Una nuova NATO “Europea”?

“Nulla sarà più come prima”. È lo slogan che riecheggia ormai senza sosta negli ambienti della diplomazia, delle relazioni internazionali e non di meno in quello militare ed economico da quando il neo Presidente Donald Trump ha proposto di rafforzare il peso militare degli Stati Uniti e diminuire la loro incidenza e il loro ruolo all’interno della NATO. Quali implicazioni geopolitiche porterebbe la concretizzazione di questa proposta? Quali conseguenze attenderebbero l’Unione Europea e quali prospettive avrebbe a livello internazionale se non potesse più contare sull’aiuto del Gigante d’oltreoceano?

Cercando di capire l’entità delle intenzioni del Presidente, gli USA hanno pianificato di incrementare la loro spesa militare portandola a 650 miliardi di dollari entro 5 anni e nel 2017 l’incremento previsto sarà dell’11%, pari a 45 miliardi, ovvero il 5,3% del PIL. Basti pensare che il solo incremento previsto per il 2017 è pari al triplo dell’intero bilancio italiano per la difesa.

In termini militari, lo scarto fra americani ed europei è in procinto di diventare incolmabile e questo rappresenta un problema per l’Unione Europea soprattutto da quando Trump ha dichiarato che gli USA sosterranno la NATO solo a patto che anche gli altri alleati facciano la propria parte: ad oggi infatti solo 4 Paesi membri su 28 della NATO versano il 2% del loro PIL nella difesa comune. Al vertice del Patto Atlantico che si terrà a Maggio a Bruxelles, Trump proporrà una NATO meno americana e più europea, in cui le decisioni spetteranno sul serio al club dei 28 (oramai 27).

Per rispondere alla prima delle due domande di cui sopra, geopoliticamente parlando un’UE senza una forza militare comune è destinata a contare poco e a stare ai margini dei tavoli internazionali, nella migliore delle ipotesi. Il difetto principale della “difesa comune europea” è che esiste solo di nome e si appoggia completamente all’apparato NATO (quindi agli USA) e la multipolarità cresciuta ininterrottamente in questi anni la metterà in sempre più gravi difficoltà. Fra i grandi attori della scena internazionale, l’Unione Europea è l’unica a non aver ancora incrementato le spese militari, rimanendo incatenata al sistema NATO e quindi alle decisioni statunitensi. Va da sé che allo stato attuale l’UE non è in grado di reggere il passo di USA, Russia, Cina, paesi ASEAN, Australia ed India e farsi superare significa inevitabilmente subire le politiche altrui, in primis quelle della Casa Bianca.

Un ulteriore grave problema è l’assenza di una zona d’influenza per l’UE, la quale, non avendo un peso militare a livello mondiale, non può dirigere nessun quadro geopolitico, come invece fanno da tempo Russia, Cina, USA e Giappone in Asia o, più recentemente, Cina in Africa. Potenzialmente l’UE avrebbe il peso economico e geopolitico per orientare le scelte politiche internazionali, ma ad oggi si limita a subirle.

Riguardo, invece, alle conseguenze della proposta revisionista di Trump, la risposta è semplice: più soldi (da parte dei Paesi europei) da destinare alle spese militari e più responsabilità per l’Europa nel trattare scenari geopolitici, anche al di fuori del Mediterraneo. In altre parole, la soluzione potrebbe essere la nascita di una nuova NATO, questa volta tutta europea. Tale nuova entità non dovrebbe comprendere la Gran Bretagna e lo Stato Maggiore dovrebbe essere composto su base proporzionale fra i vari Paesi. Notevoli sarebbero inoltre le forze impiegate, considerando quelle già attive oggi: cinque flotte attive, due in Atlantico (con basi in Francia e Portogallo) e tre in Mediterraneo (con basi in Spagna, Italia e Francia). Oltre ad esse, la nuova NATO dovrebbe disporre di forze d’intervento dislocate in più Paesi, con basi d’emergenza sulle coste anglosassoni e prevedere l’apertura di uffici di rappresentanza in Paesi terzi come Turchia, Marocco, Libia, alcune isole del Pacifico e Mali.

Uno dei nuovi grandi obiettivi sarebbe poi quello di attuare programmi di sviluppo sostenibile. Dopo diverso tempo e molta incertezza, finalmente i leader europei sono pervenuti a una possibile svolta. Infatti, lunedì 6 Marzo scorso hanno firmato l’atto di nascita di un Comando Unificato delle missioni militari europee (in inglese MPCC), ma non è ancora un “quartier generale” per la difesa (come invece sarebbe stato auspicabile); si tratta piuttosto di un centro unificato di pianificazione, gestione e controllo delle missioni militari europee, limitatamente alle missioni “non esecutive”, ovvero quelle riguardanti solo l’addestramento e il sostegno alle forze armate di un paese terzo. Non è certamente ciò che sarebbe stato necessario per raggiungere l’auspicata unità militare (i paesi membri hanno preferito infatti questa via per evitare di duplicare la struttura della NATO), ma è sicuramente un eccellente punto di partenza dopo sessant’anni di disaccordo. Punto di partenza che mantiene le porte aperte verso possibili trasformazioni future. Questa “nuova NATO” dovrebbe poi essere in grado di creare un indotto forte nel settore industriale dei Paesi membri di modo che, unendo le forze economiche e militari, l’UE possa superare Cina e Russia (obiettivo non facile certo, ma nemmeno impossibile), ponendosi al secondo posto dietro agli USA.

La deterrenza militare e l’influenza, che solo un’Unione davvero coesa può avere, riuscirebbero quindi ad evitare conflitti nelle zone limitrofe nel medio termine, soprattutto nel Medio Oriente e alla luce del fatto che ad oggi, tali conflitti vengono gestiti da altri. Raggiungere una forza di questo tipo permetterebbe all’UE di rinegoziare la propria posizione nel Baltico, lo spostamento dello scudo anti missili dalla Romania alla Grecia (creando così occupazione) e il ruolo di Ankara, che ha il potenziale per divenire un partner strategico, seppur fuori dall’Unione.

É tempo che l’Unione Europea si ricreda circa la convinzione, che da sempre l’accompagna, di essere ancora la culla delle superpotenze. È una convinzione rincuorante e certamente in tempi ormai passati rispecchiava la realtà, ma ora non è più così. I leader europei dovranno lottare e lavorare sodo per conquistarsi un posto rilevante nei grandi tavoli internazionali per far sì che l’Unione Europea torni a indirizzare le regole e le strategie e che non si limiti più a prenderne nota e a subirle. Unione militare, unione d’intenti, voce unita, moneta forte e burocrazia stabile: questi sono gli ingredienti necessari per (ri)creare una grande Unione, l’Unione Europea.

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