Merkel 4.0, storia e nuove sfide della Cancelliera di ferro

Mentre il resto del mondo trema sotto i colpi di vere o presunte rottamazioni, in Germania l’annuncio di una quarta candidatura di Angela Merkel a cancelliera della Repubblica Federale Tedesca, atteso e rimandato fin dall’ultima estate, sembra non cogliere nessuno impreparato.

La paladina dell’austerity pare infatti essere l’unico candidato credibile della CDU e, per alcuni, l’unico candidato credibile tout court. La sua leadership è ancora forte all’interno del partito (ha raccolto l’89.5% dei consensi all’ultimo congresso della CDU tenutosi il 6 dicembre) e sebbene la sua popolarità sia calata negli ultimi anni, l’ultimo sondaggio pubblicato da Bild e condotto dall’istituto Emnid rivela che il 55% dei Tedeschi si augura un quarto mandato della Merkel, mentre la percentuale di coloro che si ritengono contrari è scesa, da agosto, di 11 punti percentuali, attestandosi al 39%. Un risultato eccezionale dopo 11 anni consecutivi di governo, un tempo che normalmente si configura come sufficientemente lungo per scontentare praticamente chiunque. Al momento, solamente due leggende della Repubblica Federale hanno saputo fare di meglio: Konrad Adenauer, considerato “il padre dei tedeschi”, che ha governato per 14 anni, ed Helmut Kohl, ritenuto l’artefice della riunificazione, che ha tenuto in vita i suoi governi per ben 16 anni consecutivi.

Ma chi è Angela Merkel? Chiamata nei modi più disparati, “lady dal cuore di ferro”, “nuova Thatcher”, “Mutti” (mamma), das Mädchen (la ragazza), “cancelliera di ferro”, paragonata più volte ad Hitler, indicata per dieci anni da Forbes come donna più potente del mondo, odiata da mezza Europa, enigma per la restante metà, si è vista persino creare una Barbie con le sue fattezze ed ora, in seguito alla vittoria di Trump negli U.S.A., è indicata da molti come ultimo baluardo a difesa dell’ordine liberale. Vette di popolarità incredibili per chi sembra aspirare a tutto tranne che alla celebrità. Non si può dire infatti che lo stile politico di Angela Merkel sia quello di un animale da palcoscenico, una caratteristica che sembra invece essere enormemente apprezzata nelle figure politiche trionfanti al di fuori della Germania. Non solo: la cancelliera è un’anomalia anche rispetto alla classe politica tedesca: è una donna, è una scienziata ed è un “prodotto” della Germania dell’Est. Le caratteristiche che ne avevano fatto in Patria un’outsider della politica, la rendono oggi l’emblema della stabilità.

Le sue origini sono abbastanza umili: figlia di un pastore protestante, Angela Kasner (prenderà il cognome Merkel in seguito alle sue prime nozze) nasce ad Amburgo e dopo poche settimane di vita si ritrova a fare un viaggio, da Ovest verso Est, che in molti compiono all’inverso nella Germania divisa. La famiglia si trasferisce prima a Quitzow e poi a Templin, entrambi nello stato di Brandeburgo, per gli impegni evangelici del padre, il “pastore rosso” Horst Kasner. Studentessa modello, Angela entra a far parte della Freie Deutsche Jugend, organizzazione legata al partito socialista unico della Repubblica Democratica Tedesca. Tra le sue passioni giovanili si contano il russo e i Beatles, mentre tra i sedici e i diciassette anni inizia a viaggiare; il suo motto, “non mostrare mai incompetenza” non è di certo un motto comune tra i giovani degli anni settanta (né, a onor del vero, tra i giovani in generale).

Angela Kasner non dà ancora prova di una grande partecipazione politica: segue qualche riunione qua e là, ma persino il giorno della caduta del muro torna a casa presto, quasi inconsapevole della portata storica dell’evento di cui si ritrova testimone: “dovevo alzarmi presto”, dirà poi. Nonostante la sua iniziale indifferenza, però, il 9 novembre 1989 rappresenterà l’inizio di una seconda vita, per Angela.

Una volta consacratasi alla politica, infatti, la sua ascesa è rapida e inarrestabile: dopo aver soppesato le scelte a disposizione, e aver definito i partiti di sinistra “troppo di sinistra”, la giovane Angela decide di unirsi al Demokratische Aufbruch (Risveglio Democratico), una formazione di centro il cui obiettivo è quello di trovare una “terza via” tra il socialismo reale della RDT e il capitalismo della RFT. Attivissima come portavoce per la stampa, Angela si conquista la sua visibilità all’interno del partito, ma nelle prime e uniche elezioni libere della RDT il DA prende pochissimi voti, laddove la popolazione dell’Est sembra preferire i grandi partiti popolari importati dall’Ovest. Angela non si dà per vinta, ed è rapidissima a farsi una posizione all’interno della coalizione: dapprima portavoce del governo di Lothar de Maizière, viene subito eletta deputata alle prime elezioni post-riunificazione, dopo le quali il DA entra definitivamente a far parte della CDU, il partito Cristiano Democratico tedesco.

È in quest’occasione che Angela Merkel riesce a farsi presentare Helmut Kohl. Lui evidentemente ne rimane parecchio impressionato: “la ragazza”, così viene chiamata da Helmut, diventa il ministro più giovane (Ministro per le donne e i giovani) del terzo governo Kohl. È una donna, viene dall’Est, è intelligente ed efficiente, mostra uno spiccato istinto per il potere: in un certo senso Angela incarna quello che Kohl cerca in quel momento. Eppure non si può che rimanere basiti pensando che l’avventura politica di Angela non è iniziata che una manciata di mesi prima. Nel novembre del 1994 l’incarico da ministra le viene riconfermato, ma con un portafoglio diverso: come Ministro per l’Ambiente e per la sicurezza dei reattori, Angela riesce infine a conquistare la popolarità nazionale.

La fedeltà a Kohl, tuttavia, non dura a lungo. Eletta segretaria generale della CDU dopo la sconfitta del Cancelliere nel 1998, Angela non manca di criticarlo in seguito allo scandalo finanziario che lo vede coinvolto. Inizia, senza di lui, un rinnovamento interno al partito, pretendendo pulizia e modernizzazione dopo la “tangentopoli tedesca”. Ma lo scandalo finanziario non porta con sé solamente Helmut Kohl: viene coinvolto anche Schäuble, allora successore naturale del cancelliere della riunificazione, che si dimette da Presidente del partito il 16 febbraio del 2000, aprendo una finestra di opportunità che verrà immediatamente sfruttata da una Merkel ormai inarrestabile. Presidente della CDU, pur non partecipando alle elezioni federali del 2002 a causa dello scarso sostegno ricevuto dalla CSU, nel 2005 vince infine le elezioni federali, un momento che dà definitivamente il via all’era Merkel, per la quale rigore e pragmatismo diventeranno la cifra distintiva.

Ma quanto è destinata a durare, quest’era? Le prossime elezioni non sembrano avere un esito così scontato, e la stessa cancelliera le ha definite “difficili come mai in passato”.

Innanzitutto, il suo potere si è incrinato all’interno della storica coalizione fra partiti cristiani: la CSU, controparte bavarese della CDU, è diventata progressivamente sempre più critica nei confronti della cancelliera e i rapporti tra il leader del partito Horst Seehofer ed Angela sono diventati tesi al punto di poter parlare di rottura.

Ma anche all’interno della CDU, nonostante l’applaudita riconferma, nasce un problema ad oggi forse meno immediato ma probabilmente destinato ad accrescersi del tempo, ovvero la progressiva, per quanto fisiologica, perdita di autorità. Un esempio: nel proseguire del congresso del partito, la CDU ha passato contro il parere della sua presidentessa una mozione che elimina la possibilità di doppia cittadinanza per i nati in terra tedesca, possibilità frutto di un compromesso che era stato faticosamente raggiunto con la SPD. Al di là dell’opportunità politica di una mossa simile, ciò che preme sottolineare è che questa discrepanza d’intenti tra la CDU e Angela Merkel è stata resa possibile dalla crescente popolarità di Jens Spahn, che a soli 36 anni è attualmente la figura più in vista dell’ala conservatrice del partito. Critico verso la cancelliera e le sue politiche di accoglienza, le sue posizioni, inizialmente minoritarie, sembrano aver conquistato ora la maggioranza della CDU, costringendo la Cancelliera ad un cambio di direzione che le rende ora difficile la convivenza con la SPD e che renderà ancora più complesse, probabilmente, le elezioni federali. La cancelliera è infatti poco convinta dal fatto che uno spostamento a destra del partito possa riconquistare i voti ormai radicalizzati degli elettori del partito xenofobo Alternative für Deutschland, rischiando invece di far perdere alla CDU ulteriore sostegno al centro.

La minaccia più immediata proviene infatti dall’estrema destra. Alternative für Deutschland, nato solamente 3 anni fa, ha superato la CDU nelle ultime elezioni regionali in Mecklenburg-Vorpormern, ottenendo ottimi risultati anche in Baden-Württemberg, Rheinland-Pfalz, Sachsen-Anhalt e Berlino. La questione su cui sta riuscendo ad erodere voti alla CDU è, ovviamente, quella dei rifugiati. La cancelliera viene accusata di aver invitato migliaia di profughi a chiedere asilo in Germania, principalmente attraverso tre eventi che hanno avuto luogo nell’arco di un paio di settimane: la frase “possiamo farlo”, pronunciata durante una conferenza stampa il 31 agosto 2015, il selfie con un rifugiato, ottenuto a Berlino il 10 Settembre 2015 e la decisione, presa sempre a Settembre, di accettare in Germania i profughi fermi alla stazione di Keleti di Budapest. Ma come spiega molto bene un articolo del Zeit Online, le azioni della cancelliera sembrano non aver affatto impattato il trend degli arrivi.

Tuttavia, la sua ostinazione a fare della politica una semplice questione di pragmatismo e buonsenso ha contribuito ad appiattire il dibattito politico in Germania su una dicotomia che sembra oggi inevitabile: o con Angela Merkel, o contro di lei. Lo stesso partito di estrema destra non è che una reazione a questo stato di cose: il nome “Alternative” nasce proprio per contrastare l’abitudine della Merkel di presentare le sue decisioni come unica alternativa possibile. “Non c’è alternativa” è diventato anche il titolo di una delle tante biografie sulla Cancelliera.

Una politica che non prevede opposizione – una politica senza politica, verrebbe da dire – mostra una Germania alla riscoperta forse non del tutto positiva della propria identità, quella delle radici prussiane nascoste a lungo sotto il velo dell’atlantismo e dell’europeismo. Accettando i principi della politica del buon senso in nome della stabilità e della crescita economica, i cittadini e la classe dirigente della Repubblica Federale rischiano di rendersi passivi protagonisti di una progressiva erosione della democrazia, per la quale il dibattito tra le parti, la possibilità di scelta e la sintesi dialettica che ne costituirebbero gli ingredienti fondamentali risultano al momento illustri assenti. La risposta a questa attitudine non può che arrivare dagli estremi della polarizzazione politica, del rifiuto di ogni compresso, della contrapposizione frontale e violenta al paradigma della pragmatica merkeliana: in altre parole, da Alternative für Deutschland. Insieme agli altri partiti populisti in ascesa, lo straordinario successo di un partito di estrema destra in un paese che ancora stenta ad esorcizzare i fantasmi del proprio passato, ricorda a noi come ad Angela Merkel che non può esistere altra politica all’infuori di quella basata sulle scelte e sulle idee e che il “buon senso”, il pragmatismo e nemmeno la competenza possono rispondere, da soli, alle esigenze materiali, intellettuali e spirituali dei popoli.

Nonostante tutte le difficoltà, tuttavia, si può dire che la cancelliera abbia buone possibilità di iniziare il suo quarto mandato. La sua base di supporto è rimasta abbastanza stabile, dentro e fuori il partito, e al momento nessun potenziale candidato sembra avere possibilità di batterla, anche se l’eventuale candidatura di Schulz, la cui popolarità sfiora quella della Merkel, costituisce un’ulteriore minaccia. Anche i problemi con la CSU potrebbero essere risolti, dal momento che una simile rottura, in questo momento, non gioverebbe a nessuno dei due partiti. Il terzo punto a favore di Angela Merkel è che la questione dei rifugiati ha perso parte della sua immediatezza, depotenziando, di fatto, la maggiore critica alle politiche merkeliane e togliendo una grossa ipoteca sulle elezioni del prossimo settembre.

Questo stato di cose durerà? È difficile dirlo: come dimostrato dal caso dell’omicidio di Friburgo, la questione rifugiati non è comunque affatto archiviata e quando l’ideale di un’integrazione senza effetti collaterali viene smascherato dagli episodi di cronaca, partiti e movimenti come AfD e Pegida non mancano di trarne vantaggio. Visti gli ultimi eventi internazionali cercare di fare previsioni sembra ormai ingenuo. Ciò che è certo è che se la cancelliera otterrà il suo quarto mandato le rimarrà ancora un arduo compito da svolgere: dopo anni di “politica del buon senso” Angela Merkel deve cominciare a chiedersi su quale durevole pietra da affidare alla Storia intende scolpire il suo nome – quale è, in altre parole, l’eredità politica e morale che intende lasciare alla Germania e al mondo.

2 pensieri riguardo “Merkel 4.0, storia e nuove sfide della Cancelliera di ferro

  • 7 Gennaio 2017 in 19:23
    Permalink

    Bellissimo articolo, esaustivo e di grande competenza. Complimenti!

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *