I partiti politici secondo Ostrogorski

I partiti tradizionali stanno scomparendo. Le elezioni americane e quelle francesi sembrano confermare l’andamento decrescente delle fazioni storiche e coronare l’ambizione degli outsiders: politici senza apparati burocratici alle spalle e con una organizzazione di tipo aziendalistico. Più spazio per la comunicazione e il marketing, meno per l’ideologia e l’appartenenza.

In Italia l’impatto è avvenuto prima. Già nel 1994, a seguito dello sfaldamento del sistema partitico della Prima Repubblica, si era presentato un personaggio nuovo (Silvio Berlusconi) con il suo partito-azienda (Forza Italia), che avrebbe dominato la scena politica italiana fino al 2011.

Il collasso dei partiti tradizionali è un fenomeno che ha coinvolto la maggior parte dei sistemi politici, sia in Europa che Oltreoceano. Ma è stato anche un fenomeno difficile da prevedere, data la radicalizzazione dei partiti all’interno della società, in particolar modo quella italiana. Però, v’è stato un sociologo bielorusso, Moisei Ostrogorski, che nel 1902 scrisse un saggio imponente dal titolo “La democrazia e i partiti politici” all’interno del quale preconizzava il declino della forma partito come protagonista assoluto del funzionamento della macchina democratica. A questo punto, vale la pena approfondire il pensiero di questo autore “visionario”.

Moisei Ostrogorski nasce a Hrodna, nell’odierna Bielorussia, nel 1854. È stato un politico, scienziato, storico, giurista e soprattutto sociologo. Ostrogorski influenza, nel settore delle scienze sociali, la scuola elitista di Robert Michels, con la sua celebre “legge ferrea dell’oligarchia”, che affermava l’inevitabile trasformazione gerarchica e autoritaria di ciascun partito, anche qualora si presentasse come egualitario e democratico, data l’esigenza di organizzazione.

Ostrogorski è un forte oppositore della visione secondo la quale i partiti sono necessari per il naturale andamento della vita democratica. All’interno de “La democrazia e i partiti politici” nota come questi si mantengano in piedi grazie alla fedeltà dei suoi affiliati, paragonabile alla fedeltà che si ha verso una religione. Ma essi non sono infallibili, e per questo motivo, possono crollare con la stessa facilità con cui sono sorretti. Per elaborare quest’opera, il sociologo bielorusso intraprende due viaggi: uno in Inghilterra e uno negli Stati Uniti. Esamina i partiti politici delle due nazioni e arriva alle medesime conclusioni per entrambi i sistemi, che sono diversi, ma presentano molte analogie.

Innanzitutto, i partiti politici inglesi e americani (ma è un concetto che si può estendere anche ai partiti di altre nazioni) utilizzano la competizione elettorale per scopi individualistici, sfruttando le loro posizioni di potere per avvantaggiarsi rispetto al nemico. In questo modo viene meno il valore del programma e delle proposte e aumenta il rischio di essere ricattabili da chi intende favorirti. Per Ostrogorski i partiti politici hanno lo scopo di ridurre la democrazia interna, tramite la naturale propensione alla gerarchia e ridurre l’autonomia dei rappresentanti eletti, che esauriscono la loro indipendenza e si conformano roboticamente alle direttive del partito.

La critica ai partiti venne accompagnata anche da possibili soluzioni ai problemi che essi causavano. Una di queste fu l’elaborazione della teoria della democrazia diretta, frutto di un viaggio in Svizzera, dove poté osservare il suo funzionamento. Questa però presentava degli ostacoli; richiedeva infatti un alto grado di conoscenza degli affari politici e un elevato senso di responsabilità degli individui. Alla fine dell’esperienza svizzera, Ostrogorski apparve convinto della futura scomparsa dei partiti politici proprio per l’instaurarsi della democrazia diretta, visione fortemente influenzata dalla sua matrice progressista.

I partiti tradizionali si stanno dissolvendo, probabilmente più per demeriti degli stessi partiti che per meriti della coscienza civica della popolazione. Ma, secondo Ostrogorski: “Laddove i cittadini si manifestano incapaci di affermare la loro personalità, i governanti li dirigono a modo loro come fossero marionette o li considerano come strumenti a loro disposizione”. A quanto pare, nel 2017, i cittadini stanno riuscendo a manifestare e affermare maggiormente la loro personalità, mettendo in seria difficoltà le organizzazioni partitiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *