Atlas consiglia: quattro libri per quattro famiglie

Siamo reduci dal World Congress of Family, il Congresso mondiale della famiglia di Verona. La manifestazione è stata organizzata dai principali esponenti del mondo cattolico-conservatore, dal senatore leghista Simone Pillon al mondo ProVita: una tre giorni di esaltazione della famiglia – rigorosamente tradizionale – che ha visto partecipare anche esponenti della parte verde della maggioranza, dal Ministro dell’interno Matteo Salvini a Lorenzo Fontana, Ministro della famiglia. Ma la famiglia, oltre a essere il tema caldo del weekend, è un tema caro alla letteratura. Per questo oggi Atlas – il Blog vi consiglia cinque libri che raccontano altrettante famiglie, sempre tradizionali, tutte più o meno disfunzionali.

Le ceneri di Angela – Frank McCourt

Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un’infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un’infanzia infelice irlandese è peggio di un’infanzia infelice qualunque, e un’infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora.

È il 1997 quando Frank McCourt, scrittore irlandese trapiantato in America, vince il premio Pulitzer per Le Ceneri di Angela, da cui, nel 1999, verrà tratto l’omonimo film. Con un taglio tragicomico l’autore ci racconta la sua difficile infanzia: dai primi anni passati a Brooklyn, dove gli irlandesi non erano ben accetti, agli anni trascorsi in Irlanda, dove a non essere ben accetti erano gli americani. Un padre alcolizzato, una madre sottomessa, la povertà, l’annosa Irish Question; gli ingredienti sono perfetti per l’alternanza tra aneddoti tragicomici, spesso ambientati in un pub, e, a volte, solo tragici. Il libro, tuttavia, ha una nota positiva nella dichiarazione d’amore, nel riconoscimento dei sacrifici fatti dalla madre dell’autore, Angela appunto, nel tentativo di crescere una scapestrata nidiata irlandese senza perdere la dignità. A distanza di sessant’anni Angela, sicuramente, poteva essere fiera del suo Frank. Per gli amanti degli autori traumatizzati da un’infanzia cattolica consigliamo anche Aspetta Primavera Bandini, dell’italo-abruzzese John Fante.

Anna Karenina – Lev Tolstoj

Copertina della prima edizione di Anna Karenina. Ph. Wikimedia

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

Può una donna emanciparsi nell’alta borghesia russa di metà ‘800? No, secondo Tolstoj. Anna Karenina è lo spaccato perfetto di una società russa che avrebbe a breve conosciuto la rivoluzione, ma ritrae anche lo slancio di una donna divisa tra l’autodeterminazione e il ruolo, cucitole addosso, di madre e moglie. Ruolo che però le sta stretto. Anna cerca una vita al di fuori di quella devota e regolare che le offre Karenin, ma il momento in cui si butta nelle braccia del conte Vromsky è quello che segna anche la sua fine. La società borghese, sia a San Pietroburgo che a Mosca, la rifiuta e la ostracizza, il rapporto con il figlio avuto da Karenin è compromesso per sempre. Tutti questi fattori portano al tragico finale che, ironicamente, riflette quella che sarà poi la chiusura dell’esistenza di Tolstoj. Lui stesso, nel ritrarre una società ipocrita e corrotta, ci ha restituito uno dei personaggi più complessi e ben scritti della letteratura contemporanea. Cosa si impara, dunque, riguardo al concetto di famiglia tradizionale in Anna Karenina? Che la famiglia può essere un porto sicuro solo per chi decide di non mettere in discussione delle dinamiche che annullano l’individuo, sopratutto se femminile. Che la famiglia, nel suo essere l’unità minima e fondante della società, riesce a stabilirne l’omologazione. Tutta questa superficialità è resa, nell’adattamento cinematografico, ambientando l’intero film in un teatro.

La casa degli spiriti – Isabel Allende

Non me ne potevo andare, perché lontano da questa terra sarei stata come gli alberi che tagliano a Natale, quei poveri pini senza radici che durano un po’ di tempo e poi muoiono.

Isabel Allende ci ha regalato una delle migliori epopee familiari di epoca moderna: partendo dagli inizi del ‘900, infatti, ricostruisce la vita di Esteban Trueba, giungendo fino al golpe (ai danni del nonno della stessa scrittrice) degli anni ’70. Esteban è un uomo cinico, che si è annientato nel momento in cui il suo grande amore, Rosa, è  morta. Si unisce così in matrimonio con Clara, la sorella di Rosa, rompendone il voto di mutismo selettivo. Ripercorrendo la storia della sua vita, Esteban, tuttavia, si rende conto che il calore famigliare che lo aveva circondato è stato offuscato dal suo atteggiamento patriarcale, possessivo delle cose e delle persone, e che finché l’incolumità di Alba, sua nipote, non è a rischio, non arriva a comprendere l’amore. Clara, d’altro canto, vive in una famiglia che tradizionale non è: comunicando con gli spiriti dei famigliari morti estende quello che è il suo amore per la famiglia terrena a quella ultraterrena: un perfetto contrappasso a quello che è l’egoismo spietato e ignorante di Esteban. Per gli amanti delle epopee famigliari latino-americane consigliamo Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquéz.

Romeo e Giulietta – William Shakespeare

Francesco Hayez – L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta, ph. Wikimedia

In questa bella Verona, due casate, di pari nobiltà, si scagliano, per antico rancore, in sempre nuove contese che macchiano di sangue veronese mani di veronesi. Dalla tragica progenie di questi nemici sono nati sotto cattiva stella due amanti che con la loro pietosa morte mettono termine alla furia dei loro parenti.

Vi abbiamo già raccontato di quella volta che proprio due famiglie tradizionali, proprio a Verona, spinsero due giovani innamorati al suicidio?

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