M5S, PD e Lega: il profilo degli elettori

Sono passati sei mesi dalle elezioni, e in questo arco di tempo, nel dibattito pubblico e politico, non è stato inusuale incorrere in analisi sulle diverse ragioni del voto. Per riuscire a comprendere e interpretare i risultati del voto in maniera ottimale, tuttavia, appare maggiormente utile riprendere le analisi di taglio scientifico svolte e poi messe a disposizione in varie pubblicazioni da istituti e centri di ricerca. Occorre abbandonare, dunque, il campo di battaglia politico e mediatico e addentrarsi nello studio delle analisi scientifiche che, al costo di una maggiore pazienza, possono fornirci una maggiore comprensione.

 

Per questo scopo, ci possiamo soffermare su alcune rilevazioni dell’analisi del profilo elettorale dei votanti svolta da Luca Comodo e Mattia Forni, esperti del centro di ricerca Ipsos, pubblicata nel recente volume dell’Istituto Cattaneo denominato “Il vicolo cieco. Le elezioni del 4 marzo 2018”, edito da Il Mulino. Nello specifico prendiamo in considerazione una piccola parte della ricerca relativa ad alcune variabili socio-demografiche (genere, età e istruzione) degli elettori in relazione al voto per i tre partiti più votati: M5S, PD e Lega.

Genere

Il primo dato è relativo al genere. Gli autori hanno evidenziato come il voto delle donne e il voto degli uomini non abbiano prodotto significative differenze nella distribuzione del voto. Il Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico e la Lega hanno ottenuto infatti percentuali pressoché identiche in entrambe le categorie. Il dato che varia leggermente è relativo all’incremento del voto femminile per il Movimento 5 Stelle. Una delle spiegazioni proposte è relativa all’aumento del consenso elettorale ottenuto dai pentastellati nella categoria delle casalinghe, che hanno fatto raggiungere al M5s una percentuale del 36% circa (il risultato totale alla Camera, ricordiamo, è stato pari al 32,7%). Anche il voto per la Lega non presenta una preponderanza di un genere rispetto all’altro, anche se ci si poteva aspettare una maggiore diffusione del voto maschile se prendiamo in considerazione le tesi presenti in letteratura circa il voto per i partiti di destra radicale in Europa.

 

Età

Nel 2013 il dato anagrafico aveva rappresentato per il Movimento 5 Stelle un elemento di forte caratterizzazione, che aveva provocato effetti anche nella diversa composizione in Parlamento, disallineando la maggioranza tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. L’incremento di voti ottenuto in queste ultime elezioni, tuttavia, ha diminuito il “protagonismo” del voto giovanile, ampliando il bacino elettorale anche alle fasce d’età più adulte. Secondo gli autori, infatti, il Movimento 5 Stelle ha raggiunto il primato in tutte le classi di età, passando dal 38,5% della fascia 18-24 al 33,9% della fascia 55-64, fatta eccezione per la categoria over 64 che vede il Partito Democratico come prima forza politica al 27,6%. Mentre la Lega, anche in questo caso, non presenta significative variazioni, presentando il massimo (19,7%) nella fascia 55-64 e il minimo (16,2%) nella fascia 18-24, il Partito Democratico vede il suo elettorato invecchiarsi notevolmente, raggiungendo, come accennato, una percentuale pari al circa 27% nella fascia degli ultra-sessantenni e ottenendo solo il 16,7% e il 14,9% rispettivamente tra giovanissimi e giovani.

 

Istruzione

L’istruzione è forse uno dei dati maggiormente soggetti alle interpretazioni da parte degli attori del dibattito pubblico. Molto spesso, infatti, vengono utilizzate formule come “voto di pancia” in contrapposizione al “voto di testa”. L’analisi di Comodo e Forni, da questo punto di vista, può essere molto utile. Partiamo dal voto della categoria dei “laureati”: Il M5S, in questa fascia, è il primo partito con circa il 30%, percentuale pressoché identica a quella ottenuta nel 2013, seguito dal Partito Democratico con il 21,7%. I laureati tendono a votare molto meno per la Lega, che raggiunge una percentuale di gran lunga più bassa rispetto alle altre due forze politiche, ovvero l’11,3%. Guardando alla categoria di coloro che posseggono una “licenza elementare” o “nessun titolo”, la Lega aumenta i suoi consensi passando dall’11,3% al 17,6%; il Movimento 5 Stelle, in questa fascia, riproduce lo stesso risultato (29,8%) e il Partito Democratico vede accrescere il voto fino ad arrivare alla percentuale del 25%: la più alta in assoluto tra le classi di istruzione per i Dem. Per il PD, dunque, il risultato migliore proviene dai meno istruiti. Una possibile interpretazione suggerita dagli autori è relativa al fatto che una grande parte dell’elettorato democratico proviene infatti dalla categoria dei pensionati, e considerando anche il dato anagrafico citato in precedenza, si possono comprendere le motivazioni di tale percentuale. Possiamo citare, per garantire una visione più completa riguardo le trasformazioni del Pd, anche l’analisi dell’aumento dei consensi del Partito Democratico tra le zone urbane più ricche e classi sociali più agiate, come ha osservato Lorenzo De Sio in questo interessante contributo.

 

In conclusione, sono ormai chiare le trasformazioni che hanno caratterizzato la geografia elettorale, con il dissolvimento della zona rossa e la divisione nord/sud, e le classi sociali, con il relativo spostamento dei bacini elettorali, anche i più radicati e tradizionali. È questo il caso, ad esempio, degli operai che riscoprono il richiamo delle origini verso la Lega, contribuendo al mutamento del PD in partito d’élite. Da ultimo vi è la trasformazione del Movimento 5 Stelle, che ha completato il processo verso un nuovo e già anticipato trasversalismo, il quale ha contribuito al notevole incremento di consensi. Si tratta di un risultato, quello pentastellato, mai ottenuto da nessun altro nuovo soggetto politico in Europa. Ma è proprio in Europa che si giocherà una nuova partita elettorale importante: l’appuntamento con le Elezioni europee del 2019. Infatti, la nuova dicotomia tra europeismo e sovranismo potrà rappresentare un valido banco di prova per testare il livello di radicamento delle nuove caratteristiche degli elettorati di queste tre forze politiche.

 

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