SettimAnale: La figura del Mincione

Ogni giorno, nel Paese del cambiamento, un onorevole del Movimento Cinque Stelle si sveglia e sa che dovrà correre a prendere uno smartphone e twittare più velocemente del Ministro (del cambiamento) degli Interni Matteo Salvini.

Ogni giorno, nel Paese del cambiamento, un onorevole del Movimento Cinque Stelle è un onorevole politicamente morto.

 

Sono da poco trascorse le festività natalizie e lunedì 7 gennaio, con ancora nel cuore parole di fratellanza cristiana ed universalità umana, per il vicepremier (del cambiamento) Matteo Salvini la pacchia è finita. Anche, e soprattutto, per chi aspetta in mare, da due settimane, di essere soccorso. Così, inseguito da strenui cronisti tra i più tenaci, paladini della democrazia e difensori della libertà, il Ministro (del cambiamento) dichiara: «Sì, ho sbagliato a mangiare pane e nutella». 

Approfittando della pesante autocritica, l’altro vicepremier (del cambiamento), Luigi Di Maio, si sospetta folgorato da un regalatogli audiolibro de “Sei personaggi in cerca d’autore”, decide di chiamare a raccolta i gilet gialli, offrendo loro la piattaforma Rousseau per le prime tre cose che ogni movimento, fondato dal basso per cambiare la politica, un paese, il mondo, dovrebbe fare: 

  1. operare dibattiti e discussioni per formarsi sui principali temi e sviluppare le prime proposte;
  2. conoscersi, dopo aver conosciuto le rispettive proposte, per scegliere i più competenti tra i portavoce della protesta;
  3. cacciare chi non la pensa come Beppe.

 

È martedì 8 e quarantanove esseri umani aspettano che i leader politici rappresentanti la seconda più grande democrazia al mondo, nonché mezzo miliardo di cittadini europei, si mettano d’accordo su come e dove i primi diano meno fastidio ai secondi. Tra le divisioni, tuttavia, spunta una rinnovata coesione francese tra Macron e i gilet gialli nel mandare affanculo il Ministro (del cambiamento) del Lavoro Luigi Di Maio. Il quale, per altro, sembra cogliere ciò come un segnale di apertura. 

Ma anche in un’Italia (del cambiamento) più lontana che mai dall’Europa, il Governo si spacca. «I porti sono chiusi» dice il Vicepremier (del cambiamento) Salvini, cui risponde il (cambiamento del) Premier (del cambiamento) Giuseppe Conte: «Vorrà dire che se non li faremo sbarcare, li prenderò con l’aereo». 

In serata, tuttavia, lo strappo si ricuce: bastano dieci minuti in Consiglio dei Ministri per salvare Banca Carige.

Otto dei quali spesi a trovare sulla tastiera la lettera “C”.

 

È mercoledì 9 e a Matteo Renzi e Maria Elena Boschi sono andati di traverso i pop-corn. È, dunque, tempo di opposizione. 

Un’opposizione feroce, perché il governo (del cambiamento?) «ha salvato una banca», vergogna!

Un’opposizione granitica, perché il governo (del cambiamento?) «ha fatto la stessa cosa che abbiamo fatto noi», copiando e incollando il testo del Governo Gentiloni, onestà! 

Un’opposizione irremovibile, perché «il governo ha fatto bene, perché quando le famiglie e i risparmiatori sono a rischio si interviene salvando gli istituti». E «Salvini e Di Maio si devono vergognare!». 

Purtroppo, nel momento stesso in cui Roberto Benigni si accinge a prendere in braccio Matteo Renzi, quest’ultimo ha un mancamento ed è costretto ad un immediato ricovero ospedaliero. Fonti non confermate sostengono che gli sia giunta voce che alcuni onorevoli del Partito Democratico stiano da qualche giorno parlando.

Di conflitto d’interesse.

Intanto, mentre il Ministro (del cambiamento!) Luigi Di Maio è intento a prendere a sprangate il proprio autoveicolo solo per fermarsi alla prima area di sosta disponibile, Enrico Mentana pubblica la seguente inchiesta sul proprio profilo Facebook: 

Il post di Enrico Mentana, recante dichiarazioni, curriculum e studio dell’Avvocato degli Italiani

 

È giovedì 10 e il Ministro (del cambiamento) degli Interni Matteo Salvini subisce l’ennesimo smacco politico della settimana: l’Unione Europea ha trovato un accordo sui quarantanove esseri umani a largo di Malta. Segue un forte segnale (del cambiamento): Baglioni rischia il posto a Sanremo! Un po’ perché «i cantanti mi piacciono quando cantano», un po’ perché «non usi il palco per fare comizi», e un po’ perché si prepara a ricordare Fabrizio De Andrè. 

Nel frattempo, Matteo Renzi, si suppone ancora in ospedale e in stato convalescente, firma insieme a Beppe Grillo un documento, a cura dei professori Silvestri e Burioni, su scienza e vaccini. Immediatamente, un confuso Luigi Di Maio si reca, a piedi con un baguette sotto braccio, anch’egli in ospedale.

 

È venerdì 11 e Luigi Di Maio, all’ennesimo rapporto ISTAT, è così confuso da colpirsi da solo.

Recatosi dinnanzi alla platea degli Stati generali dei consulenti del lavoro, il Ministro (del cambiamento) dichiara: siamo «all’alba di un nuovo boom economico». “Un nuovo miracolo italiano”. «Come negli anni Sessanta abbiamo costruito le autostrade, possiamo oggi costruire autostrade digitali». “Abbiamo anche firmato un contratto con gli italiani”. “Il trapianto di capelli è ottimo e lo consiglio a tutti…”

Immediato, ancora prima che il Vicepremier (del cambiamento) dica che il reddito di cittadinanza porterà “un milione di nuovi posti di lavoro”, giunge il soccorso pentastellato, al grido “Cannabis legale!”. 

“Come negli Sessanta!” 

“Viaggeremo su autostrade mentali!” 

Ma il Ministro (del cambiamento) degli Interni interviene perentorio: «Non esiste». Come le famiglie arcobaleno.

Non per noia, né per professione, ma per pura passione.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *