Piccola guida (di un’introversa) all’introversione // An introvert’s little guide to introversion

[English below]

Ciao a tutti, sono Ilaria. Ho sempre pensato di essere strana, perché da adolescente alcune volte preferivo stare a casa piuttosto che uscire con i miei amici. Perché preferivo il silenzio alle chiacchiere vuote. Perché preferivo un buon libro alla discoteca. Quando cresci, le cose si fanno meno complicate. Le persone sembrano capirti di più, sembrano condividere questo atteggiamento con te. Ma ti rimane il dubbio: sono asociale? Non può essere, rispondo a me stessa, ho fatto due erasmus e sono a quota tre in questo momento, stare con le persone mi piace. Sono troppo timida? Forse un po’, ma non può essere solo questo. Mi agita stare al centro dell’attenzione, ma se devo fare determinate cose – tenere un discorso o una lezione, ad esempio – lo adoro. E allora, quale è il mio problema? Ecco, è proprio questo il punto, credere di avere un problema, qualcosa che non va.

A 24 anni, mi sono resa conto di essere semplicemente introversa.

Si può pensare all’ introversione ed all’ estroversione come ai due estremi di uno spettro: è sbagliato quindi pensare che una persona e le sue azioni possano essere del tutto coerenti con una di queste due tendenze. Ci sono diversi gradi di introversione-estroversione, ed è normalissimo, talvolta, avere atteggiamenti non coerenti con la propria tendenza generale.

Le persone introverse vivono di introspezione. La continua analisi di tutto ciò che ci circonda, ogni stimolo, ogni minimo impulso esterno spinge l’acceleratore alla nostra immaginazione. È per questo, che per gli introversi, il mondo esterno è pieno di spunti, ma estremamente stancante. È come se quando stessimo all’ esterno, in contatto con gli altri, la nostra energia venisse risucchiata da tutto e tutti. Arriviamo ad un punto in cui siamo esausti, e questo ci porta a diventare facilmente irritabili o di cattivo umore.

È per questo semplice motivo che, per gli introversi, avere dei momenti di solitudine è fondamentale. Non è una preferenza, ma un bisogno: questo ci permette di immagazzinare nuova energia per lanciarci di nuovo nel mondo esterno senza rischiare di fare del male al nostro benessere mentale e alla nostra felicità. Questa necessità di rimanere soli si rispecchia, ovviamente, su ogni tipo di relazione e rapporto: sono soprattutto i rapporti di convivenza o le relazioni sentimentali quelle ad esserne più influenzate. Se l’altra persona non capisce il nostro bisogno di spazio, o non rispetta il nostro silenzio, questo potrebbe, a lungo andare, mettere in crisi il rapporto.

A volte ho fatto l’errore di considerarmi inferiore rispetto agli estroversi dal punto di vista della capacità di socializzazione con gli altri. In realtà, mi sono da poco resa conto di come le modalità di socializzazione degli estroversi e degli introversi siano completamente diverse: gli estroversi, ad esempio, amano stare in gruppo; gli introversi, al contrario, preferiscono relazionarsi con una singola persona alla volta. Solo in questo modo essi possono focalizzare le loro energie su quella persona, sulle sue caratteristiche, sulle sue necessità. Gli introversi sono dei grandi ascoltatori e, spesso, sono persone molto empatiche, per questo sono molto apprezzati nei rapporti di confidenza. Nei contesti troppo ampi, come ad esempio a feste o riunioni, gli introversi si sentono meno a loro agio, perché non possono dare a ciascuna persona le attenzioni che merita. Sentiamo di “sprecare” le nostre energie in chiacchiere di poco conto, per provare a dare a tutti un po’ del nostro interesse, ma siamo frustrati in quanto questi contesti ci impediscono di scendere in profondità e di capire l’essenza dei nostri interlocutori. Questo non significa che siamo rudi o snob, e che parliamo sempre di cose profonde o importanti, ma che, ogni tanto, le chiacchiere superficiali ci annoiano e ci mettono a disagio, perché ci impediscono di vedere quello che c’è sotto.

Spesso le parole timido e introverso sono usate come sinonimi. Non vi nascondo che anche io, fino a poco tempo fa, non ne conoscevo la differenza. Sicuramente la timidezza e l’introversione hanno un carattere in comune, ovvero la necessità, talvolta, di evitare la socializzazione. Ma le ragioni che stanno dietro a questa necessità differiscono molto: se, come abbiamo più volte sottolineato, per gli introversi è una necessità psicologica, per i timidi è semplicemente la paura di non essere accettati o di apparire diversi dal gruppo, di uscire dalla propria confort zone.

In generale, questo mondo è confezionato per gli estroversi. È per questo che gli introversi, spesso, si sentono strani: perché non sono conformi agli standard che la società ci ha imposto. Gli estroversi si nutrono dei contesti sociali e delle interazioni con gli altri, e in queste arene si ricaricano di energia. Il loro modo di agire è considerato la normalità. Con l’estroversione si connettono altre caratteristiche positive, come l’avere una personalità brillante, spigliata, energica, adatta a guidare gli altri. Con l’introversione, al contrario, si legano riservatezza, parsimonia, debolezza di carattere. Non c’è analisi più superficiale di quest’ultima. Semplicemente, agli estroversi risulta semplice brillare nei contesti sociali; per conoscere i punti di forza degli introversi, invece, servirà scavare più in profondità.

Inoltre, a pensarci bene, gli estroversi sono coloro a cui è concessa più visibilità: questo è comprensibile, amando essi stessi essere il focus dell’attenzione altrui. Gli estroversi sembrano essere al pieno della loro energia solo quando sono circondati dagli altri. Parliamo di politica, ad esempio: quanto un estroverso come Silvio Berlusconi o Beppe Grillo, o Matteo Renzi, ha più appeal per le telecamere di un Paolo Gentiloni? Ma questo non significa che gli estroversi sono più bravi, o più portati per questo mestiere. Quando mi sento giù, perché penso di non avere il carattere giusto per entrare in questo mondo, penso a Enrico Berlinguer: lui, lo schivo per natura, ce l’ha fatta, ed è ancora oggi uno dei politici più amati nella storia della Prima Repubblica.

Vorrei concludere questa breve analisi permettendomi di darvi alcuni consigli. Il primo di tutti è: imparate a conoscervi. Una volta che vi sarete resi conto di essere introversi, e di non essere “strani”, tutto vi risulterà meno complesso. Il secondo è: imparate ad apprezzare la vostra introversione. Cercate di coglierne i tratti positivi, di far leva sulla vostra empatia, la vostra capacità di ascoltare. Terzo, imparate a dire “no”: so che questo risulterà difficile a molti di voi, ma declinare un invito non è sintomo di rudezza, ma semplicemente una vostra necessità. Se siete circondati da persone che vi vogliono bene e vi conoscono, impareranno a comprendere i vostri bisogni. Ma se accetterete sempre le loro proposte, anche quando non avrete voglia, non potranno mai capirvi.

Spero che questa piccola guida vi sia stata utile per conoscere e apprezzare voi stessi un po’ di più. E a voi estroversi che siete arrivati fino a quaggiù dico: “Prendetevi cura e cercate di comprendere la prospettiva degli introversi che amate!”

[English version]

Hello everyone, my name is Ilaria. I have always thought I was strange, because as a teenager sometimes I decided to stay home instead of going out with my friend. Because sometimes I preferred enjoying the silence than listening to small talks. Because I preferred reading a book than clubbing. When you grow up, things get less complicated. People seem to understand you, to share this attitude with you. But a part of you still thinks: am I asocial? Can’t be – I usually answer myself – I did two erasmus projects and now I moved again abroad, I like to get in touch with people. Am I shy? Maybe a little bit, but it can’t be only this. I get nervous when I am the centre of people’s attention, but if I do specific things – holding a lecture or a speech – a part of me loves it. And so, what is my problem? Well, this is it, believing to have a problem, something that is not good.

I have just realized that I am simply an introvert.

