Oscar alla politica “del cambiamento” 2019

La redazione di Atlas – Vida Loca è orgogliosa di presentare gli “Oscar della politica del cambiamento 2019”. 

Dopo le recenti polemiche sul Festival di Sanremo, dove ha vinto «quello che voleva la minoranza della giuria, composta in gran parte da giornalisti e radical chic, […] quelli sempre più distanti dal sentire popolare, [dimostrazione d’una] distanza abissale […] tra le sensibilità dei cittadini comuni e quelle dei radical chic», Vida Loca ha doverosamente pensato che non fosse il caso distogliere l’attenzione del Ministro del Lavoro, nonché Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. Oltre, ovviamente, a quella del Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Per non parlare di quella del Ministro Toninelli…

L’Academy ha dunque ritenuto necessarie alcune modifiche al format. 

Innanzitutto, la premiazione si svolgerà nel giorno esatto in cui avverrà il primo versamento del reddito di cittadinanza. In alternativa, il 30 febbraio. La location resta da definire, ma il profilo dell’edificio è già certo: facciata bianca, vetrata rigorosamente trasparente, cupola (solo non nigeriana), ampia balconata. Crocefisso obbligatorio. Accesso via mare gradito ma non necessario, in quanto verrà chiuso. Il 33% della musica che accompagnerà l’evento sarà rigorosamente italiana, il 70% del cibo, italiano, sarà ad alto contenuto calorico, italiano, e il 90% delle bevande sarà a base di acqua, come il corpo umano.  

Si richiede un esorcista, onde evitare intrusioni del Demonio. 

Accettato il prezioso consiglio del vicepremier Di Maio: «Per il prossimo anno, il vincitore si potrebbe far scegliere solo col televoto, visto che agli italiani costa 51 centesimi facciamolo contare!». Dal 2020, il pubblico sceglierà e vincerà il solista che otterrà il 32% dei voti, che verrà unito al membro d’un complesso che avrà preso il 17% delle preferenze. In alternativa, deciderà Beppe: al ballottaggio Grillo e Vessicchio.

 

“Miglior attore protagonista”: Matteo Salvini

49 milioni di voti in ottant’anni hanno incoronato, a furor di popolo, italiano, Matteo Salvini “miglior attore protagonista” del 2019. Problemi con l’immigrazione? Con il prezzo del latte? Con i ladri? Con i gattini abbandonati? Con i satanisti? Con i satanassi? Con i cantanti? Con le ballerine (ma non con i nani)? Con la formazione del Milan? Con la formazione del governo? Con i selfie? Con i “buongiornissimo”? Con il colesterolo? Con le soubrette che ti mollano con un post su Instagram in cui sei ritratto nudo e addormentato? “Better call Matteo Salvini”. Il quale, alla notizia della vincita, s’è subito introdotto nel proprio, immenso, armadio, una reazione uguale e contraria rispetto a ciò che è solito fagocitare, ben documentato sui propri social network: il Movimento Cinque Stelle. In attesa della cerimonia di premiazione, numerose corrono le voci sull’abito che il vicepremier indosserà. Donne di tutta Italia, di terra, di mare, di ghisa: questo bel single, benestante mantenuto da un generoso ventennio dal popolo italiano, a lui tanto caro (ma mai quanto viceversa), non aspetta che voi! E per le più smaliziate, presto disponibile con manette. Affrettarsi! 

 

“Miglior attore non protagonista”: Giuseppe Conte 

A lungo personaggio in cerca d’autore, interprete di “Avvocato degli italiani” inizialmente smarrito, Giuseppe Conte s’è dimostrato il “miglior attore non protagonista” della soap governativa. A metà tra un Don Matteo devoto a Padre Pio e un Costantino Vitagliano che rassicura “The lady”, Angela Merkel, confessando di mettere in riga i due vicepremier, il Presidente del Consiglio s’è ottimamente calato nella parte. Il curriculum gonfiato e l’inglese stentato fanno ben sperare per ruoli futuri, tanto quanto il definirsi «Presidente della Repubblica», con dedica, oltre che a Sergio Mattarella, a Sigmund Freud. Tant’è, il 60% degli italiani ha fiducia in lui, mentre il 40% non sa chi cazzo sia. Il capogruppo di ALDE, l’europarlamentare Guy Verhofstadt lo ha definito un burattino; Matteo Salvini disse «mai più marionette di Bruxelles»; e Luigi Di Maio si interroga su cosa sia un ventriloquo. Mentre Giuseppe Conte avverte: «Sarà un anno bellissimo». Ai primi cento che telefoneranno una pirofila in omaggio.

 

“Miglior attrice protagonista”: Mara Carfagna 

Trasparente, soprattutto su Maxim e Max. Perseguitata, come quando Sabina Guzzanti disse a Berlusconi «non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta là perché t’ha succhiato l’uccello» (ben sapendo che Silvio è vergine. Vabbè quasi, bilancia, ma per pochi giorni). Tradita, come quando fu mollata dal suo collega di partito, Italo Bocchino (sigh!), allora sposato (con altra signora). Costituzionalista, tant’è, disse che «non c’è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili». Simbolo di meritocrazia, Mara Carfagna, vicepresidente della Camera, è oggi, per meriti acquisiti, la vice del Presidente Fico. 

 

“Miglior attrice non protagonista”: Elisa Isoardi 

Sarà anche vero che la guerra crea strani compagni di letto, ma mai quanto, in Italia, il proporzionale. E se il matrimonio altro non è che un contratto, se l’unico salotto dove sentirsi a casa è quello televisivo, se i “bacioni” sono tutti per i rosiconi, si capisce perché Elisa Isoardi, “miglior attrice non protagonista” della stagione, abbia mollato Matteo Salvini. Foto di gruppo e selfie, combinati a cibi ad alto contenuto calorico sono la consolazione d’ogni buon cuore infranto. Ma la frustrazione, tanta, non ferisce gli ex: solo chi sta attorno. Un consiglio per tutti i cuori abbandonati: “Fate l’amore, non fate Salvini”.

 

“Miglior regia”: Movimento Cinque Stelle, in “Salvate il soldato Salvini”

L’Oscar per il “miglior regista” è stato assegnato al Movimento Cinque Stelle, con la svolta, creativa, “Salvate il soldato Salvini”. Inedito thriller travestito da poliziesco, con elementi pulp e romantici, il colossal affonda le proprie radici un po’ nella tragedia greca e un po’ nella commedia all’italiana. Lo spettatore, alla stregua dei protagonisti, rimarrà incollato allo schermo, in attesa. Cercando poi di comprendere. E capire il finale. A metà tra “Comma 22”, “Black Mirror” e “L’altra sporca ultima meta”, il film è destinato a spaccare i fan di vecchia data del regista. In linea, per altro, con la tagline: “Participa. Scegli. Cambia”. Idea. 

 

“Miglior sceneggiatura non originale”: Luigi Di Maio, in “Á la guerre”

L’Oscar per la “miglior sceneggiatura non originale” è stato vinto da Luigi Di Maio, con il capolavoro, poco diplomatico, “Á la guerre”. Remake della pellicola del ’40 che vide protagonisti Galeazzo Ciano e André Francois-Poncet, il film s’è arricchito di numerosi spunti innovativi: dalla testata di Zidane alla bella mamma di Macron, passando per l’emigrazione di Carla Bruni e quella di Mario Balotelli. Protagonisti evergreen: La Gioconda, la baguette e il bidet. L’autore ha già dichiarato: “Ennesimo avvicinamento dell’Italia al boom economico”. O ad uno qualsiasi.

 

“Miglior sceneggiatura originale”: Davide Casaleggio, in “Tu sei rete”

In principio c’era il “vaffa”. E il “vaffa” era presso Beppe. E il “vaffa” era Beppe. Il primo giorno, Beppe creò il blog e i meet-up, insieme a Gianroberto Casaleggio. Il secondo giorno, Beppe e Casaleggio crearono il “V-Day”, per divulgare il verbo “sfanculare”. Il giorno successivo, Beppe creò il cielo e la terra, nacquero così le liste civiche a cinque stelle, dove “uno valeva uno”. Il quarto giorno, Davide Casaleggio ereditò il blog, dopo aver completato il sacro testo “Tu sei rete” e la creazione della piattaforma Rousseau. Giorno cinque: “Error 404: hai provato a mandare al gabbio Salvini!”. Il sesto giorno, dopo il voto su Salvini, alcuni attivisti e parlamentari cinque stelle andarono a leggere lo Scritto: «I formicai rappresentano il miglior esempio di auto-organizzazione. Le formiche seguono una serie di regole applicate al singolo, attraverso le quali si determina una struttura molto organizzata, ma non centralizzata. […] Una formica non deve sapere come funziona il formicaio, altrimenti, tutte le formiche ambirebbero a ricoprire i ruoli migliori e meno faticosi, creando un problema di coordinamento». Il settimo giorno capirono: anche le formiche, nel loro piccolo, devono farsi li cazzi propri.  

 

“Miglior montaggio”: Lega

Premio (di maggioranza) alla Lega, capace di rimontare, prima, e montare, poi, i Cinque Stelle, in una corrispondenza d’amorosi sensi presto sfociata nella pornografia sadomaso. Già alla ribalta con “Ce l’abbiamo duro”, la Lega, col tormentone “Bacioni” s’è imposta sui capolavori pentastellati “Manette agli evasori”, “Aperti come una scatoletta di tonno” e “Lotta alla casta”. Ma il vero colpo, di grazia, l’ha dato la trilogia del protagonista Salvini: “Tiro avanti”, “Tiro dritto” e “Tengo duro”. Tuttavia, resta da capire se per i due interpreti si tratti d’amore, oppure solo di sesso.

 

“Miglior fotografia”: Matteo Salvini, in “L’indagato tra gli indagati” 

Premio reso celebre dalla foto che immortalò lo sposo Francesco Campanella, ex segretario dei giovani dell’Udeur, mafioso, attorniato dai suoi testimoni di nozze, il futuro Presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, poi condannato a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio, e il futuro Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, il trofeo è andato al Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Per meriti acquisiti sul campo. Da calcio. Orgogliosamente rivendicato, «indagato tra gli indagati», Salvini strinse la mano all’ultrà rossonero Luca Lucci. Già condannato per estorsione, traffico di droga e violenze (Lucci). Tra queste ultime, un’aggressione che costò la perdita d’un occhio a un tifoso interista, il quale tre anni dopo s’impiccò nella propria abitazione. Dopo i fatti, dal dicastero occupato dal segretario della Lega è presto pervenuto un comunicato per la risoluzione del problema della violenza negli stadi: pare inizi con la definizione di “omeopatia”.

(fonte: ilfattoquotidiano.it)

 

“Miglior scenografia”: TAV 

La piazza organizzata dalle “Madamin” ha finalmente riaperto il dibattito su un tema che condizionerà il destino delle future generazioni, la qualità della vita e della salute dei nostri figli, la possibilità d’occupazione dei figli dei nostri figli e la mobilità sostenibile dei figli dei figli dei nostri figli: «No all’anarchia delle biciclette». Ah, sì, erano pure Sì-TAV. L’opera d’integrazione della “Linea storica” Torino-Modane guarda al futuro, tant’è che se ne parla dal 1910. Importante dagli anni ’70, urgente dagli anni ’90, il colossal ha avuto numerosi oppositori disinformati: «Per me è quasi peggio: [grandi opere come la Torino-Lione, ndr] non sono dannose, sono inutili. Sono soldi impiegati male», scrisse nel 2013 uno scrittore in erba, Matteo Renzi. Oggi, finalmente, Danilo Toninelli ne è diventato regista: riuscirà l’analisi costi-benefici ad unire M5S e Lega? In attesa della prossima puntata, tuttavia, una sponda verso il “no” potrebbe arrivare dal Ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, il quale si sarebbe detto piuttosto preoccupato: non si capisce se sia “il TAV” o “la TAV”. (Ovviamente, si precisa, quella del Ministro non è “l’altra”, la sponda.)

 

“Miglior trucco (e parrucca)”: Silvio Berlusconi 

Storico detentore del premio “miglior trucco (e parrucco)”, poi adattato “parrucca” ai tempi della bandana, nonché noto testimonial del trapianto di capelli («è ottimo, lo consiglio a tutti»), Silvio Berlusconi si è confermato anche quest’anno. Dopo tutto, non poteva essere altrimenti: «Il mio cervello è talmente sviluppato che ha espulso i capelli dalla testa». Recentemente, esposto alle radiazioni delle luci dello studio di Pomeriggio Cinque durante una promotion, B. s’è lasciato andare ad un’analisi complessa e sofisticata sull’attuale situazione politica: «Tutti mi conoscono e mi vogliono salutare quando mi incontrano, ma quando c’è da votare, quanti votano Berlusconi? Cinque o sei italiani su cento, mi sembra assolutamente una cosa fuori dal mondo». Concludendo, sottotitoli a pagina 777 di Mediavideo alla mano: «Gli italiani sono quasi tutti fuori di testa, si guardino nello specchio!». Come Dorian Gray. O era Sasha? 

 

“Miglior costume”: Matteo Salvini 

Divisa da poliziotto e da soldato, felpa da operaio e fare da cowboy, cavallo, moto o moto d’acqua, fuorchè auto-blu. Ma anche nativo, americano, come da manifesto della Lega, Nord: «Loro non hanno potuto mettere regole all’immigrazione, ora vivono nelle riserve». Matteo Salvini, “miglior costume” nei ritagli di tempo vice-Premier e Ministro, è praticamente un Village People. Italiano, s’intende. Da vero macho, se la canta e se la suona.

 

“Migliori effetti speciali”: Danilo Toninelli 

 

“Miglior colonna sonora”: Giorgia Meloni, in “Global compact”

Spopola su social e TV la “miglior colonna sonora” del Governo del cambiamento: “Global compact”, di Giorgia Meloni. L’artista ha confermato la tournée, inizialmente annullata per la co-partecipazione de I Nomadi, dove verrà affiancata da Nerorgasmo e Madonna. In dubbio i tre Magi: pare siano iracheni. 

 

“Miglior canzone”: Alessandro Di Battista, in “Applausi per Dibba”

Oh, io non capisco perché, ma ogni periodo c’è qualcuno che se ne viene fuori dicendo che è morto: è andato in Sud America! Alessandro Di Battista è il vincitore del premio “miglior canzone”, con la hit, presentata a Di Martedì, “Applausi per Dibba”, cui presentiamo un breve estratto, seguito dal video ufficiale: “Ora, se tu ha seguito il mio percorso / come se fosse un concorso / allora fai l’ultimo sforzo / e chiediti il perché / è sempre il solito discorso / ogni mattina col rimorso / almeno pagami il rimborso / e vaffanculo anche a te!”. 

 

“Miglior sonoro”: L’orologio della Procura di Firenze che fa “tic tac tic tac”

Anche un orologio rotto segna l’ora esatta due volte. E anche i parlamentari PD, almeno una volta a legislatura, possono comportarsi diversamente da quelli di Forza Italia. La differenza che sta tra un orologio rotto e il Partito Democratico, tuttavia, è che uno è da buttare, non riciclabile, inutile se non dannoso, perché fa tardare agli appuntamenti, soprattutto a quelli più importanti, facendo perdere anni di sacrifici e di lavoro. Mentre l’altro è un orologio. «Giustizia ad orologeria», «complotto», «misura abnorme», «capolavoro mediatico». Ma non vi sembra così strano che adesso Matteo Renzi abbia un, così detto, “padre”? Coincidenze, io non credo.

 

“Miglior montaggio sonoro”: Matteo Richetti 

In settimana, pulitosi le mani dall’unto di pop-corn, Matteo Richetti ha mandato un messaggio vocale di cinque minuti su un gruppo Whatsapp ai suoi sostenitori, per lamentarsi delle nomine nelle liste per l’Assemblea del PD, dicendo: «Martina può anche andare a cagare domani mattina». Insieme al premio “miglior montaggio sonoro”, spontanee sorgono le domande: Richetti ha argomenti per parlare cinque minuti? Delle nomine di Martina? Davvero qualcuno sarebbe disposto a sentirlo parlare? Per cinque minuti? Sulle nomine di Martina? E davvero Richetti ha tanti sostenitori da poter creare un gruppo Whatsapp? Nel frattempo pare che i futuri elettori del Partito, oltre che dell’ormai solita molletta per il naso, all’occorrenza si siano anche dotati di guanti. 

 

“Oscar alla carriera”: Angelino Alfano

Dopo la sua straordinaria partecipazione nel cast di “The Cove – La baia dove muoiono i delfini” e in “Una poltrona per due”, Angelino Alfano è, di gran lunga, il vincitore dell’Oscar alla carriera, con merito. Quello di non essersi ricandidato. Non più disponibile nel paniere elettorale, Angelino si trova oggi nel menù dei migliori ristoranti giapponesi. Oltre che in alcuni piatti kazaki molto ricercati: ricette segrete, per servizi segreti. 

 

“Oscar al merito tecnico-scientifico”: Danilo Toninelli 

Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli, «pancia a terra», lavorando «dalle sedici alle diciotto ore al giorno, chiedete a mia moglie che è preoccupata per me e mi dice “Danilo fai di meno”, ma io non posso fare di meno», ha conquistato il premio “Oscar al merito tecnico-scientifico”. Non potendo proprio farne a meno. D’altronde, «l’obiettivo non è solo quello di rifare bene e velocemente il ponte Morandi, ma di renderlo un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovano, in cui le persone possono vivere, possono giocare, possono mangiare». «Qualche ignorante ancora discute la mia affermazione circa la possibilità di costruire un ponte multilivello e multi-funzione. Si tratta di gente che non capisce come una grande opera possa condurre a riqualificare, a ridisegnare, a ripensare la vocazione di un’intera area». Danilo non si nasconde, così come non cela, mai, il proprio entusiasmo: «Io il 30-40% delle votazioni le inizio sbagliando». Fortunatamente, non questa Academy.

 

“Oscar in memoriam“: Partito Democratico

Anche se i più si chiedevano: “E il PD che fa?”. 

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