Lo “show del grillino” Puglia e quello che dice di noi

Ha fatto parlare di sé e attirato varie ironie il video di un senatore 5 Stelle, Sergio Puglia, ripreso di nascosto nell’aula del Senato mentre «prova» il discorso pronunciato pochi minuti dopo. Il povero Puglia, finora sconosciuto, si alza in piedi e inizia a parlare. La bocca si muove ma non escono parole, il microfono è spento: in quel momento sta parlando un collega della Lega. Ma l’incauto grillino, fogli in mano, declama parte del suo intervento; ci tiene a fare una prova generale.

La scena viene ripresa dai banchi dell’opposizione e il video inizia a circolare sui social, trova spazio sull’homepage dei maggiori quotidiani – che titolano sull’«esilarante show del grillino Puglia» –, seconde e terze file di Pd e Forza Italia parlano di «disprezzo delle istituzioni» e «pagliacciata da circo». Non c’è dubbio che il video faccia sorridere e il suo protagonista sembri un ingenuo, un poveretto inadatto al ruolo e privo di senso del ridicolo. Ma forse un simile episodio, quasi insignificante e appunto risibile, dice molto soprattutto di noi. Dei media, di un certo modo di fare opposizione e di noi.

I media

Non stupisce la reazione dei giornali, pronti a pubblicare la «simpatica gag dell’ultimo grillino» in bella mostra sulla colonnina di destra. E a offrirgli un’intervista riparatrice («ho problemi alle corde vocali, ci tenevo a stare nei tempi») che serve solo a deriderlo ancora («tra il metodo Stanislavskij e quello di Brecht», ha scritto il Corriere): il classico atteggiamento di chi la sa lunga e si diverte a sbeffeggiare, con la complicità di tutti, un personaggio minore già fragile di suo. Un bersaglio facile. Puglia è l’archetipo di un certo tipo di grillino prima maniera, ancora presente; l’episodio che lo riguarda è coerente con il racconto già fatto dai media – che quindi può rinnovarsi – e rassicura molti di noi.

L’opposizione

La prova generale dell’ingenuo senatore è stata ripresa con un cellulare dai banchi dell’opposizione, da un collega di Fratelli d’Italia. Nel video si vedono i bizzarri gesti di Puglia, i suoi gorgheggi, un vicino di posto che simula l’applauso. Ma soprattutto si sentono i commenti di chi sta riprendendo, un gruppetto di parlamentari che si è riunito per assistere allo spettacolo. E giù risate, battute, darsi di gomito: il collega viene bollato come «fuori di testa», un «pazzo»; si divertono a doppiarlo, si sprecano le freddure su quanto sia «ispirato». Un comportamento da bar, il loro. Più adatto alla Gialappa’s Band che a un’aula del Parlamento: girano un video violando i regolamenti parlamentari, ignorano bellamente il leghista che sta parlando (accusando Puglia di fare altrettanto!) e si lasciano andare a commenti da osteria. I nuovi Gialappi, tutti contro uno.

Un atteggiamento che dopo la pubblicazione del video ha trovato la «complicità» di altri membri dell’opposizione, e forse la nostra. Giornalisti di vario valore e politici di scarso valore, scandalizzati, lo hanno condiviso su Twitter, mettendo in croce l’artefice della «cosa più allucinante dell’anno», colpevole di aver fatto toccare al Parlamento «uno dei punti più bassi di sempre».

Ignorando però che dinamiche di questo tipo – e simili toni – rischiano di tradursi anche in sentimenti di simpatia, vaga solidarietà verso il soggetto indifeso, il Davide tormentato da Golia. Una «vittima dei bulli» di cui in molti percepiscono l’inadeguatezza, ma che proprio per questo può essere oggetto di identificazione: la «recita» di Puglia fa sorridere e alzare gli occhi al cielo, ma è davvero così anomalo emozionarsi prima di parlare in pubblico, fare qualche (goffa) prova, schiarirsi più volte la voce, tenerci a non sfigurare davanti a un’assemblea di 300 (si fa per dire..) colleghi? E noi, ne saremmo capaci? Immedesimarsi nel povero Puglia, preso di mira in un «tutti contro uno», non è poi così difficile.

Siamo allora sicuri che sia il caso di insistere con le prese in giro dei lavoretti di Di Maio, dell’epos di Dibba, dello sguardo «concentrato» di Toninelli? Di continuare a criticare i selfie inopportuni di Salvini, i litigi tra i vicepremier, il fatto che Conte non conti? Tutti elementi che rimandano a veri limiti di questi personaggi e del governo, ma che forse non spostano voti e alla lunga creano un senso di nausea: un fastidio dovuto all’impressione che le opposizioni – in particolare il Pd – basino la propria azione su aspetti futili su cui appigliarsi in modo strumentale. Se poi la critica alle politiche del governo si riduce a teatrini organizzati in Parlamento, con senatori che mostrano cartelli secondo cui il dl Salvini produrrebbe «più clandestini», il cerchio si chiude.

Noi

Ai tweet e ai post di giornalisti e altri commentatori che hanno condiviso (e irriso) il video di Puglia sono seguite decine di reazioni da parte dei loro follower, tutte risposte all’insegna del «quanto hai ragione!» e di toni più vicini al disprezzo che al dileggio. L’«allenamento» del senatore e gli effetti della sua diffusione raccontano molto anche di noi.

Ogni volta che Burioni dà del somaro a un no vax, che Mentana blasta chi lo accusa di essere al servizio di Casalino o uno «sporco pdiota», quando la Lucarelli pubblica i messaggi di un cinquantenne che in privato la insulta, ci viene spontaneo mettere «mi piace» e sentirci al calduccio della ragione, sotto l’ala protettiva di qualche leader d’opinione; suoi complici contro qualcuno che ha palesemente torto. Senza pensare all’evidente asimmetria tra l’influencer di turno e il povero Cristo preso di mira (e alle conseguenze che ciò può avere sulla sua vita). In un rapporto che non è troppo diverso da quello tra il bullo, i suoi sodali (noi) e il bullizzato.

Per quanto Burioni abbia ragione e l’antivaccinista torto, essere preso a schiaffi non spingerà il secondo a cambiare idea: servirà solo a «chiamare a rapporto» chi già la pensa come il medico e chi la pensa all’opposto, irrigidendo le posizioni. Con il rischio che qualche «turista di Facebook», senza opinioni precise su scienza e vaccini, finisca per solidarizzare con il misero no vax, vittima dei bulli in un tutti contro uno. Più o meno come il senatore Puglia.

Proprio agli effetti su larga scala di tale dinamica ha fatto riferimento pochi giorni fa Dario Corallo, il 30enne candidato alle primarie del Pd. Rivolgendosi ai dirigenti del suo partito, Corallo li ha invitati a «non umiliare l’elettorato come un Burioni qualsiasi»: un attacco – che poteva essere meglio formulato – a quell’atteggiamento arrogante spesso riservato agli avversari e anche ai loro elettori; a quella derisione degli altri che è ormai diventata sistematica e a cui forse bisognerebbe porre freno.

 

P.S. Le ridicole prove prima del discorso a qualcosa sono servite. A microfono acceso Puglia ha parlato cinque minuti e ha detto un sacco di sciocchezze. Ma le ha dette bene: eloquio fluente e teatralità avvolgente. Può fare strada.

 

Per qualche spunto in più:

Dai “ciaoni” ai “Burioni”, D. De Luca su il Post

Blastare non serve a nulla, G. Diamanti su Linkiesta

‘Blastare lagggente’ non serve a niente, e non fa neanche più ridere, M. Pascoletti su Vice

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