You can think about introversion and extroversion as the two extremes of a spectrum: it is wrong to think that someone and his action can be totally coherent with one or the other extreme. There are many levels of introversion-extroversion, and it is completely normal to have sometimes uncoherent attitudes.

Introvert people lives of introspection. The ongoing analysis of everything that surround us, each stimulus, each external impulse pushes our imagination at a higher level. It is for this reason that for introverts the external world is full of cues and ideas, but it is extremely tiring too. When we are outside, in contact with others, our energy is sucked by everyone and everything. If we reach a certain level, we feel exhausted, and this bring us to become easily irritable or in a bad mood.

It is for this simple reason that, for introverts, having time for themselves is essential. Solitude is not a preference, but a need: this allow us to stock new energy for dealing with the outside world, without putting our mental health and happiness in danger. This necessity to be alone has effects on the way introverts relate to others. The relationships of introverts can be complicated, because if the other person doesn’t understand our need for personal space, doesn’t respect our silence, he/she can ruin everything.

Sometimes I made the mistake of considering myself worse than extroverts regarding my capacity to socialize. But actually, I realized that the way introverts and extroverts socialize is completely different and can’t be compared: extroverts, for example, love to socialize in groups; introverts, on the other hand, prefer one-to-one relations. Only in this way they can focus their energy on that person, on his characteristic, his necessities. Introverts are good listeners, usually very emphatic, and for this reason they are really appreciated in friendship relations. In wider contexts, as in parties or meeting, introverts feel less at ease, because they cannot give each person the attentions that he deserves. We feel as if we are losing our energies in small talks, trying to give each person something, but we feel frustrated when we realize that in this way we cannot go in depth and understand the essence of our interlocutors. This doesn’t mean we are rude or arrogant, and we talk only about deep or important subjects, but that, sometimes, small talks make us feel uncomfortable, because they prevent us to see what is behind them.

The words shy and introvert are usually considered synonyms. I must confess that until few months ago, I didn’t consider the difference among the two at all. For sure, shyness and introversion has some common features: the main one is that both stress the need, sometimes, to avoid socialization. But the reasoning behind this need is different: for introverts is a psychological necessity, while for timid people is just the fear of being rejected and going out of their comfort zone.

Generally speaking, this world is made for extroverts. It is for this reason that introverts feel guilty: because they don’t conform to the standard of the society. Extroverts feed themselves in social contexts and interactions, and gain energy from that. Their way to act is consider the normal one. People usually connect extroversion with other positive characteristics, such as shining, energic, leading personality. On the other hand, introversion is linked to weakness, parsimony, timidity. This is just a superficial analysis: the truth is that for extroverts is easier to shine in social contexts, while for introverts you need to look more deeply.

Moreover, extroverts have more visibility and are over represented: this is obvious, because they seek for other people’s attention. Extroverts show their best when they are surrounded by people.

As an example, we can think about politics: how much an extrovert like Silvio Berlusconi or Donald Trump, has more media appeal than Paolo Gentiloni? But this doesn’t mean than extroverts are better suited for politics, but just that they often appear more suitable. When I feel down because I don’t think I am too introvert for doing this job, I think of the experience of Enrico Berlinguer, the leader of the Italian Communist Party during the 70s: he was totally introvert, but he is still one of the most loved politicians of Italian First Republic.

I wish to conclude this brief analysis of introversion with some advices for you, introverts. First of all, learn to know yourself: when you will be conscious of your level of introversion, everything would be easier. Secondly, learn to appreciate your introversion: try to get the positive parts of it, and not only its weaknesses. Try to use your empathy and listening skills. Thirdly, learn to say “no”: declining is always difficult for introverts, but it is not a sympthom of your rudeness, but a necessity for your happiness. If you are surrounded by people who love and know you, they will learn how to deal with this necessity. They can’t learn anything if you always say yes to their proposals.

I hope that this small guide helped you to know better yourselves and love yourselves a bit more. And my last message to you, extroverts: try to understand and respect the perspective of your beloved introverts.

 

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