Scommettere sulla generazione Erasmus // Betting on the Erasmus generation

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Sono di ritorno dal mio Erasmus. Tra un aereo e l’altro che dall’Estonia mi riporterà giù in Sicilia ho tempo per pensare. Tartu e la sua Università sono state per me casa negli ultimi quattro mesi, e le persone incontrate in questo lasso di tempo, famiglia. Non credo di esagerare dicendo questo, perché ho percepito qualcosa di unico e speciale che è difficile da descrivere a parole. Parallelamente all’immagine bucolica di questo periodo segnato da un mix eccitante di studio e viaggio, prende forma la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza davvero speciale, il cui valore non è solo personale.

Sono più di 300mila i cittadini europei che ogni anno usufruiscono del programma. Con buona probabilità, il numero è destinato a crescere in maniera esponenziale, se consideriamo la tendenza degli ultimi anni. In un’Europa messa sempre più alla prova da molteplici sfide, l’Erasmus potrebbe rivelarsi la chiave per rilanciare i valori di solidarietà e cooperazione sognati dai padri fondatori, nonché una risposta efficace allo spettro del deficit democratico che aleggia tra gli Stati membri nei confronti dell’Unione.

Scommettere sulla Generazione Erasmus vuol dire dare fiducia a giovani, studenti e lavoratori, che vogliono essere il cambiamento. Lo slancio creativo di idee che prende forma nei vari progetti è motivo di freschezza per un’Unione, fortemente bisognosa di un’identità comune che conviva insieme a quelle nazionali.

GENERAZIONE ERASMUS – “Si parla poco sui giornali economici del programma di scambi universitari Erasmus, ma Erasmus ha creato la prima generazione di giovani europei”, così il semiologo italiano Umberto Eco spiegava il significato dell’espressione da lui coniata, ormai divenuta simbolo di una rivoluzione culturale. Quella che si è venuta a creare da trent’anni a questa parte è una generazione che non ha sperimentato guerra, e dunque non più in grado di concepire confini e divisioni. La facilità degli spostamenti all’interno del territorio europeo ha portato alla formazione delle condizioni ideali affinché i giovani appartenenti a questa generazione potessero spostarsi da un paese all’altro, e viaggiando, toccare con mano realtà “altre” rispetto a quella locale.

UN PO’ DI STORIA – Siamo nel l’anno in cui ricorre il trentesimo anniversario dalla fondazione del programma. A questo, approvato dalla Commissione Europea nel 1987, è stato dato lo stesso nome dell’umanista olandese rinascimentale Erasmo da Rotterdam, da cui deriva quello ufficiale del piano adottato, “European Region Action Scheme for the Mobility of University Students”.

L’idea da cui tutto è partito è di Sofia Corradi, oggi nota come “Mamma Erasmus”. Nel 1958, tornando a Roma dopo un periodo di studi alla Columbia University, non si vede riconosciuti gli esami che aveva brillantemente superato. Inizia così la sua battaglia per averli riconosciuti. Dopo la sua vittoria personale, decide di impegnarsi affinché anche altri studenti possano vivere un’esperienza di questo tipo. Nei diciott’anni successivi, sfruttando la sua carriera da direttore scientifico dell’ufficio romano della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), promuove accordi tra università, e dunque si è arrivati all’istituzionalizzazione di questa tendenza a livello europeo. Senza il sogno e il coraggio di questa donna non avremmo probabilmente avuto la possibilità di affrontare un periodo riconosciuto di studio all’estero, e io di scrivere questo articolo.

COS’E’ CAMBIATO – Oggi l’Erasmus è cresciuto ancora di più, non coinvolge solo studenti universitari e da Erasmus è passato ad essere Erasmus+. Sotto questa voce troviamo vari ambiti di azione, le cosiddette “azioni chiave”; stiamo parlando di mobilità individuale ai fini dell’apprendimento, cooperazione per l’innovazione e buone pratiche, e riforma delle politiche. La generazione Erasmus si è allargata; sono migliaia anche i docenti delle scuole e impiegati aziendali che usufruiscono della mobilità per formarsi e arricchire con nuove competenze la loro esperienza lavorativa, migliorando i servizi offerti di conseguenza. Singoli e associazioni possono oggi contribuire attivamente, premessa (o già segno?) di un demos europeo che alcuni stentano ancora a riconoscere.

LIMITI – Nonostante i grandiosi risultati raggiunti finora, sono diversi i difetti con cui l’Erasmus+ deve fare i conti. Giusto per citarne uno, è ancora un ambito eccessivamente “elitario” se consideriamo il livello di partecipazione individuale: tanti prendono parte a progetti di scambio e studio all’estero, ma ancora troppi sono quelli che non ne conoscono l’esistenza. C’è ancora tanto da fare, sui territori locali e nazionali per consentire a sempre più persone di vivere queste esperienze. Il successo potrà dirsi effettivo nella misura in cui coloro che sono coinvolti siano in grado di “diffondere il verbo” al rientro; solo nell’ottica dell’inclusione possiamo infatti pensare a questo come un collante utile a tenere insieme tra tutti i pezzi dell’Unione. Se l’Erasmus+ non arriva alle periferie, tradisce le ragioni che l’hanno portato ad esistere.

