sospendere alcuni diritti a uno Stato membro in caso di mancato rispetto dei valori fondanti dell’Unione. Nel rapporto presentato dalla parlamentare olandese iscritta al gruppo dei Verdi Judith Sargentini, le violazioni di cui si accusava l’Ungheria includevano gli attacchi alla libertà di espressione, la mancata indipendenza dei giudici e la corruzione del sistema politico, violazioni che minano la costituzione di uno Stato di diritto alle fondamenta. I rapporti tra Budapest e Mosca si sono rafforzati negli ultimi anni – giusto per portare un esempio, l’Ungheria ha criticato le misure adottate dall’Ue nei confronti della Russia in seguito all’invasione della Crimea nel 2014. Anche Putin è stato soddisfatto dell’incontro, accogliendo Orbán con un “Sono molto lieto di vederla. Abbiamo cose di cui discutere” che suona quasi come una minaccia.

Trovandosi a dover affrontare in contemporanea situazioni complesse, diverse tra loro ma che richiedono tutte un livello di energia e coesione che forse ancora non possiede (dalla crisi economica a quella migratoria, passando per il collasso della Grecia e la Brexit), l’Unione Europea è messa alla prova. La divisione interna, che non può essere classificata in modo semplicistico come “populisti versus non populisti”, ma che è caratterizzata da diversi gradi di diffidenza e scetticismo, rende sicuramente più difficile individuare un approccio comune.

Per stare in piedi sulle due gambe, le nazioni e l’Unione europea devono camminare insieme. Chi ama l’Europa deve amare le nazioni che la compongono e chi ama la propria nazione deve amare l’Europa. Il patriottismo è una virtù, il nazionalismo ottuso è una menzogna insopportabile e un veleno pericoloso.” Bisogna sperare che le parole conclusive del discorso di Donald Tusk non rimangano inascoltate.

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