RISULTATI – Stando ai dati della Commissione, l’85% tra coloro che hanno partecipato ad un progetto di mobilità hanno confermato che l’esperienza li abbia aiutati a rafforzare il sentimento europeo; questo conferma la validità dell’Erasmus a supporto della cittadinanza europea. Chi, sfruttando questa piattaforma, parte per la prima volta da italiano, tedesco, estone o greco, torna europeo, e questo porta inevitabilmente ad un cambio di prospettiva.

Cambiamento dal basso, partecipazione democratica e cittadinanza europea: sono queste le facce dell’Erasmus. Coloro che oggi possono dire di farne parte, hanno respirato aria di casa anche in Paesi diversi dal proprio. Quella che si sta iniziando a costruire adesso è la realizzazione della visione lungimirante di Europa che settant’anni fa ha spinto alcuni paesi a mettersi insieme per costruire un futuro di pace.

Scommettere sulla generazione Erasmus vuol dire scommettere sull’Europa. Chi non ha fiducia nel sogno europeo, è perché non l’ha vissuto. Provare per credere!

 

 

I am on my way back home after my Erasmus. Between one flight and another that will bring me from Estonia to Sicily, I have plenty of time to think. Tartu and its University have been for me home in the last four months, and the people I met on my path, family. I do not believe I exaggerate in saying this, as I saw something unique and special which is difficult to put into words. Together with the bucolic image of this period, characterised by an exciting mix of study and travel, the feeling that epitomizes everything I experienced is still taking shape and I am of the belief that its value is not only personal.

More than 300 thousand European citizens every year benefit from the programme. The number will probably increase exponentially, especially if we consider the tendency of the last few years. In a Europe that faces many challenges, Erasmus can be the key to relaunch values of solidarity and cooperation, which the founding fathers of the EU dreamt about. Moreover, it can be the effective answer to fight the democratic deficit ghost, fluttering in the dispositions of the Member States towards the Union.

Betting on the Erasmus Generation means trusting in the youth, the young students and workers who want to be the change. These projects provide a creative leap of new fresh ideas for a Union that is definitely looking for a stronger sense of community among its many peoples.

ERASMUS GENERATION – Umberto Eco, the famous Italian writer and semiotician, once said, whilst explaining the meaning of the expression “Erasmus generation”, coined by himself: “Economic newspapers don’t talk too much about Erasmus university exchange programmes, but Erasmus created the first generation of young Europeans.” Consequently, it became the symbol of a cultural revolution. The generation born in the last thirty years is one that has not experienced war; hence, it is not able to conceive borders and divisions in the same way as the preceding ones. The opportunity of travelling freely within Europe has led to the formation of ideal conditions for the youth of this generation, as they can move from country to country, travel with relative ease, and get first-hand experiences of cultures other than their own.

THE HISTORY OF THE ERASMUS PROGRAMME – We are in the year of the 30th anniversary of the programme. Approved by European Commission in 1987, it was named after the Dutch Humanist Erasmus of Rotterdam, whose name also forms the backronym of the official name of the plan “European Region Action Scheme for the Mobility of University Students”.

The original idea of the programme stems from Sofia Corradi, also known today as “Mamma Erasmus.”. In 1958, having returned to Rome after a study period at Columbia University in the United States, she discovered that the exams she did  there would not have then recognized by the Roman institution/University. Consequently, she started her battle to get them recognized. After emerging victorious, she decided to try and provide to other students the same opportunity that she had. In the following eighteen years, taking advantage of her career as scientific director of the Roman office of the Standing Conference of Rectors of Italian Universities (CRUI), she promoted agreements between universities. Later, these agreements were institutionalised at the European level. Without her dream and her bravery, the youth of today would probably not have the possibility to spend a study period abroad, and I would not have written this article.

WHAT HAS CHANGED SO FAR – Nowadays Erasmus has increasingly continued to grow, and it is not anymore limited to just university students. Erasmus became Erasmus+, and under this, we find the three Key Actions: the mobility of individuals, cooperation for innovation of good practices, and support for policy reforms. Thousands of schoolteachers and company employees benefit from the increased mobility, as they can train and enrich their job careers with new skills, hence improving the services offered. Individuals and organizations can today contribute actively to this idea; this is the premise (or already evidence?) for the European demos that some still find difficult to recognize.

LIMITS – Despite the impressive results achieved so far, there are still some flaws to overcome for the programme. For example, this is still an excessively “elitist” environment, especially if we consider the case of individual participation, as on the one hand, many take part in exchange projects and study abroad, but on the other hand, just as many do not know about the programme’s existence. There is still a lot to do, both at the local and the national level, in order to involve a larger amount of people. Anyway, Erasmus could become effective only if the people engaged in it thus far would be able to share their stories after returning home. Inclusion is the key-word to considering Erasmus+ as the glue keeping together all the parts of the Union. If Erasmus+ cannot reach the outskirts, it does not fulfil its objectives.

OUTCOME – According to the data released by the European Commission, 85% of the people who took part in a mobility project confirmed that this experience helped them in strengthening their European feeling; this would confirm the importance of the programme for all the citizens of Europe. An Italian, German, Estonian or Greek who, through this platform, leave for the first time, come back as European. This leads unavoidably to a change in their respective perspectives.

Change from the bottom, democratic participation, and European citizenship: these are the sides of the Erasmus. People that today can say that they have been a part of it, have had the chance to experience a homely atmosphere even in a different country. Today the forward-looking vision of Europe comes true, after seventy years since some countries have decided to build jointly a peaceful future.

Betting on the Erasmus generation means betting on Europe. People do not trust the European dream because they have not lived it. Try to see!

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